Ho visto il futuro.
Se siete stati a Venezia negli ultimi tempi, non potete non averlo notato: la riva di Piazzale Roma e quella della Ferrovia sono adesso collegate dal quarto ponte sul Canal Grande (che per ora non ha ancora un nome, se non quello dell’architetto che l’ha progettato, Santiago Calatrava).
Certo, il ponte non è ancora completato – ben che vada, forse lo si potrà percorrere dalla primavera dell’anno prossimo.
C’è però un altro problema, e non da poco: dal lato della Ferrovia, ai piedi del ponte non c’è un metro che sia transitabile, poiché il percorso che dovrebbe condurre alla stazione di Santa Lucia è fisicamente sbarrato dalle impalcature di un cantiere per lavori che si dovrebbero effettuare sugli edifici contigui alla stazione stessa.
Ça va sans dire che quel cantiere appare fermo (perlomeno, io – ma non faccio, invero, molto testo – non ci ho mai visto nessuno al lavoro…), desolatamente deserto.
Lo scenario più probabile ci mostra, quindi, l’ennesima italica cattedrale nel deserto: un ponte che nessuno attraverserà, se non mai, perlomeno sino a che non avranno completato i collegamenti (in questo caso, solo pedonali) da e con i luoghi che tale ponte è stato fatto per collegare.
Son piccole cose, in fondo: non so quanto esattamente largo sia il Canal Grande in quel punto, ma a occhio e croce direi fra una cinquantina e una settantina di metri; e dalla riva alla Stazione saranno altri due–trecento metri al massimo (tanto che, a ben vedere, di ’sto ponte non c’era poi tutto quel bisogno…).
Con tutto questo, già ora sono quasi un anno in ritardo sul previsto e i costi sono lievitati in misura sensibile.
Bene, questa è un’opera tutto sommato di piccole dimensioni, e viene realizzata in una città che, per quanto peculiare, è pur sempre nel cuore del mitico Nordest…
Provate, adesso, a ingrandire questa situazione – diciamo di una settantina di volte? solo, beninteso, per le misure basilari – e vi ritroverete sullo Stretto di Messina.
In realtà, e lo sappiamo benissimo, e non da ieri, il ponte sullo Stretto di Messina è molto più oneroso, problematico e pericoloso da realizzare di qualsiasi passerella pedonale sul Canal Grande (perché, in fondo, il ponte di Calatrava questo è); senza trascurare il fatto che la passerella sul Canal Grande è nei fatti molto, molto più utile del ponte sullo Stretto…
Sono anni che, dalle fonti più insospettabili (last but not least, Emma Marcegaglia, neo-Presidente di Confindustria, non esattamente un’estremista di sinistra no-global…), si sente ripetere che, prima di fare il ponte sullo Stretto, è fondamentale realizzare le infrastrutture in Sicilia (bazzecole tipo strade, autostrade, ferrovie – già che ci siamo, perché non anche una rete di acquedotti degna del nome?).
Parole al vento, si vede; in certi posti, è altrettanto evidente come pesino di più (quanto e anche più del piombo…) le parole di ben determinati amici (degli amici, of course).
Ma, buon Dio! non abbiamo quasi neppure più le pezze da metterci voi–sapete–dove, e dobbiamo buttare una vagonata di miliardi (non di “vecchie lire” ma di attualissimi Euro!) solo perché un signore tracagnotto e attempatello possa vellicare una volta di più il suo ego di cafoncello brianzolo nell’ennesima posa di una prima (e ultima) pietra?
Ho visto il futuro: non ce lo possiamo permettere.
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