Archivio per Aprile 2009

La scampagnata elettorale

Le elezioni, in Italia, si sa, sono un po’ come le allergie di stagione: ogni anno ce n’è una, e provoca insopprimibili pruriti.
Tipo quelli che colgono certi personaggi, soprattutto in ambito locale, folkloristici quanto mai eppure, chissà perché, baciati da tal successo di voti da far ripensare seriamente se sia davvero il caso di mantenere il suffragio universale (come dire che talvolta mi vengono in mente idee che non condivido… aforisma geniale che — ovviamente — non è mio ma dell’immenso Francesco Tullio–Altan).
E allora, non appena si appressano i fatidici comizi, ecco che i suddetti personaggi escono fuori dal loro periodico letargo ed esplodono in tutta la loro creatività propagandistica.
Vanitas vanitatum: come altrimenti giustificare l’esibizione di certi faccioni su poster di metrature sufficienti a ospitare un’intera colonia di boat people nonché responsabili delle crescente deforestazione del pianeta?
Per tacere degli slogan allegati o dei testi che accompagnano i “santini” elettorali certosinamente imbucati casa per casa (e per fortuna che c’è la raccolta differenziata, sennò sai che criminale spreco…).
O meglio, questa volta non intendo proprio tacere; è un dovere civico, anzi un assoluto imperativo morale denunziare gli orribili crimini di questi loschi figuri contro la vittima più indifesa e violentata degli ultimi decenni: la lingua italiana.
Non nominerò il folkloristico personaggio bersaglio dei miei odierni strali, sia perché non voglio correre il rischio che qualcuno dei miei 25 lettori (estenuato da questi preliminari verbali) equivochi e pensi che inviti a votarlo, sia perché comunque la maggior parte degli stessi lo riconosceranno subito (e sono peraltro sicuro che si taglierebbero una parte importante del loro corpo prima di votare per lui…); dirò comunque che ha un paio di cose in comune con Pavarotti e Moggi (e, per quanto mi risulta, non si tratta di noie con la giustizia…).
Ciò doverosamente premesso, ecco in integrale il testo del suo “santino”, in distribuzione da qualche giorno nella mia città (si noti che da oggi è in giro la versione 2.0 del “santino” in questione; per comodità del lettore, riporterò fra parentesi la lezione originale della versione 1.0, per non essere tacciato di faziosa parzialità):

Sono utili alcune osservazioni sulle necessità di rinnovare la vita politica associando giovani candidati, in questo momento più che mai necessari per affrontare le complessità del presente, a persone navigate ma ricche di esperienza.
Un “veterano” accorto amministratore potrà quindi assumere il compito di accompagnare il giovane mettendo a sua disposizione le analisi e le conoscenze dei fatti con l’o biettivo che, nel quinquennio 2009 – 2014 [ver. 1.0: 20014] , di far crescere i futuri amministratori.
Risulterà quindi utile l’appoggio di coloro che per anni hanno lavorato, come minoranza, con grandi sacrifici e dedizione [ver. 1.0: dedicazione] sui problemi che investono la città di P***. (segue la firma declinata rigorosamente per cognome e nome)

Magari in un successivo post (se richiesto, in ciò facendo un’eccezione alla regola di questo blog, secondo cui scrivo solo ed esclusivamente quello che mi va, indipendentemente da eventuali richieste) potrei soffermarmi su una più approfondita analisi testuale, evidenziando sottintesi retropensieri e inconfessati secondi fini dell’autore di queste mirabili righe.
Adesso, tuttavia, credo che sia d’obbligo una domanda: ma perché ca**o si dovrebbe affidare l’amministrazione della propria città a uno che non sa manco mettere due parole di seguito senza offendere quantomeno grammatica e sintassi?
La risposta non può che essere una: la gente vede il faccione sul recto e perde di colpo quel microgrammo di voglia che poteva avere per girare il “santino” e leggere il testo sul verso.
Ciò mi suggerisce due amare e agghiaccianti riflessioni:
1) è per questo che le cose vanno tanto a schifo;
2) io non ho nessuna chance di essere eletto.