Cassandra crossing

Ebbene, il ponte della Costituzione — ossia il quarto ponte sul Canal Grande, ossia ancora il ponte di Calatrava — è finalmente transitabile (finito non ancora, perché manca l’ovovia per i disabili, di prossima realizzazione), e da ambo i suoi capi conduce da qualche parte.
Pare che molti si siano lamentati che sia facile mettere il piede in fallo e ruzzolare indecorosamente (e dolorosamente).
Mah, io l’ho affrontato ieri sera per la prima volta, con curiosità e un minimo di apprensione, e sono arrivato sano e salvo dall’altra parte.
Magari bisognerà che ci ripassi in altri momenti della giornata e con altre condizioni meteorologiche, ma non mi è affatto sembrato più pericoloso degli altri millanta ponti che ci sono a Venezia.
Probabilmente la gente ruzzola giù da Rialto o dall’Accademia o dagli Scalzi (gli altri tre ponti sul Canal Grande) con la stessa intensità e frequenza che dalla Costituzione, ma a Venezia sono bravissimi ad affossare ogni cosa nuova e interessante che si tenti di realizzare (vedi l’ospedale di Le Corbusier), preferendo — quando proprio non se ne può fare a meno — rifugiarsi nella comoda e rassicurante retorica del “dov’era, com’era” (col risultato di creare tarocchi e pietrificare la città nel suo ruolo di Las Vegas in Europa — insomma, non mi stancherò mai di ribadire che con la Fenice si è persa l’ennesima occasione irripetibile).
Cari i miei veneziani e turisti che ruzzolate rovinosamente giù dal ponte della Costituzione e poi vi lamentate, nell’ordine:

  • del ponte;
  • dell’architetto Calatrava;
  • degli architetti in generale;
  • del sindaco Cacciari;
  • della sinistra e dei comunisti;
  • etc. etc.;

ma guardare dove si mettono i piedi pareva brutto?

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