Barack Obama è il nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America: il che quantomeno mi libera dall’angoscia che Sarah Palin potesse trovarsi “a un battito di cuore” dal posto di comando.
A parte ciò, noi italiani abbiamo poco di che essere contenti, anche perché abbiamo ancora sul groppone Maurizio Gasparri; il quale, non pago della sua prima esternazione, ribadisce e insiste.
Certo, una bella evoluzione, sotto il profilo politico, considerato quanto il vecchio MSI fosse — storicamente — antiamericano, et pour cause.
Quantomeno, a Gasparri va riconosciuto il pregio della genuinità: come lo vedi, è (e non intendevo fargli un complimento).
Anche per questo, grazie Silvio.
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Gasparri for President
Pubblicato Mercoledì 5 Novembre 2008 Politica & dintorni Lascia un commentoTags: Politica
Se questa è democrazia
Pubblicato Martedì 4 Novembre 2008 Politica & dintorni 2 CommentiTags: Binetti, PD, Politica
Alla fine persino nel PD si sono stufati di ingoiare di tutto e di più in nome non si sa bene di cosa e la Senatrice Paola Binetti è finita “sotto processo” alla Commissione di garanzia del partito, dopo e a causa delle sue ultime esternazioni a proposito degli omosessuali (ma va?).
Chiaramente, l’ala cattolica del PD non ha molto gradito e si sono levate voci in difesa, sia pur moderata (e ti capisco: ci mancava pure che si stracciassero le vesti; si vede che un po’ di vergogna alberga ancora, in qualche cattolico del PD), della pasdaran opusdeina.
Altrettanto chiaramente, il buon Walter Veltroni ha preso le distanze dall’intemerata Binetti, “ma anche” ha osservato che “in un grande partito come il nostro non possano esistere ‘reati d’opinione’ o processi per idee che vengono espresse”.
Eh no, caro Segretario! (Anche) qui, io dissento, eccome!
D’accordo che il “pensiero unico” è roba — fortunatamente — d’antan (o dell’altra parte; un momento; ho detto: “pensiero”?).
D’accordo che è forse eccessivo crocifiggere chicchessia per “una voce dal sen fuggita”.
Però. Però.
Binetti non è nuova a queste piacevolezze (mi va di citarmi addosso): tecnicamente, si chiama “recidiva specifica” (chi ricordasse altri episodi del genere può aggiungervi “reiterata”, io, Binetti vorrei dimenticarla tout court).
E non importa che Binetti espliciti “per il popolo” l’orientamento ufficiale della Chiesa Cattolica; semplicemente, si tratta di convincimenti in radicale contrasto e contrarietà rispetto ai valori fondanti del Partito Democratico (Walter, vatti a rileggere il Manifesto dei Valori del PD, § 2, in fine del sesto paragrafo… va bene che sembra quasi ci si vergognasse a inserire quel richiamo — suppongo l’ala catto–cattolica abbia fatto fronda — ma purtuttavia c’è, vivaddio!).
Allora, di norma in un’associazione si sta perché si condividono almeno dei principi fondamentali; poi, ci può essere il pluralismo interno, la diversità d’opinione etc. etc., ma non tutto e il suo contrario!
Quindi, delle due l’una:
- o il PD è effettivamente contrario alle discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale delle persone (il che non significa ammettere, accettare o consentire in alcun modo che gli orientamenti sessuali giustifichino l’arrecare danno ad altri; in altre parole, non è l’orientamento sessuale in quanto tale che può ritenersi una “colpa” della persona, quanto piuttosto il male che ad altri essa faccia per assecondare la pulsione sessuale: uno stupratore è un pezzo di merda indipendentemente dal sesso o dall’età della persona violentata), e allora Binetti si accomodi altrove, please;
- o ha ragione Di Pietro quando non scorge differenze fra il PD e “il suo competitore”.
Pertanto, il “processo” a Binetti “s’ha da fare”; se, poi, la medesima Binetti fosse realmente e sinceramente convinta d’aver detto una (l’ennesima) cazzata, farebbe bene a non lasciare il suo “pentimento” solo a livello verbale: si prendesse un lungo periodo sabbatico dalla politica e lasciasse il posto a qualcun altro (qualcun’altra) con meno problemi di convivenza con il prossimo.
E anche i cattolici del PD, per favore, la smettano con la lagna: non sono “perseguitati”, non sono “martiri”; se non imparano ad accettare chi non la pensa come loro e non vive secondo i loro (ristretti, per quanto legittimi) canoni morali, sono semplicemente degli intolleranti.
Fosse la volta buona che il PD prende almeno una posizione che sia una…
Razzista a chi?
Pubblicato Mercoledì 22 Ottobre 2008 Politica & dintorni 2 CommentiTags: Brunetta, D'Alema, Politica, razzismo
Parlando del Ministro della funzione pubblica Renato Brunetta, Massimo D’Alema si è lasciato scappare l’espressione “energumeno tascabile”.
Che il Ministro Brunetta ostenti, e non da ieri, modi un tantino (eufemismo) aggressivi è un fatto, e può ampiamente giustificare l’epiteto di “energumeno”; l’aggettivo “tascabile” (con evidente riferimento alla statura non proprio da gigante del Ministro Brunetta), tuttavia, rappresenta una spiacevole caduta di stile (per quanto se ne siano sentite, da sinistra ma soprattutto da destra, di ben più pesanti…) e va giustamente stigmatizzata.
Certo che sentire il coro degli esponenti della maggioranza di centrodestra fare a gara a chi è più severo con D’Alema fa un certo effetto (di sicuro, non si comportarono così quando il loro signore & padrone Silvio Berlusconi definì i magistrati “geneticamente diversi” e “mentalmente disturbati” oppure gli elettori che non votavano per lui “coglioni”; e non finirebbe qui…).
Come dire: il bue che dà del cornuto all’asino.
Avvocati ai tempi della destra
Pubblicato Giovedì 25 Settembre 2008 Politica & dintorni Lascia un commentoTags: avvocati, Politica
C’è qualcosa di malato nel profondo dell’avvocatura italiana.
Siamo bravissimi a riempirci la bocca di meravigliose enunciazioni di alti principi, soprattutto quando vanno a vantaggio della categoria (e di noi che ne facciamo, più o meno degnamente, parte).
In effetti, se si considera attentamente che cosa comporta il lavoro dell’avvocato, il severo richiamo ai principi non è solo opportuno, è doveroso: in fondo, i clienti ci affidano parti più o meno importanti delle loro vite e il minimo che si possano aspettare è che l’avvocato sia una persona onesta e non tiri a fregarli.
Quindi l’avvocato, oltre a sapere di legge, dovrebbe anche rispettarla… giusto?
E il rispetto della legge non dev’essere solo la tartufesca osservanza della lettera della norma: per fare un esempio, è vero che l’art. 104 della Costituzione recita che “la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”, ma solo chi sia in malafede può ostinarsi a sostenere che, per ciò solo, essa non incarni un Potere dello Stato (quello Giudiziario, secondo la classica tripartizione di Montesquieu) ma sia solo — appunto — un “ordine”, quasi che i magistrati fossero una specie ibrida fra il professionista e l’impiegato pubblico; in realtà, l’inciso “da ogni altro potere” dovrebbe chiarire che proprio di un “potere” si tratta (se no, perché l’aggettivo “altro”?).
L’onestà del giurista, quindi, dev’essere anche, se non soprattutto, intellettuale.
Cosicché, quando un avvocato assurge alle più alte cariche dello Stato (parlamentare, ministro, etc.) onestà (intellettuale, ma non solo…) vorrebbe che pensasse ai casi della nazione e non più a quelli dei suoi clienti (in certi casi, la carica comporta l’incompatibilità con l’esercizio della professione e la cancellazione automatica dall’Albo professionale di appartenenza: così fu nel caso dell’Avv. Giovanni Maria Flick, dapprima ministro della Giustizia nel primo Governo Prodi e poi Giudice Costituzionale).
Sciaguratamente, non sono mancati e non mancano tuttora i casi di avvocati che continuano a difendere il loro cliente fuori delle aule giudiziarie ma dentro le Aule Parlamentari: come dimenticare il meraviglioso “Duo Pecorina” (Pecorella + Ghedini: avvocati di chiara fama, giuristi sopraffini, avvocati al soldo di S.B.)?
Ma tant’è: noi avvocati siamo anche estremamente competitivi, e il collega, ora deputato, Giuseppe Consolo, si è ben pensato di proporre una leggina che introduce notevoli guarentigie per i ministri relativamente ai fatti commessi al tempo in cui ricoprivano la carica, anche se detti fatti nulla abbiano a che vedere con il ruolo ministeriale.
Ma andiamo con ordine e cerchiamo di comportarci da giuristi.
Innanzitutto, l’art. 96 della Costituzione stabilisce che “il Presidente del Consiglio dei ministri e i Ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei Deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale”.
In altre parole, se il Presidente del Consiglio o un Ministro si avvale delle sue funzioni istituzionali per commettere un reato, occorre l’autorizzazione del Parlamento per poterlo processare.
In un paese civile, questa norma avrebbe il suo senso; qui da noi è pressoché un’istigazione a delinquere (i casi in cui è stata concessa l’autorizzazione a procedere contro un parlamentare o un ministro sono alquanti rari…).
Ma proseguiamo: per le questioni inerenti il Presidente del Consiglio e i Ministri è stato istituito un Giudice speciale, il cosiddetto Tribunale dei Ministri, che ha la competenza per le indagini sui reati ministeriali; se il Tribunale ritiene che il reato ministeriale sussista, è prevista una procedura che culmina con la richiesta al Parlamento di concedere l’autorizzazione a procedere penalmente contro l’indagato di turno; se il Parlamento ritiene, “con valutazione insindacabile, che l’inquisito abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di Governo” “a maggioranza assoluta dei suoi componenti” può “negare l’autorizzazione a procedere” (così l’art. 9, comma 3, della Legge Costituzionale 16/01/1989 n. 1); altrimenti rimette gli atti al Tribunale dei Ministri perché questi poi completi la procedura rimettendo a sua volta le carte al competente Giudice ordinario per il processo penale.
Se, invece, il Tribunale dei Ministri ritiene che il caso non presenti profili penalmente rilevanti, archivia il procedimento tout court; mentre se ritiene che il caso non rientri nella sua competenza perché “il fatto integra un reato diverso da quelli indicati nell’articolo 96 della Costituzione” “dispone la trasmissione degli atti all’autorità giudiziaria competente a conoscere del diverso reato” (così l’art. 2 L. 5/06/1989 n. 219).
Orbene, la proposta di legge n. 891 d’iniziativa del deputato Consolo, presentata l’8/05/2008 e intitolata “Modifica all’articolo 2 della legge 2 giugno 1989, n. 219, in materia di reati ministeriali” prevede di sostituire l’inciso supra evidenziato con il seguente: “trasmette gli atti con relazione motivata al procuratore della Repubblica per la loro immediata rimessione al Presidente della Camera competente ai sensi dell’articolo 5 della legge costituzionale 16 gennaio 1989, n. 1; a tale Camera è riservata la valutazione circa la riconducibilità dei reati a quelli indicati nell’articolo 96 della Costituzione”.
In altre parole, se la proposta Consolo divenisse legge, per qualsiasi reato commesso da un soggetto al tempo in cui abbia rivestito la carica di Presidente del Consiglio dei ministri o di Ministro dovrebbe essere sempre richiesta l’autorizzazione a procedere da parte del Parlamento!
Sin qui, saremmo alle solite manfrine della Casta che fa di tutto e di più per pararsi il culo.
C’è, però, che il deputato Consolo è anche avvocato e, guarda caso, l’avvocato del Ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, il quale è attualmente indagato dalla Procura della Repubblica di Livorno per favoreggiamento di un reato ambientale (commesso alcuni anni fa, quando era Ministro dell’Ambiente — però! — nel precedente Governo Berlusconi).
La notizia è salita alla ribalta della cronaca perché la proposta di legge ha ripreso in questi giorni il suo cammino nella Commissione Giustizia della Camera dei Deputati.
Riappare quindi l’odioso modus operandi di quanti, giacché possono, si difendono dal processo e non nel processo.
È questa, dunque, la Giustizia secondo gli alfieri del motto “Legge e Ordine”?
Un abito su misura per gli amici e per gli amici degli amici?
Similes cum similibus congregantur: la prima Repubblica potrà anche essere morta ma, a giudicare dal fetore, l’attuale ne è solo lo zombie.
E, per restare a noi (avvocati), questo è solo un altro dei motivi per cui, quanto a considerazione, stiamo quasi a zero.
Svanita anche l’illusione del dialogo, all’opposizione non rimane che la macumba.
ATTENZIONE: questo post è politicamente scorrettissimo. Leggetelo a vostro rischio e pericolo.
Nel corso della puntata di “Annozero” dedicata ai commenti sull’appena trascorsa tornata elettorale, l’architetto Massimiliano Fuksas si è espresso in termini alquanto poco gentili nei confronti degli elettori che avevano così massicciamente premiato il Cavalier S.B. e la sua ghenga; tant’è vero che Michele Santoro si è affrettato a prendere le distanze dal focoso Fuksas e a ribadire il rispetto per tutti gli elettori, indipendentemente dalle loro concrete scelte nell’urna.
E tuttavia…
Immaginate di aver comprato da un signore non meglio identificato, che esponeva la sua mercanzia su un telo steso sul marciapiedi, una borsa di Gucci (o di Prada o di Louis Vuitton etc.), pagandola qualche decina di Euro; e di aver poi fatto dono della predetta alla vostra fidanzata/moglie/compagna etc.; e che questa ve l’abbia poi tirata dietro (insieme a un mucchio di male parole) perché trattavasi di un tarocco riconoscibile da un chilometro di distanza nonché, per punizione, non ve l’abbia più data per almeno un mese.
Bene, immaginate ancora che qualche settimana dopo, dallo stesso venditore abbiate comprato un’altra, identica borsa di Gucci (o di Prada o di Louis Vuitton etc.), pagandola sempre quelle poche decine di Euro, e che ancora una volta l’abbiate regalata alla vostra fidanzata/moglie/compagna etc., la quale vi abbia trattato alla stessa identica maniera, anzi questa volta non ve l’abbia neppure fatta vedere per due mesi.
E che, non paghi di un tanto, siate tornati una terza volta dallo stesso venditore e abbiate ripetuto un’altra volta tutta la manfrina con la vostra fidanzata/moglie/compagna etc.; e che quest’ultima, a questo punto, abbia pure chiesto il divorzio (o equivalente).
Come vi definireste, in tutta onestà?
Bene, se siete fra quelli che hanno votato Berlusconi, sapete cosa pensare di voi stessi.
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