Archivio per la categoria 'Cose troppo grandi'

Vacanze romane

Me ne stavo bel bello sotto l’ombrellone a sghignazzare sulle ironie della vita (tipo le vicende della figlia diciassettenne della candidata repubblicana a Vice Presidente degli Stati Uniti d’America, sulla quale magari scriverò qualcuna delle mie cattiverie nei prossimi giorni) quando ho letto dell’ultima sparata della signora Lucetta Scaraffia sull’Osservatore Romano.
A detta di costei, «l’idea che la persona umana cessi di esistere quando il cervello non funziona, mentre il suo organismo – grazie alla respirazione artificiale – è mantenuto in vita, comporta una identificazione della persona con le sole attività cerebrali, e questo entra in contraddizione con il concetto di persona secondo la dottrina cattolica».
Personalmente, quel poco di considerazione che avrei potuto nutrire per la signora Scaraffia si è definitivamente consumato quando costei (che pur dovrebbe essere una storica, a quanto si dice) ha introdotto l’immagine della Rupe Tarpea nel dibattito sull’interruzione volontaria di gravidanza (rimando a me stesso per ulteriori particolari; il fatto è che già debbo sforzarmi di tollerare chi la pensa diversamente da me e, non pago, cerca di impormi il suo punto di vista a tutti i costi; ma proprio non ci vedo più quando si tenta di farlo millantando una cultura che non si possiede: questa è autentica prepotenza).
Al di là di ciò, osservo che:

  • il dramma di Beppino ed Eluana Englaro deve rappresentare una vera e propria spina nel fianco (stavo per scrivere un’altra parola, ma ho preferito moderarmi per non essere ancora una volta accusato di volgarità ed esagerazione) per il Vaticano, al punto di non badare affatto ai possibili effetti collaterali della campagna politica e mediatica che ha ultimamente scatenato al riguardo (trapianti di organi, bye bye);
  • le scuse di Wojtila a Galileo non valevano il fiato speso per pronunziarle, visto che le gerarchie cattoliche continuano a pretendere che la scienza rimanga in posizione ancillare rispetto alla fede (quale fede, poi?);
  • se non altro, la signora Scaraffia ci dice expressis verbis che, per la Chiesa Cattolica, il cervello, cioè la ragione, non è ciò che effettivamente caratterizza la persona umana e la distingue dal resto delle creature animali; non che non ce ne fossimo già accorti, ma almeno adesso ne abbiamo autorevole conferma.

Bene, miei cari amici cattolici, adesso sapete che per i vostri superiori non c’è differenza fra voi e un paramecio.
Cos’è un paramecio, mi chiederete; è un organismo unicellulare, in cui praticamente coincidono il cervello e il buco del culo (ecco, lo sapevo, non ce l’ho fatta a rimanere politically correct!).
Ma la vita (quella reale, non la Vita di cui tromboneggiano la predetta Scaraffia e i suoi amici e gli amici degli amici…) è più intelligente di quanti pretendono di conoscerla, definirla e comandarla (agli altri, of course…): per cominciare, in Vaticano qualcuno che ancora il cervello lo usa c’è, e si è affrettato a dettare un opportuno distinguo, affermando che l’articolo della signora Scaraffia non è un atto di magistero ma una libera opinione (non siamo ancora alla sconfessione piena, perché i preti sono maestri nel tenere i piedi in due staffe, e chissà mai che qualche gonzo abbocchi alle parole di Scaraffia…).
(Ci sarebbe poi il caso di Bristol Palin, ma di quello, come ho detto, più avanti…)
Per quanto mi riguarda, non sono poi così scontento di non ritrovarmi fra le persone umane “secondo la dottrina cattolica”: rimane aperta la discussione su come io usi il mio cervello (bene, male, peggio, per niente… fate pure il vostro gioco, ch’io farò il mio), ma — vivaddio! — almeno ce l’ho!
Mi resta solo una punta di tristezza nel constatare come certa gente in vacanza non ci vada mai.

Libera nos a malo

La recentissima pronuncia della Corte di Cassazione sul caso di Eluana Englaro ha, prevedibilmente, suscitato commenti di segno opposto.
Si distingue per l’usuale pacatezza, moderazione ed equidistanza l’Osservatore Romano, organo di stampa ufficiale della Santa Sede (il quotidiano del Papa, per intenderci), il quale parla senza mezzi termini di “inaccettabile relativismo dei valori” e di “orientamento verso l’eutanasia” e altre piacevolezze del genere.
Quasi come se la Suprema Corte avesse in effetti già ordinato di “staccare la spina” alla povera Eluana; quando, invece, la Corte di Cassazione si limita a stabilire dei principi che, peraltro, già sono espressi nella Convenzione di Oviedo; la quale, poi, è stata recepita dall’Italia ma è ancora in attesa che vengano emanate le norme attuative interne.
È significativo notare — come fa Umberto Veronesi nel suo intervento su la Repubblica di oggi — che tra le implicazioni della Convenzione di Oviedo vi è il testamento biologico, contro la cui introduzione nell’ordinamento italiano la Chiesa Cattolica e i suoi pasdaran politici fortissimamente si battono.
Salvo poi invocare a spada tratta la medesima Convenzione di Oviedo per giustificare l’obbrobriosa legge 40/2004 in materia di procreazione medicalmente assistita.
Per carità, temi come questo sono quanto di più delicato e opinabile possa esistere e nessuno può ragionevolmente accampare di possedere l’unica soluzione valida.
Neanche la Chiesa Cattolica, quindi.
Ciò che mi irrita profondamente è la supponente arroganza degli ayatollah vaticani e il loro costante, continuo ricorrere a due pesi e due misure.
Al povero Piergiorgio Welby — che pure era un credente — l’ayatollah Ruini ha negato i funerali religiosi; al povero Giovanni Nuvoli, no, ma solo perché la sua fine è stata orrenda e dolorosa (a differenza di Welby); persino al povero Corso Bovio (il noto avvocato milanese suicida nel suo studio alcuni mesi or sono) si sono spalancate le porte della chiesa (e va benissimo, ci mancherebbe).
(Andrei fuori tema, poi, se mi mettessi qui a ricordare i funerali religiosi concessi ad assassini come Pinochet o i mafiosi nostrani, ma una menzioncina ci sta tutta.)
Nel caso di Eluana Englaro (così come, retrospettivamente, per Terry Schiavo), gli ayatollah vaticani pontificano che non si debba — mai e per nessuna ragione — interrompere l’idratazione e la nutrizione via sondino nasogastrico; ma a tale rigoroso principio è stata fatta rilevante eccezione per il defunto Papa Giovanni Paolo II (invero, non è ufficialmente ammesso, ma eminenti clinici ne hanno tratto autorevole conclusione dall’esame dei rapporti medici pubblicati dalla stessa Santa Sede).
Che dire, dunque?
Che ogni giorno che passa trovo sempre più confermata la mia impressione che la Chiesa Cattolica abbia della vita — della cui “difesa” tanto si riempiono la bocca i suoi ayatollah e i suoi pasdaran politici — una concezione meramente biologica.
Cioè a dire, non c’è differenza sostanziale tra un essere umano e un paramecio.
Con le dovute eccezioni, of course.
Preferirei, allora, essere veramente un paramecio: mi sarebbero quantomeno risparmiati questi squallori.
(Un pensiero per Eluana e i suoi genitori: in un modo o nell’altro, possiate trovare la pace dell’anima che vi meritate.)

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