Girando e rigirando nel cerchio che s’allarga
il falcone non può udire il falconiere;
le cose crollano; il centro non può reggere;
pura e semplice anarchia è liberata sul mondo,
e così la marcia torbida di sangue, e ovunque
la cerimonia dell’innocenza è sommersa;
i migliori han perso ogni convinzione, mentre
i peggiori sono colmi d’appassionata intensità.
Di sicuro qualche rivelazione è prossima;
di sicuro è imminente il Secondo Avvento.
Il Secondo Avvento! Non appena dette queste parole
un’immensa immagine dallo Spiritus Mundi
tormenta il mio sguardo: da qualche parte, nelle sabbie del deserto,
una figura con corpo di leone e la testa d’un uomo,
lo sguardo fisso, vuoto e spietato come il sole,
muove le sue lente cosce, mentre tutt’intorno a lei
turbinano le ombre degl’indignati uccelli del deserto.
L’oscurità cala ancora; ma ora io so
che venti secoli di sonno di pietra
furon volti in incubo dal dondolio d’una culla,
e quale rude bestia, la sua ora alfine giunta,
avanza su Betlemme per nascere?
“Il Secondo Avvento” di W.B. Yeats (per ragioni di copyright, non posso riportare il testo originale, ma solo la traduzione che mi dilettai a farne cinque anni fa circa) non tradisce mai.
Non sapremo mai, forse, cosa volesse veramente dire Yeats — o cosa si fosse fumato/bevuto/etc. al momento di scrivere quella poesia — ma quando la situazione si butta a schifo (“le cose crollano; il centro non può reggere”: già sentito qualcosa del genere, di recente?) si rivela sempre la citazione più azzeccata.
Dato, poi, che qua da noi non la conosce praticamente nessuno (a parte qualche vaghissimo intellettualoide sinistrorso, quorum ego), si riesce anche a fare — all’inizio — bella figura.
Per quale precisa ragione la sto riportando adesso, mi chiedete?
Volevo scrivere qualcosa di bello, una volta tanto…
—————-
Now playing: Danilo Rea – Silence
via FoxyTunes
Commenti Recenti