Robin Goodfellow non è di questo mondo.
Il suo ambiente naturale sarebbe Feeria, il Paese delle Creature Magiche.
Purtroppo, uno scherzo del destino cinico e baro lo ha scaraventato nel nordest italico, nell’unica zona depressa e deprimente di quel luogo — altrettanto mitico — solitamente gonfio di soldi e d’incultura (in rapporto, fra loro, di diretta proporzionalità: più schei = più buzzurraggine).
Robin è un disadattato, quindi.
Il mondo in cui vive non è il mondo come lui lo vorrebbe; né il poverino è attrezzato a sufficienza per adattarvisi: non ha l’intelligenza adatta, capite?
Al contrario del mitico Ferrini, lui capisce ma non riesce ad adeguarsi.
Non che gli manchino le cose belle (ne ha almeno quattro — indiscutibili — forse qualcuna di più): è che non riesce a godersele come meriterebbero.
Inoltre, sta gradatamente sviluppando una notevole asocialità: non gli dà particolarmente fastidio l’aver quotidianamente a che fare con persone fanaticamente convinte che il loro punto di vista sia quello giusto (in fondo, anche Robin potrebbe — anzi, rientra nella categoria), quanto il fatto che costoro (Robin no, non lui) pretendano a tutti i costi di imporglielo — magari per legge.
Non deve sorprendere, quindi, che scriva quello che scrive in questo blog; oltretutto, gli costa molto meno della psicoterapia e qualche beneficio gliene viene.
Perché Robin potrà anche essere un pochino pazzo, ma gli idioti sono altri.

 

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