I bambini fanno “Oh… che str***ata!”

Pare che, durante la sua esibizione al Family Day, Povia (da più parti definito “il cantante Povia”; non proprio il massimo, invero: avete mai sentito dire “il cantante Lucio Battisti”, per dirne che uno? Brutta cosa per un cantante pop, la necessità quella precisazione) abbia affermato che “bisognerebbe vietare il divorzio a chi ha figli piccoli”.
A onor del vero, non è né il primo né il più insignificante ad ammannirci consimili perle.
Evidentemente, lui e quanti ne condividono pensieri & parole ignorano bellamente la proposizione n. 7 del Tractatus Logico-Philosophicus di Ludwig Wittgenstein; e, anche senza volare così in alto (dove l’ossigeno si rarefa e il cervello ne risente), il semplice buon senso avrebbe consigliato il silenzio.
Qualcuno disse: “Padre, perdona loro perché non sanno quel che fanno”.
Io, millenni luce più al di sotto, proprio non riesco a perdonare loro, perché non sanno quello che dicono.
Fuor dei denti, questi Difensori della Morale, della Famiglia etc. che non hanno la benché minima idea delle situazioni sulle quali pretendono di pontificare mi fanno davvero vorticare i maroni.
Per ripetere un concetto abusato, “son tutti finocchi col culo degli altri” (mi perdonino gli omosessuali per la battuta così politicamente scorretta, ma quanno ce vo’…).
Dire che i figli soffrano del divorzio dei genitori equivale a scoprire l’acqua calda.
Pensare che i genitori che decidono di divorziare non stiano soffrendo e non vadano comunque incontro a ulteriori sofferenze significa avere la sensibilità dello sterco fossile.
Il divorzio non è mai una bella cosa, e neppure il suo più acceso fautore ve lo dirà mai (fanno eccezione gli avvocati matrimonialisti, ma solo quelli dei VIPs: chi, come il sottoscritto, si occupa della gente comune vi potrà dire che il più delle volte sono rogne anche per l’avvocato…).
Tuttavia, è molto peggio continuare a vivere insieme quando proprio non ci si sopporta più; e se ci sono figli piccoli, i primi a farne le spese sono proprio loro.
Certo, il matrimonio non è una passeggiata, non è sempre rose & fiori; ma solo un cretino può pensare il contrario (oppure bisogna rivedere più di qualcosa nella nostra educazione, e alla svelta).
Personalmente, anche alla luce della mia esperienza professionale, ritengo che due coniugi giungano alla decisione di divorziare solo dopo averle tentate tutte (o perlomeno quasi tutte), quando davvero non ce la fanno più e vivere insieme è solo un quotidiano inferno (nei cui gironi finiscono anche i figli, altro che il Limbo!).
Sarebbe quindi ora di mettere al bando le ipocrisie e fare almeno una riforma veramente sensata: abolire l’obbligo della separazione per tre anni e consentire il divorzio immediato (lasciando pure la separazione per quanti volessero mantenersi aperta la possibilità di ripensarci).
Oltretutto, molti parlamentari e leader politici sono già separati e/o divorziati: se ne contano parecchi soprattutto nel centrodestra, dove abbondano i difensori della Famiglia, e non sempre vi è distinzione fra le due categorie… (non occorre che faccia nomi, vero?)
La famiglia è in crisi, dicono.
Vero, ma non perché c’è il divorzio.
Il divorzio è solo l’estremo sintomo della crisi, mai la sua causa.
Ma, ripeto, bisogna passarci
(in un modo o nell’altro) per capirlo: non a caso, quelli che tanto tuonano al riguardo di matrimonio, di vita coniugale e di essere genitori sono proprio quelli che, per definizione, nulla di ciò hanno mai sperimentato o sperimenteranno sulla propria pelle.
Certo, uno non chiederebbe mai a un idraulico un parere sui propri problemi di
angina pectoris (al massimo, il telefono di un buon cardiologo).
Perché, allora, un celibe dovrebbe dettar legge in materia matrimoniale?
Se avessi dei disturbi cardiaci e seguissi i consigli del mio idraulico per curarmi
(tanto, sempre di pompe e tubi si tratta…), verrei ritenuto un colossale idiota e, con buona probabilità, persino il Professor Paolo Cendon invocherebbe la mia interdizione.
Va tutto bene, invece, quando il Grande Razinga ci dice per filo e per segno cosa è bene e cosa no a proposito di matrimonio, divorzio e procreazione
(assistita o meno).
No, abbiate pazienza: anche un cretino ha diritto di esistere, certo, ma di parlare non ne sono così sicuro…

5 Risposte a “I bambini fanno “Oh… che str***ata!””


  1. 1 etienne64 Lunedì 18 Giugno 2007 alle 10:21

    Mah… io per fortuna matrimoniale non lo fo se non una volta al lustro e associandomi a chi lo fa… però la sensazione che molti matrimoni si potrebbero salvare se solo la gente usasse un po’ di buonsenso, bhé la provo igni vlta che qualcuno mi entra in studio dicendo che vuole divorziare

  2. 2 Robin Goodfellow Martedì 19 Giugno 2007 alle 9:47

    Caro etienne64,
    il vero guaio è che al giorno d’oggi occorrerebbe un’autentica inversione di prospettiva: da un lato, è tempo di snellire le procedure di divorzio (lasciando pure la separazione per quei pochi che realmente hanno solo bisogno di una pausa di riflessione); dall’altro, dovrebbe esser reso più impegnativo sposarsi; per esempio: istituendo e rendendo obbligatori dei corsi pre-matrimoniali “laici”, nei quali avvocati, psicologi, assistenti sociali, coniugi e quant’altri spiegassero agli aspiranti sposi in cosa esattamente consiste il matrimonio; probabilmente, avremmo un calo dei matrimoni, ma forse un maggior calo di separazioni e divorzi, se è questo che interessa.
    E, in ogni caso, è ora di smetterla di vedere il matrimonio come un feticcio intoccabile, da salvare a priori; il che non significa che non gli si debba attribuire più nessun valore, anzi, ma solo evitare gli “accanimenti terapeutici”.

  3. 3 etienne64 Martedì 19 Giugno 2007 alle 12:11

    Non credo che il matrimonio sia da salvare a priori. Tuttavia, più che un problema di “accanimento terapeutico” mi pare che la gente butti via il matrimonio con troppa facilità negando l’impegno assunto. A parte i tempi (che, tuttavia, non dissuadono nessuno) è decisamente più facile sciogliere un matrimonio che un qualsiasi contratto. Non mi va? Fine della comunione spirituale tra i coniugi.
    Alché la domanda è: e perché non siete stati insieme more uxorio invece di sposarsi?
    Sarei curioso di sapere sull’enorme massa di separazioni (che poi è questo il vero passaggio cruciale: il divorzio è solo una ratifica differita nel tempo) quante volte i giudici abbiano rigettato la domanda assumendo che le difficoltà relazionali erano superabili. Credo che dal 1971 le pronuncie siano state si e no un trentina a fronte di centinaia di migliaia di divorzi. Ora, un impegno che è recedibile perfettamente ad nutum non è un impegno. Mi impegno, se vorrò, come noto non è un impegno. Sicché se il matrimonio ha un qualche senso divorziare dovrebbe essere possibile solo a fronte di obbiettive insuperabili difficoltà e non di fornte al solo “non mi va più” variamente espresso in “non sto realizzando la mia vita” “non provo più l’incanto” ed altre fesserie del genere.
    Anche perché ho la netta sensazione (ma non è un argomento, è solo una sensazione) che se divorziare fosse un po’ più difficile la gente, prima di correre dall’avvocato dicendo che la moglie non glielo fa tirare con la foga dei vent’anni, forse si impegnerebbe un po’ di più a cercare di far andare avanti il rapporto. Mi sembra (ma ribadisco, è un’impressione) che la possibilità di divorziare ad nutum sponsorizzi una concezione usa e getta del matrimonio. Non vi è nulla di male nel fatto di avere rapporti usa e getta. Ma allora, perché debbono essere formalizzati?
    Sono d’accordo sul fatto che i tre anni come dissuasione siano inefficenti. Rimane però il punto che il divorzio dovrebbe essere un rimedio eccezionale, non la quasi normalità: se in Italia circa il 50% dei matrimoni finisce in un divorzio, mi pare impensabile che in tutti questi diovorzi ci fossero ragioni terribili, insuperabili per divorziare. Più probabilmente, la gente si era semplicemente stufata. E qual’è la ragione per premiare l’incostanza di fronte agli impegni assunti? Mistero.

  4. 4 Robin Goodfellow Martedì 19 Giugno 2007 alle 12:23

    Caro etienne64,
    per quanto possa non apparire prima facie, stiamo dicendo cose assai prossime.
    Parlo da uomo sposato da ormai dieci anni (gasp!), con tanto di prole abbondante (spigolando qua e là fra post e commenti, si sarebbe dovuto almeno intuire…), e posso dire — e mia moglie, penso, sottoscriverebbe — che non sono sempre rose & fiori, anzi.
    Ciononostante, ritengo che le difficoltà vadano affrontate e, se possibile, superate.
    Ma io ho una visione perfettamente cosciente di quello che il matrimonio è e rappresenta; un sacco di gente, invece, pensa solo alla cerimonia (in Chiesa, of course) e non vede il possibile lato patologico della questione (io, invece, prima di sposarmi ho “separato” e “divorziato” più di qualcuno, e sapevo abbastanza bene in cosa andavo a cacciarmi…).
    Per questo ritengo che gli aspiranti sposi andrebbero adeguatamente informati e responsabilizzati prima; in tal modo, forse, i problemi verrebbero affrontati adeguatamente nel momento in cui si presentano e non si accumulerebbero e stratificherebbero sino al punto di non ritorno.
    Non ho certamente una visione “usa e getta” del matrimonio; ma neppure ritengo che a un eventuale errore (il matrimonio) se ne debba giocoforza accoppiare un altro (la sua indissolubilità): così facendo, si moltiplicano solo le infelicità (per tacer degli uxoricidi…).

  5. 5 torquilla Lunedì 25 Giugno 2007 alle 7:40

    io credo che nessuno sappia veramente in cosa va a cacciarsi quando si sposa…


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