Archivio per Febbraio 2008

La confessione di Silvio Berlusconi

(Riceviamo e volentieri pubblichiamo:)

BERLUSCONI: “Signor parroco, mi vorrei confessare”.
PARROCO: “Certo figliolo, qual è il tuo nome?”
BERLUSCONI: “Silvio Berlusconi, padre”.
PARROCO: “Ah! Ah! Il Presidente del Consiglio!?
BERLUSCONI: “Sì, padre”.
PARROCO: “Ascolta, figliolo, credo che il tuo caso richieda una competenza superiore. È meglio che tu ti rechi dal Vescovo”.
Così Berlusconi si presenta dal Vescovo, chiedendogli se può confessarlo.
VESCOVO: “Certo, come ti chiami?”
BERLUSCONI: “Silvio Berlusconi”.
VESCOVO: “Il Presidente del Consiglio? No, caro mio, non ti posso confessare: il tuo è un caso difficile. È meglio che tu vada in Vaticano”.
Berlusconi va dal Papa.
BERLUSCONI: “Santità, voglio confessarmi”.
PAPA: “Caro fig-lio mio, kome ti chiami?”
BERLUSCONI: “Silvio Berlusconi”.
PAPA: ’Ahi! Ahi! Ahi! Fig-liolo! Il tuo kaso è molto difficile per me. Gvarda kvi, sul lato del Vaticano c’è una kappella. Al suo interno troverai una croce. Il Sig-nore ti potrà ascoltare”.
Berlusconi, giunto nella cappella, si rivolge alla Croce.
BERLUSCONI: “Signore, voglio confessarmi”.
GESÙ: “Certo, figlio mio, come ti chiami?”
BERLUSCONI: “Silvio Berlusconi”.
GESÙ: “Ma chi? Il Presidente del Consiglio?”
BERLUSCONI: “Sì, Signore”.
GESÙ: “L’ex amico di Craxi?”
BERLUSCONI: “Sì, Signore”.
GESÙ: “L’inventore dello scudo fiscale per far rientrare dalle Isole Cayman e da Montecarlo tutti i soldi che i tuoi amici hanno sottratto al fisco?”
BERLUSCONI: “Sì, Signore”.
GESÙ: “L’amico dei neo-fascisti e neo-nazisti, particolare che si è dimenticato di riferire al Congresso americano?”
BERLUSCONI: “Ehm… sì, Signore”.
GESÙ: “Quello che ha abbassato dell’1% le tasse dirette e costretto comuni, province, regioni ad aumentare le tasse locali del 45% per tenere aperti asili, trasporti, servizi sociali essenziali?”
BERLUSCONI: “Sì, Signore.”
GESÙ: “Quello che ha ricandidato 13 persone già condannate con sentenza passata in giudicato?”
BERLUSCONI: “Sì, Signore”.
GESÙ: “Quello che ha modificato la legge elettorale in modo che siano le segreterie di partito a scegliere gli eletti e non più i cittadini?”
BERLUSCONI: “Sì, Signore”.
GESÙ: “Quello che ha omesso qualsiasi controllo sull’entrata in vigore dell’Euro permettendo a negozianti e professionisti di raddoppiare i prezzi in barba a pensionati e lavoratori a reddito fisso?”
BERLUSCONI: “Sì, Signore”.
GESÙ: “Quello che ha abolito la tassa di successione per i patrimoni miliardari e subito dopo ha cointestato le sue aziende ai figli?”
BERLUSCONI: “Si, Signore”.
GESÙ: “Quello che ha quadruplicato il suo patrimonio personale e salvato le sue aziende dalla bancarotta da quando è al governo e che dice che è entrato in politica gratis per il bene degli italiani?”
BERLUSCONI: “Sì, Signore”.
GESÙ: “Quello che ha epurato dalla RAI i personaggi che non gradiva?”
BERLUSCONI: “Sì, Signore”.
GESÙ: “Quello che ha fatto la ex-Cirielli, la Cirami e la salva-Previti?”
BERLUSCONI: “Sì, Signore”.
GESÙ: “Quello che ha fatto una voragine nei conti dello stato e ha cambiato tre volte Ministro del Tesoro?”
BERLUSCONI: “Sì, Signore”.
GESÙ: “Quello che ha dato, a spese degli italiani, il contributo per il decoder digitale per permettere al fratello di fare soldi con una società che li produceva?”
BERLUSCONI: “Sì, Signore”.
GESÙ: “Quello che ha depenalizzato il falso in bilancio e ha introdotto la galera per chi masterizza i DVD?”
BERLUSCONI: “Sì, Signore”.
GESÙ: “Quello che ha permesso alla Francia di saccheggiare la BNL e si è fatto prendere a pesci in faccia quando ENEL ha tentato di acquisire una società francese?”
BERLUSCONI: “Ehm… sono sempre io, Signore”.
GESÙ: “Figlio mio, non hai bisogno di confessare. Tu devi solamente ringraziare”.
BERLUSCONI: “Ringraziare?!?! E chi, Signore?!
GESÙ: “Gli antichi Romani, per avermi inchiodato qui. Altrimenti sarei sceso e t’avrei fatto UN CULO COSÌ!!!!

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Su un altro che parla a sproposito (Liberalizzazioni, parte V)

D’accordo che — sull’esempio americano — la categoria degli avvocati non gode di gran considerazione fra la “ggente”, né alcuno (in primis, gli avvocati stessi) fa nulla per migliorare la situazione.
Abbiamo detto e ripetuto ad nauseam che la giustizia in Italia fa pena, pietà, disgusto e chi più ne ha…
Però — chissà perché — pare che i responsabili primi di questo sfascio siano gli avvocati; i quali, oltretutto, costerebbero troppo.
Di qui, balzane iniziative e inviti a pretese “liberalizzazioni”, buon’ultima l’uscita (ieri sera, durante la trasmissione “Ballarò”) del Presidente dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, Antonio Catricalà: secondo il quale, sarebbe tempo di prevedere i “titoli di studio abilitanti”; in altre parole, uno si prende la laurea e il giorno dopo può aprire il suo studio professionale (legale, commercialista, etc.) senza più dover passare per tirocinio, esame di stato e così via.
Come se l’attuale situazione delle università lo consentisse… ma se la maggior parte dei laureati non sa manco scrivere in un italiano corretto (non dico bello o anche solo decente)!
Di fronte a certe affermazioni, la domanda che sorge spontanea è: “Ma questo, ci è o ci fa?”
Presidente Catricalà, con tutto il rispetto, Lei ha detto una solenne cazzata.
Non che Catricalà sia l’unico a spararne, pervero: in materia, tutti si sentono autorizzati a proporre le loro ricette, peccato che pochi o nessuno abbiano reale competenza per parlare di questi argomenti.
Catricalà, per esempio, avrà pure superato l’esame di avvocato, ai suoi tempi, ma dubito che abbia mai esercitato la professione; il suo curriculum, invero, ci dice che è sempre stato “dall’altra parte” (quella dei giudici); niente di male, sia detto, anzi. Ma allora abbia la decenza di non addentrarsi in materie che non conosce (si rilegga Wittgenstein, Tractatus Logico – Philosophicus, proposizione 7).
A dirla tutta, ne ho piene le tasche di tutto ciò.
Sono stufo di dovermi difendere per qualcosa che non ho commesso ma, anzi, subisco come e peggio di tutti: perché i magistrati avranno anche le loro ragioni di lamentarsi, ma almeno, loro, coi clienti non ci debbono trattare…
A questo punto, se noi avvocati siamo la radice di tutti i mali, si faccia qualcosa di serio, finalmente: ABOLIAMO GLI AVVOCATI!
Che la “ggente” si faccia le cause da sé (magari con l’ausilio di “Forum” e dell’“Avvocato nel cassetto”): voglio vedere, poi, con chi se la prenderanno, alle fine.
Che i giudici trattino direttamente coi “cittadini”, senza l’interfaccia dei professionisti forensi: voglio vedere, poi, come faranno a giustificare le loro mancanze, le loro castronerie (e ne fanno, oh se ne fanno!).
Io mi son rotto di fare il capro espiatorio (oltretutto, senza nemmeno un compenso come Malausséne).

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Documentarsi, prima…

Tanto per dare qualche ulteriore argomento ai miei detrattori, dichiaro di essere un regolare lettore di Repubblica (fra le varie ragioni, perché è un quotidiano scritto come io lo voglio leggere; per lo stesso motivo, mi tengo scrupolosamente alla larga dal Giornale, anzi aggiungo che, le poche volte che per spirito bipartisan mi ci sono provato, non sono neppure riuscito a terminare la lettura di un solo articolo su quest’ultimo pubblicato…).
Non solo, rendo pure noto di essere un affezionatissimo dell’“Amaca” di Michele Serra, per il modo in cui scrive oltre che per le cose che scrive.
Sono, pertanto, rimasto un tantino deluso dal pezzo uscito oggi, nel quale Serra giustamente biasima i toni fanatici e grossolani usati da Lucetta Scaraffia in un suo pezzo di critica alla Ministra Pollastrini uscito sul Corriere della Sera del 5 febbraio 2008 (testualmente, Serra parla di “violenta scemenza” e non posso dargli torto…).
Scaraffia parla di “soluzione Rupe Tarpea” riferendosi sbrigativamente a quei casi nascite estremamente premature e, in particolare, di feti che sopravvivono a un intervento di interruzione volontaria della gravidanza di tipo terapeutico, nei quali i genitori sono contrari alle procedure di rianimazione del feto.
Serra spiega che il riferimento alla Rupe Tarpea “ha molta fortuna, come metafora extra–strong, tra i militanti anti–abortisti di ieri e di oggi: alle sciagurate che non vollero o non poterono portare a termine la gravidanza, si grida, agitando il ditino o il ditone (a seconda dei casi) che hanno fatto una cosa da ‘Rupe Tarpea’”.
(Per altri casi di utilizzo della suddetta metafora, si vedano il blog Censurarossa e il blog Camillo — Diario di una dieta speciale di Giuliano Ferrara).
Siccome, purtroppo, la cultura classica tende oggidì all’estinzione, Serra si premura di fornire una premessa esplicativa, precisando che dalla Rupe Tarpea “gli spartani buttavano i neonati inadatti non alla vita, ma alla guerra”.
Spero per Serra che il suo vecchio professore di storia al Liceo non legga mai queste sue righe.
A costo di apparire colui che guarda il dito e non la luna, vorrei ricordare che:

  • è vero che gli Spartani effettuavano una spietata selezione dei neonati, ma non li precipitavano da una rupe: li esponevano, cioè, li abbandonavano all’aperto di notte; se sopravvivevano, li recuperavano, altrimenti ne seppellivano poi il cadaverino; agghiacciante metodo di selezione “naturale”, ma che aveva quantomeno il pregio di offrire un’estrema chance (si fa per dire…);
  • in realtà, la Rupe Tarpea si trova a Roma, e da quel luogo gli antichi romani precipitavano coloro che erano stati condannati come traditori della patria.

Concludendo: caro Michele Serra, continuerò a leggermi e gustarmi la Sua “Amaca”, ma in futuro, per favore, non offra più a quei beceri ignorantoni di destra il destro (scusi il voluto bisticcio) di trovare dei punti in comune con Lei; di qui a ficcarLe da qualche parte la trave che si portano nell’occhio, il passo sarebbe brevissimo.

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Now playing: Marilyn Mazur – Clear
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Gli orrori del comunismo in Italia

Giuliano Ferrara.
Ferdinando Adornato.
Sandro Bondi.
Tocca dar ragione a Berlusconi, per una volta: in Italia, il comunismo ha davvero causato danni gravissimi e pressoché irreparabili.

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Now playing: Tokyo Metropolitan Symphony Orchestra, Hiroshi Wakasugi – Toru Takemitsu: Far Calls, Coming, Far!
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Quelli che…

L’alta classifica dev’essere come l’alta montagna: l’aria si rarefa e la diminuzione dell’ossigeno causa evidentemente non pochi inconvenienti al ben dell’intelletto.
Prova ne siano le ultime uscite del buon Massimo Moratti, presidente e proprietario dell’Inter, secondo il quale anche il crollo del 5 maggio 2002 (Materazzi e Ronaldo in lacrime, oh yeah!) sarebbe in qualche modo dipeso da Moggi & Co..
Tipico caso di un silenzio stampa interrotto troppo presto.
Adesso manca solo che MM riscateni Guido Rossi per un’ulteriore revisione della storia calcistica nazionale.
E il prossimo passo quale sarà?
Moggi responsabile anche della “fatal Verona”?

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