Detesto avere sempre ragione.
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Le elezioni, in Italia, si sa, sono un po’ come le allergie di stagione: ogni anno ce n’è una, e provoca insopprimibili pruriti.
Tipo quelli che colgono certi personaggi, soprattutto in ambito locale, folkloristici quanto mai eppure, chissà perché, baciati da tal successo di voti da far ripensare seriamente se sia davvero il caso di mantenere il suffragio universale (come dire che talvolta mi vengono in mente idee che non condivido… aforisma geniale che — ovviamente — non è mio ma dell’immenso Francesco Tullio–Altan).
E allora, non appena si appressano i fatidici comizi, ecco che i suddetti personaggi escono fuori dal loro periodico letargo ed esplodono in tutta la loro creatività propagandistica.
Vanitas vanitatum: come altrimenti giustificare l’esibizione di certi faccioni su poster di metrature sufficienti a ospitare un’intera colonia di boat people nonché responsabili delle crescente deforestazione del pianeta?
Per tacere degli slogan allegati o dei testi che accompagnano i “santini” elettorali certosinamente imbucati casa per casa (e per fortuna che c’è la raccolta differenziata, sennò sai che criminale spreco…).
O meglio, questa volta non intendo proprio tacere; è un dovere civico, anzi un assoluto imperativo morale denunziare gli orribili crimini di questi loschi figuri contro la vittima più indifesa e violentata degli ultimi decenni: la lingua italiana.
Non nominerò il folkloristico personaggio bersaglio dei miei odierni strali, sia perché non voglio correre il rischio che qualcuno dei miei 25 lettori (estenuato da questi preliminari verbali) equivochi e pensi che inviti a votarlo, sia perché comunque la maggior parte degli stessi lo riconosceranno subito (e sono peraltro sicuro che si taglierebbero una parte importante del loro corpo prima di votare per lui…); dirò comunque che ha un paio di cose in comune con Pavarotti e Moggi (e, per quanto mi risulta, non si tratta di noie con la giustizia…).
Ciò doverosamente premesso, ecco in integrale il testo del suo “santino”, in distribuzione da qualche giorno nella mia città (si noti che da oggi è in giro la versione 2.0 del “santino” in questione; per comodità del lettore, riporterò fra parentesi la lezione originale della versione 1.0, per non essere tacciato di faziosa parzialità):
Sono utili alcune osservazioni sulle necessità di rinnovare la vita politica associando giovani candidati, in questo momento più che mai necessari per affrontare le complessità del presente, a persone navigate ma ricche di esperienza.
Un “veterano” accorto amministratore potrà quindi assumere il compito di accompagnare il giovane mettendo a sua disposizione le analisi e le conoscenze dei fatti con l’o biettivo che, nel quinquennio 2009 – 2014 [ver. 1.0: 20014] , di far crescere i futuri amministratori.
Risulterà quindi utile l’appoggio di coloro che per anni hanno lavorato, come minoranza, con grandi sacrifici e dedizione [ver. 1.0: dedicazione] sui problemi che investono la città di P***. (segue la firma declinata rigorosamente per cognome e nome)
Magari in un successivo post (se richiesto, in ciò facendo un’eccezione alla regola di questo blog, secondo cui scrivo solo ed esclusivamente quello che mi va, indipendentemente da eventuali richieste) potrei soffermarmi su una più approfondita analisi testuale, evidenziando sottintesi retropensieri e inconfessati secondi fini dell’autore di queste mirabili righe.
Adesso, tuttavia, credo che sia d’obbligo una domanda: ma perché ca**o si dovrebbe affidare l’amministrazione della propria città a uno che non sa manco mettere due parole di seguito senza offendere quantomeno grammatica e sintassi?
La risposta non può che essere una: la gente vede il faccione sul recto e perde di colpo quel microgrammo di voglia che poteva avere per girare il “santino” e leggere il testo sul verso.
Ciò mi suggerisce due amare e agghiaccianti riflessioni:
1) è per questo che le cose vanno tanto a schifo;
2) io non ho nessuna chance di essere eletto.
La ministra delle opportunità
Pubblicato Sabato 22 Novembre 2008 Politica & dintorni Lascia un commentoQualche volta, come ieri sera, non ho sufficiente forza di volontà e saldezza morale per non subire di mia mano l’infernale e incivile supplizio chiamato “televisione”.
Non potendo allontanare l’amaro calice, ho almeno tentato di sceglierne il contenuto: non disponendo di smart–card per accedere alle trasmissioni criptate (fra le quali qualcosa di buono, effettivamente, ancora si potrebbe trovare), ho ripiegato su La7 che — finché dura, almeno — riesce a mantenere un dignitoso livello di programmazione.
E sono capitato su “Le invasioni barbariche” proprio mentre Daria Bignardi intervistava S.E. la Ministra delle Pari Opportunità On. Mara Carfagna.
Per non essere il solito snob di sinistra, ho deciso di seguire l’intervista: si è sparlato tanto della povera Carfagna, ultimamente, che volevo farmi un’idea di prima mano della persona in questione.
È stato agghiacciante.
Non so se fosse peggio quello che Carfagna diceva o il modo in cui lo diceva: un perenne mezzo sorrisino (cos’avrà avuto da ridere, poi, ’sta str…?) sormontato da uno sguardo vacuo che un poeta (dotato di un perfido senso dell’ironia) potrebbe aver definito “due limpide finestre affacciate sullo spazio profondo”.
E poi: a parte la maleducazione di dar sulla voce alla povera Bignardi che, a un certo punto, proprio non ce la faceva più a starsene lì a sentirsi quella specie di mannequin per sciure ripeterle a pappagallo le solite balle e qualche domanda scomoda (per quanto educata) , da brava intervistatrice, cercava pur sempre di piazzarla; veramente mi son vorticati i cabasisi quando Carfagna ha stigmatizzato le “molteplici irrispettose aggressioni” della sinistra (fra i martiri dei komunisti Carfagna ha pure messo l’ex generale della Guardia di Finanza, Roberto Speciale, quello che si faceva portare le spigole in montagna con l’elicottero di servizio, ricordate?) , mentre ovviamente “loro” sono sempre buoni, bravi e belli (mica coglioni, imbecilli e fannulloni come certi altri, vero?) .
La morale è che Berlusconi ha ragione quando dice che con la sinistra il dialogo non è possibile, ma non per i motivi che dice lui.
Guardavo Carfagna, ascoltavo Carfagna e un brivido mi correva lungo la schiena: mio Dio, pensavo, se sono in buona fede, questi non arrivano nemmeno a prendere in considerazione che su qualche cosa potrebbero essere in torto, che in qualche occasione si sono comportati male; questi sono animati da non so che furore, da non so che rabbia e voglia di rivalsa, e il dramma è che non si riesce a capire per che diavolo siano così incazzati (provate a guardare in faccia i vari Cicchitto, Bocchino, Gasparri per più di qualche attimo, vincendo l’istintiva repulsione e ditemi se non pare così anche a voi) : hanno stravinto le elezioni, possono fare quel cazzo che credono (e lo fanno, peraltro, senza vergogna) , e ancora non gli basta; ma che vogliono, ancora?
(Ovviamente, se sono in malafede, sono semplicemente un’a ssociazione a delinquere, ma speriamo non sia così, dài…)
In tutto questo, Carfagna è la persona giusta al posto giusto: giovane, carina, non sa e non capisce nulla di politica; è vero, come dice lei, che anche Obama è diventato Presidente degli Stati Uniti dopo un’esperienza parlamentare di poco più lunga di quella di Carfagna, ma la rilevante differenza è che Obama si è fatto eleggere, non l’ha messo lì il suo ex ( ex ?) datore di lavoro.
Senza contare il fatto che, prima, Obama era un avvocato e un professore di diritto; Carfagna, cos’era?
Cos’è Carfagna, adesso?
Il nulla ch’era prima, solo elevata alla dignità del laticlavio.
La Storia si ripete: la prima volta è tragedia, la seconda farsa.
Caligola fece senatore il suo cavallo; Berlusconi ha fatto ministro Carfagna.
Ma non dobbiamo prendercela con Carfagna: lei ha solo fatto quello per cui l’hanno incaricata, ha avuto un’opportunità e se l’è presa.
È una donna di questa destra, in fondo, o no?
Diavolo d’un Silvio!
Neanche facciamo in tempo a riprendere l’ultima gasparrata che il sciur parùn della destra italica riafferma la sua primazia e tratta il neo–eletto Presidente americano alla stregua di un “ family banker” qualsiasi.
Dopo, viene a dire che la sua voleva essere una “carineria”, neanche qui capendo che xè peso el tacòn del buso.
Ma la cosa forse più desolante in tutto ciò è la livorosa difesa del padrone sciorinata dall’ineffabile Capezzone: per costui, la sinistra italiana non saprebbe più a cosa attaccarsi per colpire Berlusconi.
Onorevole Capezzone, nel caso non se ne fosse accorto (ed è assai probabile, a giudicare dalle Sue ultime uscite), è vero che la sinistra italiana non sa più a cosa attaccarsi per criticare il Suo proprietario… ma perché ha l’imbarazzo della scelta!
E “per fortuna che Silvio c’è”…
Gasparri for President
Pubblicato Mercoledì 5 Novembre 2008 Politica & dintorni Lascia un commentoTags: Politica
Barack Obama è il nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America: il che quantomeno mi libera dall’angoscia che Sarah Palin potesse trovarsi “a un battito di cuore” dal posto di comando.
A parte ciò, noi italiani abbiamo poco di che essere contenti, anche perché abbiamo ancora sul groppone Maurizio Gasparri; il quale, non pago della sua prima esternazione, ribadisce e insiste.
Certo, una bella evoluzione, sotto il profilo politico, considerato quanto il vecchio MSI fosse — storicamente — antiamericano, et pour cause.
Quantomeno, a Gasparri va riconosciuto il pregio della genuinità: come lo vedi, è (e non intendevo fargli un complimento).
Anche per questo, grazie Silvio.
Se questa è democrazia
Pubblicato Martedì 4 Novembre 2008 Politica & dintorni 2 CommentiTags: Binetti, PD, Politica
Alla fine persino nel PD si sono stufati di ingoiare di tutto e di più in nome non si sa bene di cosa e la Senatrice Paola Binetti è finita “sotto processo” alla Commissione di garanzia del partito, dopo e a causa delle sue ultime esternazioni a proposito degli omosessuali (ma va?).
Chiaramente, l’ala cattolica del PD non ha molto gradito e si sono levate voci in difesa, sia pur moderata (e ti capisco: ci mancava pure che si stracciassero le vesti; si vede che un po’ di vergogna alberga ancora, in qualche cattolico del PD), della pasdaran opusdeina.
Altrettanto chiaramente, il buon Walter Veltroni ha preso le distanze dall’intemerata Binetti, “ma anche” ha osservato che “in un grande partito come il nostro non possano esistere ‘reati d’opinione’ o processi per idee che vengono espresse”.
Eh no, caro Segretario! (Anche) qui, io dissento, eccome!
D’accordo che il “pensiero unico” è roba — fortunatamente — d’antan (o dell’altra parte; un momento; ho detto: “pensiero”?).
D’accordo che è forse eccessivo crocifiggere chicchessia per “una voce dal sen fuggita”.
Però. Però.
Binetti non è nuova a queste piacevolezze (mi va di citarmi addosso): tecnicamente, si chiama “recidiva specifica” (chi ricordasse altri episodi del genere può aggiungervi “reiterata”, io, Binetti vorrei dimenticarla tout court).
E non importa che Binetti espliciti “per il popolo” l’orientamento ufficiale della Chiesa Cattolica; semplicemente, si tratta di convincimenti in radicale contrasto e contrarietà rispetto ai valori fondanti del Partito Democratico (Walter, vatti a rileggere il Manifesto dei Valori del PD, § 2, in fine del sesto paragrafo… va bene che sembra quasi ci si vergognasse a inserire quel richiamo — suppongo l’ala catto–cattolica abbia fatto fronda — ma purtuttavia c’è, vivaddio!).
Allora, di norma in un’associazione si sta perché si condividono almeno dei principi fondamentali; poi, ci può essere il pluralismo interno, la diversità d’opinione etc. etc., ma non tutto e il suo contrario!
Quindi, delle due l’una:
- o il PD è effettivamente contrario alle discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale delle persone (il che non significa ammettere, accettare o consentire in alcun modo che gli orientamenti sessuali giustifichino l’arrecare danno ad altri; in altre parole, non è l’orientamento sessuale in quanto tale che può ritenersi una “colpa” della persona, quanto piuttosto il male che ad altri essa faccia per assecondare la pulsione sessuale: uno stupratore è un pezzo di merda indipendentemente dal sesso o dall’età della persona violentata), e allora Binetti si accomodi altrove, please;
- o ha ragione Di Pietro quando non scorge differenze fra il PD e “il suo competitore”.
Pertanto, il “processo” a Binetti “s’ha da fare”; se, poi, la medesima Binetti fosse realmente e sinceramente convinta d’aver detto una (l’ennesima) cazzata, farebbe bene a non lasciare il suo “pentimento” solo a livello verbale: si prendesse un lungo periodo sabbatico dalla politica e lasciasse il posto a qualcun altro (qualcun’altra) con meno problemi di convivenza con il prossimo.
E anche i cattolici del PD, per favore, la smettano con la lagna: non sono “perseguitati”, non sono “martiri”; se non imparano ad accettare chi non la pensa come loro e non vive secondo i loro (ristretti, per quanto legittimi) canoni morali, sono semplicemente degli intolleranti.
Fosse la volta buona che il PD prende almeno una posizione che sia una…
Razzista a chi?
Pubblicato Mercoledì 22 Ottobre 2008 Politica & dintorni 2 CommentiTags: Brunetta, D'Alema, Politica, razzismo
Parlando del Ministro della funzione pubblica Renato Brunetta, Massimo D’Alema si è lasciato scappare l’espressione “energumeno tascabile”.
Che il Ministro Brunetta ostenti, e non da ieri, modi un tantino (eufemismo) aggressivi è un fatto, e può ampiamente giustificare l’epiteto di “energumeno”; l’aggettivo “tascabile” (con evidente riferimento alla statura non proprio da gigante del Ministro Brunetta), tuttavia, rappresenta una spiacevole caduta di stile (per quanto se ne siano sentite, da sinistra ma soprattutto da destra, di ben più pesanti…) e va giustamente stigmatizzata.
Certo che sentire il coro degli esponenti della maggioranza di centrodestra fare a gara a chi è più severo con D’Alema fa un certo effetto (di sicuro, non si comportarono così quando il loro signore & padrone Silvio Berlusconi definì i magistrati “geneticamente diversi” e “mentalmente disturbati” oppure gli elettori che non votavano per lui “coglioni”; e non finirebbe qui…).
Come dire: il bue che dà del cornuto all’asino.
Avvocati ai tempi della destra
Pubblicato Giovedì 25 Settembre 2008 Politica & dintorni Lascia un commentoTags: avvocati, Politica
C’è qualcosa di malato nel profondo dell’avvocatura italiana.
Siamo bravissimi a riempirci la bocca di meravigliose enunciazioni di alti principi, soprattutto quando vanno a vantaggio della categoria (e di noi che ne facciamo, più o meno degnamente, parte).
In effetti, se si considera attentamente che cosa comporta il lavoro dell’avvocato, il severo richiamo ai principi non è solo opportuno, è doveroso: in fondo, i clienti ci affidano parti più o meno importanti delle loro vite e il minimo che si possano aspettare è che l’avvocato sia una persona onesta e non tiri a fregarli.
Quindi l’avvocato, oltre a sapere di legge, dovrebbe anche rispettarla… giusto?
E il rispetto della legge non dev’essere solo la tartufesca osservanza della lettera della norma: per fare un esempio, è vero che l’art. 104 della Costituzione recita che “la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”, ma solo chi sia in malafede può ostinarsi a sostenere che, per ciò solo, essa non incarni un Potere dello Stato (quello Giudiziario, secondo la classica tripartizione di Montesquieu) ma sia solo — appunto — un “ordine”, quasi che i magistrati fossero una specie ibrida fra il professionista e l’impiegato pubblico; in realtà, l’inciso “da ogni altro potere” dovrebbe chiarire che proprio di un “potere” si tratta (se no, perché l’aggettivo “altro”?).
L’onestà del giurista, quindi, dev’essere anche, se non soprattutto, intellettuale.
Cosicché, quando un avvocato assurge alle più alte cariche dello Stato (parlamentare, ministro, etc.) onestà (intellettuale, ma non solo…) vorrebbe che pensasse ai casi della nazione e non più a quelli dei suoi clienti (in certi casi, la carica comporta l’incompatibilità con l’esercizio della professione e la cancellazione automatica dall’Albo professionale di appartenenza: così fu nel caso dell’Avv. Giovanni Maria Flick, dapprima ministro della Giustizia nel primo Governo Prodi e poi Giudice Costituzionale).
Sciaguratamente, non sono mancati e non mancano tuttora i casi di avvocati che continuano a difendere il loro cliente fuori delle aule giudiziarie ma dentro le Aule Parlamentari: come dimenticare il meraviglioso “Duo Pecorina” (Pecorella + Ghedini: avvocati di chiara fama, giuristi sopraffini, avvocati al soldo di S.B.)?
Ma tant’è: noi avvocati siamo anche estremamente competitivi, e il collega, ora deputato, Giuseppe Consolo, si è ben pensato di proporre una leggina che introduce notevoli guarentigie per i ministri relativamente ai fatti commessi al tempo in cui ricoprivano la carica, anche se detti fatti nulla abbiano a che vedere con il ruolo ministeriale.
Ma andiamo con ordine e cerchiamo di comportarci da giuristi.
Innanzitutto, l’art. 96 della Costituzione stabilisce che “il Presidente del Consiglio dei ministri e i Ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei Deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale”.
In altre parole, se il Presidente del Consiglio o un Ministro si avvale delle sue funzioni istituzionali per commettere un reato, occorre l’autorizzazione del Parlamento per poterlo processare.
In un paese civile, questa norma avrebbe il suo senso; qui da noi è pressoché un’istigazione a delinquere (i casi in cui è stata concessa l’autorizzazione a procedere contro un parlamentare o un ministro sono alquanti rari…).
Ma proseguiamo: per le questioni inerenti il Presidente del Consiglio e i Ministri è stato istituito un Giudice speciale, il cosiddetto Tribunale dei Ministri, che ha la competenza per le indagini sui reati ministeriali; se il Tribunale ritiene che il reato ministeriale sussista, è prevista una procedura che culmina con la richiesta al Parlamento di concedere l’autorizzazione a procedere penalmente contro l’indagato di turno; se il Parlamento ritiene, “con valutazione insindacabile, che l’inquisito abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di Governo” “a maggioranza assoluta dei suoi componenti” può “negare l’autorizzazione a procedere” (così l’art. 9, comma 3, della Legge Costituzionale 16/01/1989 n. 1); altrimenti rimette gli atti al Tribunale dei Ministri perché questi poi completi la procedura rimettendo a sua volta le carte al competente Giudice ordinario per il processo penale.
Se, invece, il Tribunale dei Ministri ritiene che il caso non presenti profili penalmente rilevanti, archivia il procedimento tout court; mentre se ritiene che il caso non rientri nella sua competenza perché “il fatto integra un reato diverso da quelli indicati nell’articolo 96 della Costituzione” “dispone la trasmissione degli atti all’autorità giudiziaria competente a conoscere del diverso reato” (così l’art. 2 L. 5/06/1989 n. 219).
Orbene, la proposta di legge n. 891 d’iniziativa del deputato Consolo, presentata l’8/05/2008 e intitolata “Modifica all’articolo 2 della legge 2 giugno 1989, n. 219, in materia di reati ministeriali” prevede di sostituire l’inciso supra evidenziato con il seguente: “trasmette gli atti con relazione motivata al procuratore della Repubblica per la loro immediata rimessione al Presidente della Camera competente ai sensi dell’articolo 5 della legge costituzionale 16 gennaio 1989, n. 1; a tale Camera è riservata la valutazione circa la riconducibilità dei reati a quelli indicati nell’articolo 96 della Costituzione”.
In altre parole, se la proposta Consolo divenisse legge, per qualsiasi reato commesso da un soggetto al tempo in cui abbia rivestito la carica di Presidente del Consiglio dei ministri o di Ministro dovrebbe essere sempre richiesta l’autorizzazione a procedere da parte del Parlamento!
Sin qui, saremmo alle solite manfrine della Casta che fa di tutto e di più per pararsi il culo.
C’è, però, che il deputato Consolo è anche avvocato e, guarda caso, l’avvocato del Ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, il quale è attualmente indagato dalla Procura della Repubblica di Livorno per favoreggiamento di un reato ambientale (commesso alcuni anni fa, quando era Ministro dell’Ambiente — però! — nel precedente Governo Berlusconi).
La notizia è salita alla ribalta della cronaca perché la proposta di legge ha ripreso in questi giorni il suo cammino nella Commissione Giustizia della Camera dei Deputati.
Riappare quindi l’odioso modus operandi di quanti, giacché possono, si difendono dal processo e non nel processo.
È questa, dunque, la Giustizia secondo gli alfieri del motto “Legge e Ordine”?
Un abito su misura per gli amici e per gli amici degli amici?
Similes cum similibus congregantur: la prima Repubblica potrà anche essere morta ma, a giudicare dal fetore, l’attuale ne è solo lo zombie.
E, per restare a noi (avvocati), questo è solo un altro dei motivi per cui, quanto a considerazione, stiamo quasi a zero.
Miserie e basta
Pubblicato Lunedì 4 Agosto 2008 Politica & dintorni 3 CommentiTags: Cassazione, Englaro, testamento biologico
E così la Procura Generale della Repubblica di Milano ha presentato ricorso per cassazione contro il decreto della Corte d’Appello meneghina che aveva autorizzato la cessazione dell’alimentazione e idratazione forzate per Eluana Englaro.
Non conoscendo a fondo la vicenda sotto il profilo giuridico, non faccio commenti e mi limito a sperare che la Corte di Cassazione si pronunci — comunque riterrà di farlo — entro tempi rapidi, se non altro per rispetto al calvario di Beppino Englaro e di sua moglie.
Spero anche che il Procuratore Generale di Milano si sia risolto al passo perché sinceramente convinto che la Corte d’Appello abbia emesso un provvedimento errato rispetto al vigente ordinamento giuridico della Repubblica Italiana: è solo quella la legge cui i magistrati sono soggetti (e se qualche magistrato cominciasse a cianciare di leggi morali o religiose, faccia allora il suo dovere e si dimetta…).
Si può e si deve, invece, gridare indignazione per la decisione del Parlamento di sollevare il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato avanti la Corte Costituzionale, sul risibile assunto che la Corte di Cassazione si sarebbe sostituita al legislatore (qui, lo scrivo volutamente con l’iniziale minuscola) nel pronunziare la sentenza che è stata poi presa a fondamento del ricordato decreto della Corte d’Appello di Milano.
Al di là delle implicazioni etiche della vicenda, la cosa oggettivamente scandalosa è il baratro d’insipienza dal quale i nostri deputati e senatori pontificano la loro fluida e ripugnante morale.
Sia dunque chiaro a tutti: la prima cosa che ti insegnano (o, quantomeno, che hanno insegnato a me) alla Facoltà di Giurisprudenza è che l’ordinamento giuridico — più ancora che Madre Natura — non tollera vuoti; l’ordinamento giuridico è completo per definizione; il che significa che, se in un determinato caso, manca una norma che espressamente lo contempli e disciplini, il giudice chiamato a decidere sulla domanda ha il dovere di pronunziarsi comunque, applicando le leggi esistenti e i principi generali ricavabili dall’ordinamento stesso per analogia.
In altri termini, se il legislatore (ut supra) ha finora pavidamente omesso di legiferare in materia di testamento biologico, il giudice deve (e non può fare altrimenti) ugualmente provvedere in materia.
Parlare di “supplenza” è improprio, ma se proprio si vuole, trattasi di “supplenza obbligata”; per cui piantiamola di prendere per il culo la gente e diciamo le cose come stanno (e già che ci siamo, diciamo pure che il “primato della politica” è una stronzata megagalattica; il popolo sarà anche sovrano, ma non basta una maggioranza a far sì che la “cura Di Bella” sia altro che un’illusione per i disperati su cui un pugno di politicanti da quattro soldi ha lucrato una schifosa cadrega per le loro altrettanto schifose terga — tanto per fare un esempio non troppo lontano nel tempo… se già non lo si è opportunamente dimenticato).
Quindi, pollice verso per questa destra che ogni giorno di più mostra la sua pochezza culturale, prima ancora che morale.
E pollice doppiamente verso per il Partito Democratico: adesso me ne butteranno fuori, ma non è possibile che Rutelli, Binetti & C. paralizzino in questo modo anche quel poco che resta di un bel tentativo.
Va a finire che comincio ad avere simpatia per Di Pietro e Pannella e, soprattutto, a rimpiangere Bettino…
A margine di quanto accaduto l’8 luglio scorso in Piazza Navona, a Roma (I)
Era certo legittimo nutrire qualche dubbio sui meriti e sulle competenze tecnico–politiche di Sua Eccellenza il Ministro delle Pari Opportunità, Onorevole Mara Carfagna, se non altro perché noi “grande pubblico” ne abbiamo sin qui ricevute poche o punto notizie; come a dire che forse non è stato per quegli specifici meriti che la Signora Carfagna è assurta dapprima al Parlamento e infine al Governo della Repubblica.
Altrettanto certo, tuttavia, che Sabina Guzzanti non dovesse abbandonarsi alle note e riportate volgarità sul conto della Signora Carfagna, circa suoi presunti ma indimostrati rapporti con il Presidente del Consiglio Onorevole Silvio Berlusconi.
Oltre a essere stato un gesto estremamente maleducato, è stata una colossale idiozia, poiché si è offerto il destro alla destra di rinfacciare ai suoi detrattori ciò che più di frequente le viene — giustamente — rimproverato, cioè la volgarità (appunto).
Sabina Guzzanti e i suoi fiancheggiatori hanno dimenticato una delle fondamentali leggi di Murphy, che recita: “Non discutere mai con un imbecille: la gente potrebbe non notare la differenza”.
***
A margine di quanto accaduto l’8 luglio scorso in Piazza Navona, a Roma (II)
Sua Eccellenza il Ministro delle Pari Opportunità, Onorevole Mara Carfagna, nel comunicato in cui preannunziava che avrebbe sporto querela per le frasi diffamatorie di cui è stata oggetto, si è concessa la perfidia di indicare Sabina Guzzanti non in quanto tale ma solo come “figlia del Parlamentare di Forza Italia Paolo Guzzanti”; ben sapendo che i rapporti fra padre e figlia non sono esattamente idilliaci.
Paolo Guzzanti (a proposito, vi ricordate il suo amico e collaboratore Mario Scaramella?), spinto forse dall’istinto paterno — o forse volendo prendere le distanze — ha deplorato tale ministeriale perfidia.
In tutto ciò, si è forse trascurata proprio l’importanza e, magari, l’influenza di tale rapporto padre–figlia; come a dire che l’Abate Mendel non sparava cazzate.
***
Altri padri, altre figlie
La triste e dolorosa vicenda di Eluana Englaro e di suo padre Beppino meriterebbe, a questo punto, solo un rispettoso silenzio.
Inevitabile, invece, e puntuale e gradita quanto un ispettore delle tasse è giunta la rabbiosa presa di posizione del Vaticano.
Con quanta facilità si pontifica sulle cose che non ci toccano personalmente!
A dispetto della determinazione mostrata in questi ultimi sedici anni, e della dignitosa serenità delle sue ultime dichiarazioni, io credo che Beppino Englaro dovrà fare un immenso sforzo per dare esecuzione alla volontà di sua figlia, per quanto doloroso possa essere per lui vedere Eluana nelle condizioni in cui ancora versa; e ciononostante farà quel che sente di dover fare, perché l’amore di un genitore per le sue creature, alla fine, è più forte di tutto, anche dell’istinto di sopravvivenza (in questo caso, riferito alla tranquillità mentale, perché temo che comunque Beppino Englaro, in quel momento, almeno un poco sentirà dentro di sé di stare uccidendo sua figlia, anche se non è vero).
Perché Beppino Englaro pensa a sua figlia da viva, nel mentre il degnissimo Monsignor Rino Fisichella (che padre non dovrebbe esser mai stato, per quanto ne possiamo sapere) ragiona (ragiona?) pensando alla Vita (che, come noto, nessuno ha mai incontrato, né ci ha mai preso, per dire, un caffè insieme).
E così facendo, si dimostra carente di una virtù, che magari non rientrerà nelle sette canoniche, ma di cui un cristiano (meglio: un essere umano) dovrebbe esser dotato: la pietà.
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