Solitamente, gli attacchi all’Unione Europea provengono dalle parti politiche considerate — a torto o a ragione — meno attente e sensibili ai temi culturali (effettivamente, “Lega Nord” e “cultura”, affiancati, formano uno splendido ossimoro).
Peraltro, va pure detto che spesso e volentieri l’Unione Europea cade nel “sonno della ragione” che, com’è noto, “genera mostri” (sotto forma di direttive).
Ricordato, per inciso, i vari tentativi di mettere fuori legge alcune autentiche prelibatezze gastronomiche (soprattutto, certi formaggi, in gran parte italiani: e noialtri, pirla a fare poco o nulla al riguardo) col pretesto di un’assurda tutela igienica, l’ultima perla è costituita dalla direttiva 2006/115/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 12 dicembre 2006, la quale, in buona sostanza, imporrebbe alle biblioteche pubbliche di effettuare il prestito dei libri solo dietro pagamento di un corrispettivo.
Contro questa direttiva si è levata una campagna a livello continentale, in difesa del prestito gratuito, appoggiata anche da numerosi autori in prima persona.
E si capisce: il prestito gratuito, se può essere visto come un fattore di ridotti guadagni per gli autori e (soprattutto) per gli editori, costituisce sotto altro profilo un importante mezzo di promozione e diffusione del libro e della lettura; in altri termini, è un vero e proprio investimento per il futuro (d’altronde, chi ama leggere tiene anche al possesso fisico dell’oggetto amato, nella specie: il libro).
Per parte mia, quindi, pur non essendo un diretto fruitore delle biblioteche pubbliche (mi piace avere la mia biblioteca privata), non posso che simpatizzare e reindirizzare.
Piuttosto, mi sta sui cosiddetti che una notizia del genere non abbia trovato spazio sui media (quotidiani e telegiornali), all’evidenza distratti dalle avventure di Paris Hilton…
E poi ci lamentiamo che il mondo vada a rotoli.

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