Archivio per Luglio 2007

C’è più gusto a essere cattolici?

 

Per la serie “predicare bene etc.”, la torpida estate politica si ravviva con uno scandaletto evergreen: deputato cattolico coinvolto in un festino a base di cocaina e ragazze–squillo.
Quando ancora il fatto non era noto in tutti i suoi particolari, ma si vociferava solo di “un parlamentare”, il solito Luca Volontè tuonava indignato, sputando sentenze del tipo “Chi si droga non può legiferare, chi è complice dello sfruttamento della prostituzione non può parlare di famiglia, figli e diritti umani”.
Voila! Come una perfida Nemesi, si viene poi a sapere che il “mascalzone” appartiene al medesimo partito del suddetto Volontè, cioè l’UDC (per intenderci, lo stesso partito il cui principale esponente ha mollato la moglie per mettersi con una ragazza più giovane e di famiglia ricchissima, e ci ha pure fatto una figlia: alla faccia della difesa della famiglia e dei valori cristiani…).
La questione, peraltro, non pare presentare risvolti penalmente rilevanti: solo un caso d’ordinaria, squallida ipocrisia.
A questo punto, la domanda sorge spontanea: visto il gran numero di politici del centrodestra che vengono beccati a indulgere in privatissimi vizi (a dispetto della pubblica virtù che detti vizi dichiaratamente esecra), non sarà che queste banali trasgressioni siano in realtà estremamente eccitanti, per loro che si impongono (e vorrebbero a tutti imporre) tante e tali proibizioni?
Insomma, il vecchio gusto del proibito colpisce ancora.
Catholics do it better?
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Now playing: Gotan Project – Last Tango In Paris
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UPDATE I

Il deputato Cosimo Mele, protagonista del “festino” di cui sopra, ha rassegnato le proprie dimissioni dal suo partito, l’UDC, il quale le ha prontamente accolte.
Non consta, tuttavia, che Mele abbia pure presentato le dimissioni da parlamentare, e personalmente dubito che lo farà mai (se poi anche lo facesse, stiamo pur certi che difficilmente verrebbero accolte, oppure troverebbe il modo di ritirarle in extremis, un po’ come ha fatto quell’altro bel personaggio di nome Gustavo Selva).
Lo scenario più probabile è che Mele continui a sedere al Parlamento, magari nel gruppo misto, in attesa di un bel “perdono cristiano” che lo riammetta nelle fila dell’UDC.
Intanto, Mele cerca di minimizzare l’episodio, sfruttando una delle scuse più trite della storia: non può dire che non c’era, in compenso candidamente afferma che “dormiva”.
Che tristezza, che indegnità: certa gente non ha manco più il coraggio delle proprie azioni.

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Now playing: Jan Garbarek & The Hilliard Ensemble – Parce mihi domine
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UPDATE II

Col passar delle ore, il caso Mele si arricchisce di particolari sempre più stupefacenti — absit, ma mica tanto, iniuria verbis — con ulteriori, succose notizie di contorno.
Intanto, si scopre che il buon Mele è un super-padre di famiglia: due figli dalla prima moglie, un terzo dalla seconda che, per soprammercato, attende pure il quarto pargolo.
Non solo, pare che il deputato “festaiolo” (i suoi colleghi tiravano le ore piccole alla Camera mentre lui era in un’altra camera in tutt’altri atti affaccendato…) abbia non irrilevanti pendenze con la giustizia per un fatto di tangenti e casinò.
È invece certo che si è dimesso solo dall’UDC; rimane deputato, è passato al Gruppo Misto e pare che questo gli comporterà pure maggiori entrate: mica fesso, l’amico!
La goffa uscita del Segretario UDC Lorenzo Cesa è stata già abbastanza sbertucciata da parte del Presidente della Camera Bertinotti e di altri parlamentari, per cui non infieriamo ulteriormente.
Resta solo da ricordare che tra non molto Pierferdinando Casini convolerà a giuste nozze — civili — con la sua attuale compagna.
La morale che se ne trae è la seguente: è proprio vero che quelli dell’UDC hanno a cuore la famiglia; infatti, spesso e volentieri se ne fanno più d’una!
Ora, il mio potrà sembrare solo l’ennesimo pregiudizio anticattolico, apparentemente molto à la page (quantomeno, a sentire i sedicenti cattolici).
Credetemi, non è così; io non ce l’ho affatto con i cattolici; credo che ciascuno sia libero di rovinarsi la vita come crede, purché non danneggi il suo prossimo.
Quello che mi dà un tremendo fastidio è l’atteggiamento di chi pretende di imporre all’universo mondo (e, quindi, anche a me) un suo proprio determinato modo di vivere e pensare; quando, poi, quelle stesse persone sono le prime a violare per sé le prescrizioni che pretenderebbero di imporre agli altri, allora non ci vedo più.
È troppo, pretendere un minimo di coerenza?
Sono in malafede quando non attribuisco alcun valore né dignità a un divorziato risposato — o prossimo tale — che tuona e pontifica sull’indissolubilità del matrimonio?
In altre parole: deputato Casini, tanti auguri e congratulazioni ma, La prego, La smetta di scassarci la fava presentandosi come alfiere politico della morale della Chiesa Cattolica!
Quanto a quest’ultima: come era suo diritto negare i funerali religiosi a Piergiorgio Welby, spero consideri suo dovere rifiutare la comunione ai deputati Casini, Mele, Berlusconi e a quant’altri dovessi colpevolmente trascurare: troppo facile fare la faccia dura con chi non è più in grado di difendersi e nel contempo allisciarsi i potentucoli di turno!
Cari signori destinatari di questa mia invettiva, con tutte le mie incertezze e dubbi in materia, confido pur sempre che Dio — o Chi per Lui — al momento opportuno, prima di perdonarvi da buon Padre amorevole, qualche meritato castiguccio ve lo appioppi!
Amen.

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Now playing: Frank Zappa – Peaches En Regalia
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Siamo tutti cittì…

Qualche giorno fa Francesco Totti ha ufficialmente annunciato il suo “addio alla Nazionale” (nel senso che d’ora in avanti non vorrà più giocare per altre squadre che la sua Roma).
Il buon Totti si è pure lasciato scappare la lamentela di essere stato maltrattato dalla pubblica opinione perché è romano (mentre gli “addii” di altri giocatori “del nord” non furono — sempre secondo lui — oggetto di altrettante polemiche).
L’impatto di tale notizia è stato a tal punto devastante che solo adesso sono in grado di scriverne; ma ciò che mi ha sino a questo momento bloccato non è stata, come si potrebbe erroneamente ritenere, la notizia in sé, quanto piuttosto la pletora di reazioni afflitte.
Sarebbe stato, invece, il caso di gridare: “Finalmente!”
Perché, diciamocelo, Franceschino de Roma non ha lasciato tracce invero memorabili nella sua carriera in azzurro.
In sintesi, si possono ricordare due calci di rigore e uno sputo, ed è obiettivamente pochino.
Il primo rigore è il famoso “cucchiaio” all’Olanda agli Europei del 2000: simpatico, certo, ma non è improbabile che un altro rigorista avrebbe ugualmente centrato il bersaglio anche in maniere più “ortodosse” (in porta c’era Van der Sar, un bravo ragazzo ma non un portiere insuperabile, suvvia!).
Il secondo rigore è quello trasformato a tempo pressoché scaduto contro l’Australia ai Mondiali del 2006: fondamentale, invero, perché ci proiettò un passo avanti verso la vittoriosa finale di Berlino (oh, momenti di gloria!).
Lo sputo tolse di mezzo Totti dagli Europei del 2004, a poco più di metà della prima partita; l’arbitro lo pizzicò e lo espulse, poi la commissione disciplinare lo squalificò per le due partite che ancora la Nazionale giocò prima di essere eliminata (per proprio complessivo demerito, prima ancora che per gli inciuci scandinavi, per chi ricorda).
A parte questo, qualcuno ricorda un Totti mai decisivo e trascinatore della Nazionale?
I numeri ci dicono che in circa sessanta partite Franceschino abbia segnato la miseria di una decina di gol appena (solo quest’ultimo anno alla Roma, invece, sono una trentina).
Vediamo allora di dire ciò che non è stato detto (e si sarebbe, invece, dovuto).
Il CT Donadoni si è lasciato sfuggire (dopo un anno di prese per i fondelli) l’occasione di replicare: “Caro Francesco, prima di dire che non vieni in Nazionale, aspetta almeno che ti convochi: sei proprio sicuro che, con questi chiari di luna, l’avrei più fatto?”
Gli italiani in genere (dalla Federcalcio in su) potrebbero invece dirgli in coro: “A France’, non è perché sei romano, è perché sei scarso!”

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Now playing: Dave Brubeck Quartet – Take Five
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Poi dicono che uno non si butta più a sinistra…

Non avrei mai creduto di poter, non dico trovarmi d’accordo, ma quantomeno non ritenere una cazzata a prescindere quanto eventualmente affermato dal Senatore Roberto Calderoli (Lega Nord).
Eppure, l’incredibile oggi è successo.
È accaduto che il suddetto Calderoli abbia detto, nel corso del dibattito parlamentare in merito all’approvazione del disegno di legge governativo di riforma dell’ordinamento giudiziario, che non sarebbe stato uno scandalo prevedere la presenza di avvocati nei consigli giudiziari (organi che, come noto, esprimono pareri e direttive di massima in ordine al concreto funzionamento degli uffici giudiziari: Tribunali etc.): in fondo, perché solo ad alcuni dei soggetti che operano in detti uffici (i magistrati, cioè) dovrebbe essere riservato di opinare al riguardo?
Il medesimo Calderoli ha pure affermato che tale questione non avrebbe dovuto avere rilevanza politica tale da determinare o meno la tenuta di un governo.
Ciò, in quanto un altro Senatore, l’ulivista e avvocato Roberto Manzione, ha presentato un emendamento volto, appunto, a inserire gli avvocati fra i componenti dei consigli giudiziari.
La maggioranza (?) di governo (?) ha fatto quadrato e l’emendamento non è passato.
Ritengo si sia persa una buona occasione per fare una cosa sensata.
In fondo, nelle commissioni dell’esame di abilitazione all’esercizio della professione di avvocato, due dei cinque membri sono magistrati (altri due sono avvocati e uno è un professore universitario), e non mi consta che se ne abbia avuto troppo da ridire.
A questo punto, debbo confessare il mio sconcerto, non tanto nel disapprovare l’operato del governo e della relativa maggioranza (anche se ho votato per loro, non gli ho affidato pure il mio cervello), quanto nel concordare con l’autore del cosiddetto “Porcellum” e di altre politiche nefandezze.
Come diceva l’immenso Altan, “certe volte mi vengono in mente idee che non condivido”.
E adesso che cazzo faccio?

Misure colme

Pare che Fabrizio Corona, protagonista (in negativo) delle recenti cronache sia giudiziarie che di “ gossip(chiamarli pettegolezzi pareva brutto?) abbia dichiarato l’intenzione di entrare in politica e di fondare un proprio partito, che graviterebbe comunque nell’area della destra, in zona Forza Italia.
Ancora non se ne sa molto, se non che punti programmatici dovrebbero essere la legalizzazione dell’uso delle droghe leggere e il ritorno dei bordelli legali (c.d. “riapertura delle case chiuse”).
Con questi chiari di luna, le battute verrebbero facili, talmente scontate che ve le risparmio (anche perché potrei commettere una diffamazione).
L’aspetto più drammatico, e insieme grottesco, della vicenda è che quasi sicuramente anche un partito del genere piglierebbe qualche migliaio di voti, mandando ulteriormente in vacca quel poco di democrazia che ci rimane: perché se questi debbono essere gli “ eletti dal popolo”, allora ridateci davvero la dittatura!
Ovvero, vabbè il danno, ma basta con le prese per il culo!
A questo punto, non mi resta che sperare che laggiù (Roma & dintorni del potere) “qualcuno si caghi sotto” e facciano finalmente un bell’inciucione di legge elettorale maggioritaria, uninominale, a doppio turno (sul modello francese), in modo da spazzar via tutta quella pletora di partitucoli molecolari che non rappresentano nessuno se non due o tre (nella migliore delle ipotesi) dei loro esponenti.
Qualche esempio?
In ordine rigorosamente sparso (perché quale importanza vorreste attribuirgli?):
Movimento Italiani nel Mondo: messo su da tal Sergio De Gregorio, Senatore voltagabbana eletto nelle liste dell’Italia dei Valori (vedi sotto);
Italia dei Valori
: ovvero Antonio Di Pietro (ma per laurearsi in giurisprudenza non è più necessaria la lingua italiana?);
Popolari UDEUR
: Clemente Mastella & his band (ovvero le simpatiche canaglie; ma la simpatia ormai si sta esaurendo…);
PdCI
: Oliviero Diliberto & friends, cioè a dire il “piacionismo” in salsa communist-chic;
Verdi
: un nobile intento sciaguratamente abbandonato alla gestione di una ciurma di piacioni in salsa ecologist-chic;
Rosa nel Pugno, Nuovo PSI,
etc.: pulviscolo generato dall’esplosione della — un tempo — gloriosa galassia socialista; “andavan combattendo ed eran morti”; gli va però riconosciuto di esser stati i soli a dire qualche parola sensata sull’insopportabile deriva clericalista e sull’i ntollerabile ingerenza delle gerarchie vaticane che da qualche tempo sta efficacemente riportando l’Italia a livelli medievali.
Questo elenco non è — ahimè! — esaustivo: ho citato solamente gli esempi più eclatanti, ma recentemente ho letto che i partiti “ufficialmente” censiti dovrebbero essere all’incirca una settantina (!); ce n’è davvero bisogno?
Quello che si deve decidere è se si vuole che tutti siano rappresentati — e allora ci vorrebbero cinquanta milioni di parlamentari — oppure se si vuole una democrazia efficiente: in tal caso, occorre porre una soglia alla piena rappresentatività, e ridurre il numero dei partiti in Parlamento a quattro o cinque, favorendo eventualmente aggregazioni omogenee, come avviene nei paesi civili.
La buona notizia è che pare che la gente si stia un pochino svegliando; la cattiva, che presti più attenzione al “ gossip(aridaje!) che a cose più serie.
Non finirà davvero con “Corona for President”?