Tanto per dare qualche ulteriore argomento ai miei detrattori, dichiaro di essere un regolare lettore di Repubblica (fra le varie ragioni, perché è un quotidiano scritto come io lo voglio leggere; per lo stesso motivo, mi tengo scrupolosamente alla larga dal Giornale, anzi aggiungo che, le poche volte che per spirito bipartisan mi ci sono provato, non sono neppure riuscito a terminare la lettura di un solo articolo su quest’ultimo pubblicato…).
Non solo, rendo pure noto di essere un affezionatissimo dell’“Amaca” di Michele Serra, per il modo in cui scrive oltre che per le cose che scrive.
Sono, pertanto, rimasto un tantino deluso dal pezzo uscito oggi, nel quale Serra giustamente biasima i toni fanatici e grossolani usati da Lucetta Scaraffia in un suo pezzo di critica alla Ministra Pollastrini uscito sul Corriere della Sera del 5 febbraio 2008 (testualmente, Serra parla di “violenta scemenza” e non posso dargli torto…).
Scaraffia parla di “soluzione Rupe Tarpea” riferendosi sbrigativamente a quei casi nascite estremamente premature e, in particolare, di feti che sopravvivono a un intervento di interruzione volontaria della gravidanza di tipo terapeutico, nei quali i genitori sono contrari alle procedure di rianimazione del feto.
Serra spiega che il riferimento alla Rupe Tarpea “ha molta fortuna, come metafora extra–strong, tra i militanti anti–abortisti di ieri e di oggi: alle sciagurate che non vollero o non poterono portare a termine la gravidanza, si grida, agitando il ditino o il ditone (a seconda dei casi) che hanno fatto una cosa da ‘Rupe Tarpea’”.
(Per altri casi di utilizzo della suddetta metafora, si vedano il blog Censurarossa e il blog Camillo — Diario di una dieta speciale di Giuliano Ferrara).
Siccome, purtroppo, la cultura classica tende oggidì all’estinzione, Serra si premura di fornire una premessa esplicativa, precisando che dalla Rupe Tarpea “gli spartani buttavano i neonati inadatti non alla vita, ma alla guerra”.
Spero per Serra che il suo vecchio professore di storia al Liceo non legga mai queste sue righe.
A costo di apparire colui che guarda il dito e non la luna, vorrei ricordare che:
- è vero che gli Spartani effettuavano una spietata selezione dei neonati, ma non li precipitavano da una rupe: li esponevano, cioè, li abbandonavano all’aperto di notte; se sopravvivevano, li recuperavano, altrimenti ne seppellivano poi il cadaverino; agghiacciante metodo di selezione “naturale”, ma che aveva quantomeno il pregio di offrire un’estrema chance (si fa per dire…);
- in realtà, la Rupe Tarpea si trova a Roma, e da quel luogo gli antichi romani precipitavano coloro che erano stati condannati come traditori della patria.
Concludendo: caro Michele Serra, continuerò a leggermi e gustarmi la Sua “Amaca”, ma in futuro, per favore, non offra più a quei beceri ignorantoni di destra il destro (scusi il voluto bisticcio) di trovare dei punti in comune con Lei; di qui a ficcarLe da qualche parte la trave che si portano nell’occhio, il passo sarebbe brevissimo.
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