Archivio per Ottobre 2007

Tartufo colpisce ancora?

Il Grande Razinga, dopo averci provato qualche tempo fa coi magistrati, chiama adesso i farmacisti cattolici all’obiezione di coscienza, affinché costoro si rifiutino di fornire medicinali “per fini immorali”, tipo le pillole anticoncezionali (del giorno prima o del giorno dopo non fa differenza).
Su la Repubblica di oggi è apparso al riguardo un acuto e arguto commento di Michele Serra, che condivido pienamente e al quale rimando volentieri (ubi maior… in questo caso).
In cronaca, si registra la sollecita adesione di un esponente di un’associazione di farmacisti (me ne sfugge il nome in questo momento, sia dell’associazione sia dell’esponente, ma non credo possa costituire un problema, anzi forse è meglio per loro…).
Mi sia quindi consentita una breve annotazione di carattere giuridico, che dovrebbe tagliare la testa al toro (non potendolo fare con quella di certe belle personcine…): fintantoché il numero e l’ubicazione delle farmacie rimane, come adesso, rigidamente contingentato (per cui non è possibile aprire una nuova farmacia se non si rileva una concessione già esistente o non ne vengono bandite di nuove), il farmacista è un esercente un servizio di pubblica necessità e per tale motivo non può assolutamente rifiutarsi di vendere o procurare un farmaco che sia stato regolarmente prescritto, non importa la pretesa “moralità” del farmaco o dei suoi possibili utilizzi.
Onori e oneri, cari i miei farmacisti cattolici.
Non vi va di vendere certi medicinali?
Benissimo, vendete la vostra farmacia e levatevi dalle palle!
Per quanto mi concerne, sottoscrivo in pieno la proposta del presidente boliviano Evo Morales: trasferiamo l’ONU in Italia e il Vaticano a New York!
Fosse la volta buona che ’sto disgraziato paese entra finalmente nell’Evo Moderno…

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Libera nos a malo

La recentissima pronuncia della Corte di Cassazione sul caso di Eluana Englaro ha, prevedibilmente, suscitato commenti di segno opposto.
Si distingue per l’usuale pacatezza, moderazione ed equidistanza l’Osservatore Romano, organo di stampa ufficiale della Santa Sede (il quotidiano del Papa, per intenderci), il quale parla senza mezzi termini di “inaccettabile relativismo dei valori” e di “orientamento verso l’eutanasia” e altre piacevolezze del genere.
Quasi come se la Suprema Corte avesse in effetti già ordinato di “staccare la spina” alla povera Eluana; quando, invece, la Corte di Cassazione si limita a stabilire dei principi che, peraltro, già sono espressi nella Convenzione di Oviedo; la quale, poi, è stata recepita dall’Italia ma è ancora in attesa che vengano emanate le norme attuative interne.
È significativo notare — come fa Umberto Veronesi nel suo intervento su la Repubblica di oggi — che tra le implicazioni della Convenzione di Oviedo vi è il testamento biologico, contro la cui introduzione nell’ordinamento italiano la Chiesa Cattolica e i suoi pasdaran politici fortissimamente si battono.
Salvo poi invocare a spada tratta la medesima Convenzione di Oviedo per giustificare l’obbrobriosa legge 40/2004 in materia di procreazione medicalmente assistita.
Per carità, temi come questo sono quanto di più delicato e opinabile possa esistere e nessuno può ragionevolmente accampare di possedere l’unica soluzione valida.
Neanche la Chiesa Cattolica, quindi.
Ciò che mi irrita profondamente è la supponente arroganza degli ayatollah vaticani e il loro costante, continuo ricorrere a due pesi e due misure.
Al povero Piergiorgio Welby — che pure era un credente — l’ayatollah Ruini ha negato i funerali religiosi; al povero Giovanni Nuvoli, no, ma solo perché la sua fine è stata orrenda e dolorosa (a differenza di Welby); persino al povero Corso Bovio (il noto avvocato milanese suicida nel suo studio alcuni mesi or sono) si sono spalancate le porte della chiesa (e va benissimo, ci mancherebbe).
(Andrei fuori tema, poi, se mi mettessi qui a ricordare i funerali religiosi concessi ad assassini come Pinochet o i mafiosi nostrani, ma una menzioncina ci sta tutta.)
Nel caso di Eluana Englaro (così come, retrospettivamente, per Terry Schiavo), gli ayatollah vaticani pontificano che non si debba — mai e per nessuna ragione — interrompere l’idratazione e la nutrizione via sondino nasogastrico; ma a tale rigoroso principio è stata fatta rilevante eccezione per il defunto Papa Giovanni Paolo II (invero, non è ufficialmente ammesso, ma eminenti clinici ne hanno tratto autorevole conclusione dall’esame dei rapporti medici pubblicati dalla stessa Santa Sede).
Che dire, dunque?
Che ogni giorno che passa trovo sempre più confermata la mia impressione che la Chiesa Cattolica abbia della vita — della cui “difesa” tanto si riempiono la bocca i suoi ayatollah e i suoi pasdaran politici — una concezione meramente biologica.
Cioè a dire, non c’è differenza sostanziale tra un essere umano e un paramecio.
Con le dovute eccezioni, of course.
Preferirei, allora, essere veramente un paramecio: mi sarebbero quantomeno risparmiati questi squallori.
(Un pensiero per Eluana e i suoi genitori: in un modo o nell’altro, possiate trovare la pace dell’anima che vi meritate.)

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