Ogni tanto anche su questo blog è bene inserire qualche post di utilità sociale (del tipo “Pubblicità Progresso”, per intenderci); e siccome sono un semi–maniaco tecnologico, vi aggiornerò sulle mie ultime esperienze di aspirante smanettone.
Orbene, chi mi segue e conosce saprà già che uno dei miei pallini è il software libero, cioè quei programmi per computer che non vengono prodotti e commercializzati da corporations quali Microsoft e Apple ma nascono, si sviluppano e circolano in altri ambienti e canali e, soprattutto, non sono sottoposti alle restrizioni tipiche dei programmi cosiddetti “proprietari”.
Da qualche tempo sto provando un sistema operativo alternativo al più noto e pressoché onnipresente Microsoft Windows: Ubuntu.
Ubuntu è una distribuzione GNU/Linux che negli ultimi anni ha preso parecchio piede e dopo un po’ di mesi posso dire di aver capito perché: è piuttosto facile da usare (se non si hanno esigenze o velleità particolarissime) e consente di fare le stesse cose che si fanno con Windows, altrettanto bene se non addirittura meglio; con due significative differenze:
1) Ubuntu è assolutamente gratis (non solo ve lo potete scaricare liberamente da Internet, ma se volete vi mandano addirittura il CD di installazione a casa senza chiedervi un centesimo:provate per credere);
2) Ubuntu è molto più leggero e veloce di Windows: il vostro vecchio PC, imbalsamato e arrancante con Windows XP, vi parrà una scheggia con Ubuntu (se, poi, avete Vista, allora non solo sarà velocissimo ma pure funzionante!).
Certo, i produttori di periferiche di consumo (fotocamere, videocamere, telefonini etc.) si preoccupano principalmente se non esclusivamente di predisporre software per utilizzare i loro prodotti con Windows (e talvolta con Mac OS X), ma la comunità GNU/Linux non sta a guardare e, se non subito, in breve tempo trova il modo di far funzionare questi apparecchi anche col Pinguino (la mascotte di Linux).
Certe volte, però, giungono piacevoli sorprese anche da dove non te le attenderesti.
Nel mio caso, volevo portarmi il PC in vacanza, dove però non dispongo di una connessione ADSL a Internet; così, mi sono informato su quelle che adesso chiamano “chiavette Internet”, cioè dei modem USB che sfruttano la rete della telefonia cellulare: tutti i vari gestori hanno le proprie offerte al riguardo, ma i driver che corredano gli apparecchietti in questione sono solo per Windows.
Quesito: e con Ubuntu come diavolo faccio?
Beh, la prima sorpresa è che Vodafone ha dedicato una propria divisione — BetaVine — a rilasciare programmi per sistemi operativi alternativi, cosicché anche chi non usa Windows possa navigare in Internet con le chiavette di Vodafone; i programmi sono disponibili sul sito di BetaVine e, ovviamente, c’è anche la versione per Ubuntu (con tanto di dettagliate istruzioni per l’installazione; solo in inglese, ma non è difficile).
Preso, installato e provato, direi che funziona (non sempre alla perfezione, ma comunque piuttosto bene).
Ma la seconda sorpresa è che… avrei potuto tranquillamente farne a meno!
Ho notato, difatti, che non appena Ubuntu rilevava la chiavetta Internet, partiva una procedura guidata di configurazione; dopo averla ignorata alcune volte, mi sono deciso a provare a vedere che succedeva e… magia! Effettuata la configurazione (in tre rapidissimi e facilissimi passaggi, senza dover inserire nulla più del PIN della chiavetta) Ubuntu si connette a Internet più velocemente rispetto al programma di Vodafone (Vodafone Mobile Connect) e mantiene la connessione molto meglio del driver stesso di Vodafone!
Morale: il momento in cui abbandonerò definitivamente Windows per Ubuntu si avvicina ogni giorno di più.
Mi chiederete: e a noi che ce ne dovrebbe fregare?
Vi dirò: ragazzi, se mi fate questa domanda, non val la pena che perda il mio tempo a rispondervi!
Il computer è uno strumento, particolare quanto si vuole, ma sempre qualcosa che deve fare ciò che voglio io, non l’inverso.
E se c’è più d’un modo di fare una cosa, voglio conoscerne il più possibile e poi scegliere quello che più mi aggrada; al limite, anche rimanere fedele al primo che ho conosciuto, ma solo se gli altri non si fossero rivelati più soddisfacenti.
In fondo, è solo un’altra declinazione della libertà: se hai solo un’opzione, non sei libero, ma asservito a chi quell’unica opzione ti presenta.
E questo vale non solo per il software, ma per la politica, l’informazione e molto altro.
Non è quindi un caso se Steve Ballmer (il pittoresco ma tostissimo amministratore delegato di Microsoft, già braccio destro operativo di Bill Gates, prima che questi decidesse di ritirarsi dall’impresa e andarsi a godere i fantastiliardi guadagnati con le sue finestrelle infernali), non appena gli parlano di Linux, comincia a schiumare e a blaterare di “comunisti”: certa gente si assomiglia dappertutto.
Archivio per la categoria 'Deliri tecnologici'
Il Pinguino mobile
Pubblicato Domenica 30 Agosto 2009 Deliri tecnologici 1 CommentoTags: Linux, software libero, Ubuntu
2000 BLOGGER ITALIANI (Vanitas vanitatum)
Pubblicato Venerdì 2 Marzo 2007 Deliri tecnologici 10 CommentiChi tiene un blog ha di sicuro qualche problemino con le dimensioni del proprio ego.
Io tengo un blog.
Non è che sia visitato tanto quanto altri… ma suppongo di non fare molto per renderlo appetibile.
Ciò dovrebbe dirla lunga sulle dimensioni del mio ego…
Adesso, voglio pure APPARIRE!
Robin, vecchio mio, devi smetterla di scrivere alla fine di una giornata faticosa…
In ogni caso, date un’occhiata qui (chissà se mi hanno inserito…).
Poi dicono che uno si butta a sinistra…
Pubblicato Lunedì 22 Gennaio 2007 Deliri tecnologici 7 CommentiNulla come una personale disavventura per rendersi conto di certe soperchierie.
L’altro ieri faccio per avviare il mio computer portatile: normalmente, lo uso a casa e per praticità lo tengo sempre alimentato dalla rete elettrica; quella volta, per ragioni estemporanee, decido di usarlo con l’alimentazione a batteria.
Niente. Nix. Nada.
La stramaledetta macchina pare morta.
Riattacco la spina e quella parte tranquillamente.
Vado a controllare il pannello di Windows (ebbene sì: mi piacerebbe usare Linux, ma è ancora troppo una roba per hackers, per quanti progressi abbia indubbiamente fatto nel tempo) relativo all’alimentazione e mi vedo dire che la batteria sarebbe “assente”.
Volto la macchina e… ma no! la batteria è ancora lì, saldamente inserita nel suo alloggiamento.
Non me l’hanno fregata nottetempo, quindi: è solo kaputt.
Certo, se si considera che il computer non ha ancora un anno, un tantino rode.
Bel bello, chiamo il servizio assistenza della Sony (il mio notebook è un fighissimo VAIO) e mi sento dire che “Sony non può intervenire perché non dà garanzia sulle batterie, in quanto materiale di consumo”; in altri termini, poiché le batterie sono soggette a usurarsi molto prima della fine del ciclo vitale delle macchine che equipaggiano, la casa produttrice non risponde del loro malfunzionamento!
Morale della favola: dovrò acquistare una nuova batteria (tra l’altro, direttamente da Sony, visto che neppure i centri che vendono computer Sony trattano questi ricambi): “solo” duecento Euro e passa la paura!
(A margine: le batterie Sony non sono proprio il massimo; è notizia di qualche mese fa che Dell e Apple hanno dovuto richiamare qualche milione di batterie difettose — prodotte da Sony — che rischiavano di far esplodere il computer per eccessivo surriscaldamento! A seguire, anche altri produttori come Panasonic, Toshiba, IBM/Lenovo, Fujitsu, Hitachi, Sharp e, buon’ultima, la stessa Sony hanno richiamato le batterie difettose di marca Sony. Si parla di quasi otto milioni di pezzi, per un costo di centinaia di milioni di dollari! Credo ben che non le vogliano garantire!)
(Va pure detto che Sony non è la sola a tirare di questi scherzetti; provate un po’ a controllare la garanzia del vostro telefonino Nokia, per esempio: la batteria è garantita per soli sei mesi.)
La cosa fastidiosa è che, quando ti informi prima di acquistare un computer, nessuno ti avverte di questi piccoli particolari: li scopri solo quando hai già pagato e ritirato la merce e, allora, puoi dare un’occhiata alle condizioni di garanzia (scritte fitto fitto in caratteri a corpo 6).
Comunque, a Sony non gliela faccio passar liscia.
Già la raccomandata è partita; se fra un mese non mi arriva il rimborso della batteria nuova, gli faccio pure causa (quantomeno, c’è di buono che l’avvocato non me lo devo pagare…).
Perché non si dica che sono prevenuto e anti-Microsoft a prescindere: da oggi Internet Explorer 7 è finalmente disponibile anche in italiano. Lo installerò comunque, dato che è un componente fondamentale di Windows e spesso le minacce via web (virus & co.) passano proprio per di là (cosicché è consigliabile averlo sempre aggiornato).
Rimane il fatto che Firefox 2.0 in italiano è uscito ancora più di un mese fa, e rimane in ogni caso la scelta preferibile.
(Per quanti si attendessero post più succosi e interessanti, prego di avere pazienza: i gemellini — vedi a casa di engi — assorbono il tempo e le energie che potrei dedicare al mio blog; il che, penseranno alcuni, non è necessariamente una disgrazia.)
Circa una settimana fa, Microsoft ha finalmente rilasciato la nuova versione stabile del suo browser web, Internet Explorer, giunto così alla release n. 7.
IE7 era da tempo atteso, anche per vedere se e come Microsoft avrebbe aggiornato il proprio browser per adeguarlo alle maggiori e più avanzate funzionalità del principale concorrente, Mozilla Firefox.
Incidentalmente — o forse no… — in questi stessi giorni è uscita anche la nuova major release di Firefox, la n. 2.0.
Per quanto posso dire a ora, Firefox 2 va alla grande come le sue versioni precedenti, e non ci sono neppure particolari problemi di compatibilità con le estensioni (programmini “esterni” che aggiungono funzionalità extra al browser: IE non le ha…), che comunque vengono aggiornate praticamente in tempo reale.
Insomma, Firefox è il browser da avere e da usare: scaricatelo pure senza preoccupazioni, è gratuito e, soprattutto, libero (oltre a funzionare meglio e più velocemente di IE, e oltre a essere alquanto più sicuro).
Non paia troppo strano che abbia iniziato il post parlando di IE7 e sia finito a fare l’elogio di Firefox 2: in verità, avrei voluto anche dare un’occhiata alle tanto strombazzate migliorie apportate a IE7, ma a tutt’oggi IE7 è disponibile solo in inglese, finlandese, tedesco, spagnolo e giapponese (N.B.: la versione italiana di Firefox 2, invece, è uscita contemporaneamente a tutte le svariate altre versioni localizzate).
Che alla Microsoft non amino troppo gli italiani?
(Questo post è dedicato in particolare ad Antonio, strenuo assertore dei software Microsoft.)

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