Una modesta proposta

Beppe Grillo ha consegnato oggi al Senato le firme raccolte a sostegno della sua proposta di legge di iniziativa popolare (raccolte nel famoso V–Day di qualche tempo fa).
Nutro ancora i dubbi che ho espresso qualche post addietro, ma voglio essere propositivo anziché meramente critico.
Perciò, avanzo anch’io una proposta di legge — anzi, tecnicamente sono due — e la offro a quanti vorranno promuoverla nelle competenti sedi.
La prima è una proposta di legge costituzionale, in un unico articolo composto di due commi:
«All’articolo 75, comma primo, della Costituzione della Repubblica Italiana, la parola “cinquecentomila” è sostituita dalle parole “un milione di”.
«All’articolo 75, comma terzo, della Costituzione della Repubblica Italiana, l’inciso “ha partecipato alla votazione la maggioranza degli aventi diritto, e se” è soppresso.»
La seconda, è una proposta di legge ordinaria, in un unico articolo composto di un solo comma:
«All’articolo 27 della Legge 25 maggio 1970 n. 352, comma primo, le parole “dei cinquecentomila” sono sostituite dalle parole “del milione di”.»
In questo modo, ritengo sia possibile ridare senso ed efficacia all’istituto del referendum popolare per l’abrogazione, totale o parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge: difatti, da un lato l’innalzamento del numero delle firme necessarie per l’indizione del referendum dovrebbe garantire che l’istituto sia utilizzato solamente per argomenti e materie che davvero interessino una parte significativa della popolazione; dall’altro, l’abolizione della soglia minima di partecipazione dovrebbe evitare gli squallidi inviti all’astensionismo che troppe volte hanno invalidato le più recenti consultazioni referendarie e causato solamente un inaccettabile spreco di pubblico denaro e la progressiva disaffezione dei cittadini alle poche forme loro lasciate di partecipazione diretta alla vita della Repubblica.
Così facendo, sia quanti fossero favorevoli, sia quanti fossero contrari all’abrogazione della legge in questione, si impegnerebbero fattivamente nel sostegno delle rispettive posizioni, al fine di convincere gli elettori a esprimere il loro voto; e, finalmente, si smetterebbe di dar ragione agli assenti volontari, che non ce l’hanno — invero — mai.

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