Archivio per Agosto 2007

Assassini al volante

Il triste e tragico caso della neonata di tre mesi morta nel sinistro stradale causato da un immigrato liberiano strafatto di droga dovrebbe insegnarci qualcosa, eppure — sarà forse l’emozione del momento? — nessuno degli organi d’informazione ha sinora segnalato un aspetto altrettanto importante di quanto per cui, invece, si sono spesi fiumi di parole.
Siamo d’accordo: il liberiano è un idiota di proporzioni galattiche e una bella stangata se la merita tutta; il codice penale prevede la reclusione da due a cinque anni per il solo omicidio colposo commesso nelle circostanze in cui si è verificato il caso di cui parliamo; tenuto conto delle lesioni inferte agli altri occupanti della vettura su cui viaggiava la povera creatura, nonché dei precedenti del reo (e, aggiungiamocelo, del fatto che è uno straniero e per di più “negro”), nonché del clamore che la vicenda ha causato, sarà difficile che se la cavi con meno di tre o quattro anni di galera.
E, ripetiamolo, gli staranno proprio bene.
Ma perché nessuno ha rimarcato che a bordo della Punto su cui viaggiava la piccola vittima c’erano altre cinque persone (quindi, in tutto, sull’auto ce n’erano sei)?
La Fiat Punto è omologata per trasportare cinque passeggeri soltanto; inoltre, i bambini di altezza inferiore al metro e mezzo debbono viaggiare su appositi seggiolini e sui posti posteriori (art. 172 Codice della Strada).
Gli altri cinque occupanti della Punto, nonostante il terribile schianto, non hanno riportato lesioni tali da metterli in pericolo di vita, a riprova che oggigiorno le automobili sono abbastanza sicure.
Da quel poco che è stato riferito, parrebbe invece evincersi che la neonata viaggiasse in braccio alla madre, sul sedile del passeggero anteriore: praticamente, nelle condizioni di minor sicurezza in assoluto.
Chiunque abbia bambini piccoli (quorum ego) sa — e deve sapere — che MAI E POI MAI si debbono tenere i bambini in braccio nei posti anteriori: a parte il fatto che le braccia di nessun genitore sono efficaci quanto una cintura di sicurezza, l’airbag (e la Punto li aveva) è un ulteriore fattore killer (tant’è vero che è consentito sistemare un seggiolino per neonati sul sedile del passeggero anteriore solo rivolto in senso contrario alla marcia e con l’airbag disattivato: sempre l’art. 172 Codice della Strada).
E allora, è solo dell’africano drogato la colpa di questa morte?

—————-
Now playing: Gavin Bryars – Cadman Requiem: Requiem
via FoxyTunes

 

UPDATE

Il presidente dell’associazione i Ken onlus ha diramato un comunicato stampa nel quale si biasima il fatto che la bimba deceduta non viaggiasse su apposito seggiolino omologato.
La madre ha replicato «La bambina era troppo piccola per stare nel seggiolino, ancora non si reggeva con la testa».
Con tutta la compassione per il dolore che deve provare la madre, la sua risposta non ha alcun fondamento: esistono, difatti, in commercio dispositivi di ritenuta per i bambini di tutte le età, anche per i neonati prematuri che possono stare solo sdraiati (e io lo so bene).
A questo punto, prendersela solo col liberiano (che, ribadiamo, va punito come prevede la legge e come merita) è razzismo.

—————-
Now playing: Eugen Jochum, Staatskapelle Dresden – Anton Bruckner: Sinfonia n. 9 in Re minore: III. Adagio (Langsam, feierlich)
via FoxyTunes

Essere bipartisan oggi (La minoranza del neurone, parte III)

Giancarlo Gentilini, Lega Nord, prosindaco di Treviso.
Francesco Caruso, deputato eletto come indipendente nelle liste di Rifondazione Comunista.
Gli estremi si toccano, ovvero: la prova provata che di veramente bipartisan, al giorno d’oggi, è rimasta — purtroppo — solo l’imbecillità.

—————-
Now playing: Heaven 17 – Let Me Go
via FoxyTunes

Elogio di un avvocato

Non ho la fortuna di conoscere — né personalmente, né professionalmente — l’Avvocato Franco Coppi, noto alle cronache per essere stato uno dei difensori di Giulio Andreotti nel processo per mafia che ha visto “Belzebù” (uno dei simpatici soprannomi del Senatore Andreotti) imputato eccellente, poi prosciolto da ogni accusa.
L’Avvocato Coppi aveva recentissimamente assunto anche la difesa di Don Pierino Gelmini, indagato per presunti abusi sessuali in danno di alcuni ex ospiti delle sue comunità di recupero per tossicodipendenti.
Senonché, un paio di giorni or sono l’Avvocato Coppi ha rinunziato all’incarico difensivo, non condividendo le bollenti esternazioni del suo assistito che si era detto “perseguitato da lobby ebraico–radical chic–massoniche–anticlericali”; il comportamento di Don Gelmini, secondo l’Avvocato Coppi, avrebbe reso ingestibile la linea di difesa.
L’Avvocato Coppi ha comunque tenuto a precisare che la sua rinunzia ha “semplice” carattere tecnico, restando egli convinto dell’innocenza di Don Gelmini.
L’indagine farà, com’è ovvio, il suo corso.
Non è improbabile — anzi — che venga fuori che si tratta solamente delle calunnie vendicative di soggetti perduti e irrecuperabili.
Rimane, tuttavia, la sgradevole impressione ingenerata dalle dichiarazioni rilasciate da Don Gelmini.
Fermo restando che è assolutamente comprensibile e plausibile che un’accusa tanto infamante abbia effetti sconvolgenti sulla persona sulla quale ricade, per innocente che la stessa si senta e possa essere, affermazioni quali “mi sento in croce” (sottinteso: “come Qualcun altro prima di me”) — per tacer del resto, decisamente fuori di ogni misura — non si confanno a un sacerdote, perlomeno non se del sacerdozio si abbia un’idea cristiana propriamente intesa (quantomeno, un piccolo peccatuccio di superbia ci sta tutto).
E, in ogni caso, tutti hanno il diritto di proclamarsi innocenti; è meno certo se, per farlo, sia anche possibile chiamarsi al di sopra del diritto/dovere della magistratura di svolgere le opportune indagini al fine di accertare la verità dei fatti.
In altre parole, neppure Don Gelmini può pretendere di essere riconosciuto innocente a priori (a dispetto della santità pretesa da certi politici troppo pronti a dar aria alla bocca e non abbastanza al cervello).
Non deve sorprendere, allora, la decisione dell’Avvocato Coppi; senza pretendere di dare un’interpretazione autentica del suo pensiero (ma, al massimo, illudendomi che le mie idee al riguardo siano in sintonia con le sue), credo che un avvocato che prenda realmente sul serio la propria professione non possa accettare la delegittimazione di un sistema che lo contempla fra i necessari protagonisti.
Come dire che l’Avvocato Coppi ha dovuto abbandonare una difesa che avrebbe tendenzialmente finito per negare finanche la ragion d’essere di lui stesso.
Forse Coppi è uno di quegli avvocati che difendono nel processo, giammai dal processo.
Se è così, non si può che tributargli stima e quell’elogio tanto sospirato da Calamandrei.

—————-
Now playing: Thelonious Monk – ‘Round Midnight
via FoxyTunes

Due pesi, due misure, uno stile

Finalmente!
Con almeno un anno di ritardo, Cesare Previti non è più un deputato della Repubblica.
Non che al Parlamento non siano rimasti personaggi quantomeno discutibili e poco in linea con l’assetto morale che si richiederebbe a un rappresentante del Popolo (vedere all’estero cosa succede quando un parlamentare commette qualche marachella, anche di quelle che noi considereremmo poco più che “peccati veniali”), ma speriamo si possa considerare il fatto “un buon inizio”.
Rimane solo il fastidio delle orazioni in difesa del pluricondannato Previti, tratteggiato dai suoi compagni di merende — pardon! colleghi di partito (guai a chiamarli compagni, quelli!) come un povero perseguitato, vittima della cricca giudiziaria (ci è stata risparmiata la plutocrazia giudaico-massonica solo per il timore che Silvio B. si sentisse chiamato in causa) e dell’odio “komunista”.
Tutto questo rumore mi suscita, irresistibilmente, il paragone tra la vicenda dell’avvocato di Berlusconi e quella di Adriano Sofri: entrambi si proclamavano innocenti dei reati loro contestati, entrambi sono stati condannati con sentenze irrevocabili (anche se, va detto, il quadro probatorio a carico di Previti appariva un bel po’ più solido e obiettivo di quello su cui si sono fondate le condanne a Sofri, Pietrostefani e Bompressi), entrambi hanno ricevuto ampia ed estesa solidarietà.
Ma — e qui cominciano le differenze — solo uno dei due non ha mai cercato di sottrarsi al processo ma si è difeso nel merito, sempre presente nell’aula giudiziaria (né si è mai sognato di farsi eleggere al Parlamento, anche se non gliene sarebbe mancata l’occasione); solo uno dei due, passata in giudicato la sentenza di condanna, si è presentato spontaneamente al carcere per restarvi diversi anni prima di poterne uscire, prima per brevissimi periodi usufruendo dei permessi per buona condotta, poi per pressanti necessità di salute (avendo rischiato di morire); il tutto, senza mai perdere la dignità né gridando mai al complotto di alcun colore (eppure…).
Incuriositi? Vi do un indizio: non si chiama Cesare…
Per quanti dubbi si possano nutrire sulle sentenze che hanno dichiarato Adriano Sofri colpevole dell’omicidio del commissario Luigi Calabresi, esse rappresentano la verità accertata sul caso; legittimamente, quindi, facendosi forte di quelle, il deputato Maurizio Gasparri (AN) ha più volte pubblicamente definito Sofri “assassino”.
Poche ciance: poteva farlo, e le carte processuali gli danno ragione.
Nei sedici mesi da che la condanna di Previti per corruzione è divenuta definitiva — al pari di quella di Sofri per omicidio — nessuno pare abbia sentito il predetto Gasparri definire Cesare Previti “corruttore”.
Considerato che il partito di cui il deputato Gasparri è uno dei più autorevoli esponenti fa della difesa dello Stato e della pubblica moralità una delle sue bandiere programmatiche, è un silenzio invero assordante.
Né c’è da attendersi che tale silenzio venga — tardi, come tardivamente Previti è uscito dal Parlamento — spezzato.
Si sa: quelli come Gasparri hanno due pesi, due misure e un solo, meschinissimo, stile.

—————-
Now playing: Kronos Quartet – O Virtus Sapientie (Hildegard von Bingen)
via FoxyTunes