C’è più gusto a essere cattolici?

 

Per la serie “predicare bene etc.”, la torpida estate politica si ravviva con uno scandaletto evergreen: deputato cattolico coinvolto in un festino a base di cocaina e ragazze–squillo.
Quando ancora il fatto non era noto in tutti i suoi particolari, ma si vociferava solo di “un parlamentare”, il solito Luca Volontè tuonava indignato, sputando sentenze del tipo “Chi si droga non può legiferare, chi è complice dello sfruttamento della prostituzione non può parlare di famiglia, figli e diritti umani”.
Voila! Come una perfida Nemesi, si viene poi a sapere che il “mascalzone” appartiene al medesimo partito del suddetto Volontè, cioè l’UDC (per intenderci, lo stesso partito il cui principale esponente ha mollato la moglie per mettersi con una ragazza più giovane e di famiglia ricchissima, e ci ha pure fatto una figlia: alla faccia della difesa della famiglia e dei valori cristiani…).
La questione, peraltro, non pare presentare risvolti penalmente rilevanti: solo un caso d’ordinaria, squallida ipocrisia.
A questo punto, la domanda sorge spontanea: visto il gran numero di politici del centrodestra che vengono beccati a indulgere in privatissimi vizi (a dispetto della pubblica virtù che detti vizi dichiaratamente esecra), non sarà che queste banali trasgressioni siano in realtà estremamente eccitanti, per loro che si impongono (e vorrebbero a tutti imporre) tante e tali proibizioni?
Insomma, il vecchio gusto del proibito colpisce ancora.
Catholics do it better?
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UPDATE I

Il deputato Cosimo Mele, protagonista del “festino” di cui sopra, ha rassegnato le proprie dimissioni dal suo partito, l’UDC, il quale le ha prontamente accolte.
Non consta, tuttavia, che Mele abbia pure presentato le dimissioni da parlamentare, e personalmente dubito che lo farà mai (se poi anche lo facesse, stiamo pur certi che difficilmente verrebbero accolte, oppure troverebbe il modo di ritirarle in extremis, un po’ come ha fatto quell’altro bel personaggio di nome Gustavo Selva).
Lo scenario più probabile è che Mele continui a sedere al Parlamento, magari nel gruppo misto, in attesa di un bel “perdono cristiano” che lo riammetta nelle fila dell’UDC.
Intanto, Mele cerca di minimizzare l’episodio, sfruttando una delle scuse più trite della storia: non può dire che non c’era, in compenso candidamente afferma che “dormiva”.
Che tristezza, che indegnità: certa gente non ha manco più il coraggio delle proprie azioni.

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UPDATE II

Col passar delle ore, il caso Mele si arricchisce di particolari sempre più stupefacenti — absit, ma mica tanto, iniuria verbis — con ulteriori, succose notizie di contorno.
Intanto, si scopre che il buon Mele è un super-padre di famiglia: due figli dalla prima moglie, un terzo dalla seconda che, per soprammercato, attende pure il quarto pargolo.
Non solo, pare che il deputato “festaiolo” (i suoi colleghi tiravano le ore piccole alla Camera mentre lui era in un’altra camera in tutt’altri atti affaccendato…) abbia non irrilevanti pendenze con la giustizia per un fatto di tangenti e casinò.
È invece certo che si è dimesso solo dall’UDC; rimane deputato, è passato al Gruppo Misto e pare che questo gli comporterà pure maggiori entrate: mica fesso, l’amico!
La goffa uscita del Segretario UDC Lorenzo Cesa è stata già abbastanza sbertucciata da parte del Presidente della Camera Bertinotti e di altri parlamentari, per cui non infieriamo ulteriormente.
Resta solo da ricordare che tra non molto Pierferdinando Casini convolerà a giuste nozze — civili — con la sua attuale compagna.
La morale che se ne trae è la seguente: è proprio vero che quelli dell’UDC hanno a cuore la famiglia; infatti, spesso e volentieri se ne fanno più d’una!
Ora, il mio potrà sembrare solo l’ennesimo pregiudizio anticattolico, apparentemente molto à la page (quantomeno, a sentire i sedicenti cattolici).
Credetemi, non è così; io non ce l’ho affatto con i cattolici; credo che ciascuno sia libero di rovinarsi la vita come crede, purché non danneggi il suo prossimo.
Quello che mi dà un tremendo fastidio è l’atteggiamento di chi pretende di imporre all’universo mondo (e, quindi, anche a me) un suo proprio determinato modo di vivere e pensare; quando, poi, quelle stesse persone sono le prime a violare per sé le prescrizioni che pretenderebbero di imporre agli altri, allora non ci vedo più.
È troppo, pretendere un minimo di coerenza?
Sono in malafede quando non attribuisco alcun valore né dignità a un divorziato risposato — o prossimo tale — che tuona e pontifica sull’indissolubilità del matrimonio?
In altre parole: deputato Casini, tanti auguri e congratulazioni ma, La prego, La smetta di scassarci la fava presentandosi come alfiere politico della morale della Chiesa Cattolica!
Quanto a quest’ultima: come era suo diritto negare i funerali religiosi a Piergiorgio Welby, spero consideri suo dovere rifiutare la comunione ai deputati Casini, Mele, Berlusconi e a quant’altri dovessi colpevolmente trascurare: troppo facile fare la faccia dura con chi non è più in grado di difendersi e nel contempo allisciarsi i potentucoli di turno!
Cari signori destinatari di questa mia invettiva, con tutte le mie incertezze e dubbi in materia, confido pur sempre che Dio — o Chi per Lui — al momento opportuno, prima di perdonarvi da buon Padre amorevole, qualche meritato castiguccio ve lo appioppi!
Amen.

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2 Risposte a “C’è più gusto a essere cattolici?”


  1. 1 antonio Martedì 31 Luglio 2007 alle 12:08

    almeno ha rassegnato quelle, altri sono ancora lì a parlare (anzi, portavociare)

  2. 2 Gabri Sabato 4 Agosto 2007 alle 3:34

    magra consolazione


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