Archivio per Luglio 2008

Miserie e nobiltà

A margine di quanto accaduto l’8 luglio scorso in Piazza Navona, a Roma (I)
Era certo legittimo nutrire qualche dubbio sui meriti e sulle competenze tecnico–politiche di Sua Eccellenza il Ministro delle Pari Opportunità, Onorevole Mara Carfagna, se non altro perché noi “grande pubblico” ne abbiamo sin qui ricevute poche o punto notizie; come a dire che forse non è stato per quegli specifici meriti che la Signora Carfagna è assurta dapprima al Parlamento e infine al Governo della Repubblica.
Altrettanto certo, tuttavia, che Sabina Guzzanti non dovesse abbandonarsi alle note e riportate volgarità sul conto della Signora Carfagna, circa suoi presunti ma indimostrati rapporti con il Presidente del Consiglio Onorevole Silvio Berlusconi.
Oltre a essere stato un gesto estremamente maleducato, è stata una colossale idiozia, poiché si è offerto il destro alla destra di rinfacciare ai suoi detrattori ciò che più di frequente le viene — giustamente — rimproverato, cioè la volgarità (appunto).
Sabina Guzzanti e i suoi fiancheggiatori hanno dimenticato una delle fondamentali leggi di Murphy, che recita: “Non discutere mai con un imbecille: la gente potrebbe non notare la differenza”.

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A margine di quanto accaduto l’8 luglio scorso in Piazza Navona, a Roma (II)
Sua Eccellenza il Ministro delle Pari Opportunità, Onorevole Mara Carfagna, nel comunicato in cui preannunziava che avrebbe sporto querela per le frasi diffamatorie di cui è stata oggetto, si è concessa la perfidia di indicare Sabina Guzzanti non in quanto tale ma solo come “figlia del Parlamentare di Forza Italia Paolo Guzzanti”; ben sapendo che i rapporti fra padre e figlia non sono esattamente idilliaci.
Paolo Guzzanti (a proposito, vi ricordate il suo amico e collaboratore Mario Scaramella?), spinto forse dall’istinto paterno — o forse volendo prendere le distanze — ha deplorato tale ministeriale perfidia.
In tutto ciò, si è forse trascurata proprio l’importanza e, magari, l’influenza di tale rapporto padre–figlia; come a dire che l’Abate Mendel non sparava cazzate.

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Altri padri, altre figlie
La triste e dolorosa vicenda di Eluana Englaro e di suo padre Beppino meriterebbe, a questo punto, solo un rispettoso silenzio.
Inevitabile, invece, e puntuale e gradita quanto un ispettore delle tasse è giunta la rabbiosa presa di posizione del Vaticano.
Con quanta facilità si pontifica sulle cose che non ci toccano personalmente!
A dispetto della determinazione mostrata in questi ultimi sedici anni, e della dignitosa serenità delle sue ultime dichiarazioni, io credo che Beppino Englaro dovrà fare un immenso sforzo per dare esecuzione alla volontà di sua figlia, per quanto doloroso possa essere per lui vedere Eluana nelle condizioni in cui ancora versa; e ciononostante farà quel che sente di dover fare, perché l’amore di un genitore per le sue creature, alla fine, è più forte di tutto, anche dell’istinto di sopravvivenza (in questo caso, riferito alla tranquillità mentale, perché temo che comunque Beppino Englaro, in quel momento, almeno un poco sentirà dentro di sé di stare uccidendo sua figlia, anche se non è vero).
Perché Beppino Englaro pensa a sua figlia da viva, nel mentre il degnissimo Monsignor Rino Fisichella (che padre non dovrebbe esser mai stato, per quanto ne possiamo sapere) ragiona (ragiona?) pensando alla Vita (che, come noto, nessuno ha mai incontrato, né ci ha mai preso, per dire, un caffè insieme).
E così facendo, si dimostra carente di una virtù, che magari non rientrerà nelle sette canoniche, ma di cui un cristiano (meglio: un essere umano) dovrebbe esser dotato: la pietà.