Domani, 8 settembre 2007, sarà il V–Day (per esteso: Vaffanculo–Day), cioè la giornata dedicata alla raccolta delle firme a sostegno del progetto di legge di iniziativa popolare promosso da Beppe Grillo.
Per citare il blog di Beppe Grillo, “i tre punti della proposta sono:
“1) NO AI PARLAMENTARI CONDANNATI. No ai 25 parlamentari condannati in Parlamento – Nessun cittadino italiano può candidarsi in Parlamento se condannato in via definitiva, o in primo e secondo grado e in attesa di giudizio finale.
“2) DUE LEGISLATURE. No ai parlamentari di professione da 20 e 30 anni in Parlamento – Nessun cittadino italiano può essere eletto in parlamento per più di due legislature. La regola è valida retroattivamente.
“3) ELEZIONE DIRETTA. No ai parlamentari scelti dai segretari di partito – I candidati al parlamento devono essere votati dai cittadini con la preferenza diretta.”
Stranamente, Grillo dev’essersi dimenticato (?) di pubblicare, oltre al riassuntino testé citato, il testo integrale del progetto di legge (che, a’ sensi dell’art. 71, comma secondo, della Costituzione, dev’essere “redatto in articoli”).
Già questo non è un bel sintomo: ciò che veramente conta è, appunto, il testo del progetto di legge; i riassuntini sono solo “ripieno per gonzi”.
Nel merito della proposta, ho più di qualche perplessità; per seguire lo schema di Grillo:
1) l’impedimento che si vorrebbe introdurre è già previsto dal vigente Codice Penale (artt. 29 e seguenti), nella forma dell’interdizione dai pubblici uffici, che consegue di diritto alla sentenza di condanna; è desolante constatare come il Codice Rocco, emanato sotto il regime fascista, si dimostri più misurato ed equilibrato del furor legalitario di Beppe Grillo, dato che “non fa di tutta l’erba un fascio” (!) ma gradua una sanzione tanto afflittiva a seconda della gravità del reato commesso. Tant’è vero che la decadenza di Cesare Previti è intervenuta proprio per effetto dell’interdizione perpetua comminatagli nella sentenza che lo riconosceva colpevole di corruzione (che ci sia voluto tanto ad eseguire la pena accessoria si deve alla connivenza di una parte non trascurabile del parlamento, quella stessa che approvò l’indulto e poi si servì di un tanto per tentare di sostenere che la misura di clemenza in questione aveva fatto venir meno la pena accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici — cosa peraltro non vera; che, poi, dalla medesima parte ci si scandalizzi perché con l’indulto sono usciti dalle patrie galere fior di delinquenti, è solo la ciliegina marcia su una torta putrida e schifosa). E, d’altro canto, per fare un esempio a contrario, sarebbe probabilmente eccessivo ritenere indegno della carica chi fosse stato condannato per omicidio colposo commesso alla guida di un automezzo, a meno che il guidatore non fosse in stato di ubriachezza o non stesse gareggiando.
A margine, osservo che la sempre biasimevole tendenza a fare di tutta l’erba un fascio colpisce il buon Grillo quando include Vincenzo Visco nella lista dei 25 parlamentari da “epurare”: mentre tutti gli altri sono stati riconosciuti responsabili di delitti più o meno gravi, Visco è quello che ha subito la condanna più lieve e per un reato meramente contravvenzionale (per il quale l’interdizione dai pubblici uffici non è prevista affatto); per chi non mastichi diritto, ricordo che mentre perché sussista un delitto è richiesto che il colpevole volesse effettivamente fare ciò che ha fatto, per essere ritenuti responsabili di una contravvenzione è sufficiente anche un mero atteggiamento colposo o negligente (e nel caso degli abusi edilizi sono tantissimi i casi di gente condannata, a’ sensi di legge, per mere disattenzioni, dimenticanze o banali errori di interpretazione di una normativa sempre confusa e farraginosa). Tenuto conto che a Visco è stata comminata una pena pressoché prossima al minimo assoluto di legge, è quasi certamente da escludere che si sia trattato di un fatto più che modesto. (Poi, Visco sarà anche antipatico, ma quello è un altro paio di maniche…);
2) sono d’accordo che un limite alla permanenza in parlamento sia opportuno (francamente, di certe cariatidi col culo inchiavardato al seggio sin dall’Assemblea Costituente ne ho abbastanza, e come me penso la maggior parte degli italiani — eccezion fatta per le cariatidi in questione, suppongo…); non credo, invece, che il limite debba essere così ristretto; anche qui, si vorrebbe fare di tutta l’erba un fascio, mentre molto più salutare sarebbe che fossero gli elettori a porre eventualmente il limite — magari anche dopo solo una legislatura — non rieleggendo certi figuri che improvvidamente al parlamento sono approdati; il che è strettamente connesso con il punto che segue;
3) cosa vorrebbe dire che “i candidati al parlamento devono essere votati dai cittadini con la preferenza diretta”? Se tale ambigua espressione implicasse il ritorno al sistema del collegio uninominale maggioritario (meglio se con eventuale doppio turno e ballottaggio fra i due candidati più votati, se nessuno ottiene la maggioranza assoluta al primo turno), con la possibilità di presentazione di candidature indipendenti dai partiti mediante raccolta di firme nella popolazione (e magari non esentando i partiti già presenti in parlamento da tale onere, come era con la legge elettorale previgente al calderoliano “Porcellum”), sarei assolutamente d’accordo; se, invece, si trattasse solo di riesumare la preferenza all’interno di una lista comunque predisposta dai partiti, verrebbe davvero da chiedersi se Grillo non sia ormai in piena nostalgia senile dei bei tempi in cui andava forte in RAI e sia alla spasmodica ricerca del tempo perduto (prima di quella sapida ma per lui sciagurata battuta sui socialisti in Cina che segnò la sua epurazione; ecco donde Berlusconi ha preso l’ispirazione per far cacciare dal teleschermo Biagi, Luttazzi e Santoro).
In conclusione, quella di Grillo si rivela, a un esame attento e ponderato, come una deludente sparata populista e qualunquista; è vero che la situazione attuale gli offre più d’un valido pretesto, ma il prodotto finale è davvero di bassa lega.
D’altro canto, la colpa non è di Grillo, quanto piuttosto di una nomenklatura che sta ballando il valzer sul ponte di prima classe del Titanic e non si è ancora accorta dell’iceberg che sta per travolgerla e di un elettorato che purtroppo ha spento il cervello ma ha lasciato accesa la pancia: quando si crea il vuoto, non ci si può poi lamentare se a riempirlo non arriva ambrosia ma liquame cloacale.
Con tutta la simpatia per il personaggio, è pericoloso (e lo rimprovero soprattutto alla “classe” politica) lasciare certi argomenti a un comico: quello magari crede di castigare ridendo mores, e non si accorge di star solo facendo ridere i polli.
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