Archivio per Maggio 2007

I bambini fanno “Oh… che str***ata!”

Pare che, durante la sua esibizione al Family Day, Povia (da più parti definito “il cantante Povia”; non proprio il massimo, invero: avete mai sentito dire “il cantante Lucio Battisti”, per dirne che uno? Brutta cosa per un cantante pop, la necessità quella precisazione) abbia affermato che “bisognerebbe vietare il divorzio a chi ha figli piccoli”.
A onor del vero, non è né il primo né il più insignificante ad ammannirci consimili perle.
Evidentemente, lui e quanti ne condividono pensieri & parole ignorano bellamente la proposizione n. 7 del Tractatus Logico-Philosophicus di Ludwig Wittgenstein; e, anche senza volare così in alto (dove l’ossigeno si rarefa e il cervello ne risente), il semplice buon senso avrebbe consigliato il silenzio.
Qualcuno disse: “Padre, perdona loro perché non sanno quel che fanno”.
Io, millenni luce più al di sotto, proprio non riesco a perdonare loro, perché non sanno quello che dicono.
Fuor dei denti, questi Difensori della Morale, della Famiglia etc. che non hanno la benché minima idea delle situazioni sulle quali pretendono di pontificare mi fanno davvero vorticare i maroni.
Per ripetere un concetto abusato, “son tutti finocchi col culo degli altri” (mi perdonino gli omosessuali per la battuta così politicamente scorretta, ma quanno ce vo’…).
Dire che i figli soffrano del divorzio dei genitori equivale a scoprire l’acqua calda.
Pensare che i genitori che decidono di divorziare non stiano soffrendo e non vadano comunque incontro a ulteriori sofferenze significa avere la sensibilità dello sterco fossile.
Il divorzio non è mai una bella cosa, e neppure il suo più acceso fautore ve lo dirà mai (fanno eccezione gli avvocati matrimonialisti, ma solo quelli dei VIPs: chi, come il sottoscritto, si occupa della gente comune vi potrà dire che il più delle volte sono rogne anche per l’avvocato…).
Tuttavia, è molto peggio continuare a vivere insieme quando proprio non ci si sopporta più; e se ci sono figli piccoli, i primi a farne le spese sono proprio loro.
Certo, il matrimonio non è una passeggiata, non è sempre rose & fiori; ma solo un cretino può pensare il contrario (oppure bisogna rivedere più di qualcosa nella nostra educazione, e alla svelta).
Personalmente, anche alla luce della mia esperienza professionale, ritengo che due coniugi giungano alla decisione di divorziare solo dopo averle tentate tutte (o perlomeno quasi tutte), quando davvero non ce la fanno più e vivere insieme è solo un quotidiano inferno (nei cui gironi finiscono anche i figli, altro che il Limbo!).
Sarebbe quindi ora di mettere al bando le ipocrisie e fare almeno una riforma veramente sensata: abolire l’obbligo della separazione per tre anni e consentire il divorzio immediato (lasciando pure la separazione per quanti volessero mantenersi aperta la possibilità di ripensarci).
Oltretutto, molti parlamentari e leader politici sono già separati e/o divorziati: se ne contano parecchi soprattutto nel centrodestra, dove abbondano i difensori della Famiglia, e non sempre vi è distinzione fra le due categorie… (non occorre che faccia nomi, vero?)
La famiglia è in crisi, dicono.
Vero, ma non perché c’è il divorzio.
Il divorzio è solo l’estremo sintomo della crisi, mai la sua causa.
Ma, ripeto, bisogna passarci
(in un modo o nell’altro) per capirlo: non a caso, quelli che tanto tuonano al riguardo di matrimonio, di vita coniugale e di essere genitori sono proprio quelli che, per definizione, nulla di ciò hanno mai sperimentato o sperimenteranno sulla propria pelle.
Certo, uno non chiederebbe mai a un idraulico un parere sui propri problemi di
angina pectoris (al massimo, il telefono di un buon cardiologo).
Perché, allora, un celibe dovrebbe dettar legge in materia matrimoniale?
Se avessi dei disturbi cardiaci e seguissi i consigli del mio idraulico per curarmi
(tanto, sempre di pompe e tubi si tratta…), verrei ritenuto un colossale idiota e, con buona probabilità, persino il Professor Paolo Cendon invocherebbe la mia interdizione.
Va tutto bene, invece, quando il Grande Razinga ci dice per filo e per segno cosa è bene e cosa no a proposito di matrimonio, divorzio e procreazione
(assistita o meno).
No, abbiate pazienza: anche un cretino ha diritto di esistere, certo, ma di parlare non ne sono così sicuro…

“Famiglie, vi odio!” (André Gide)

Domani a Roma si terrà la manifestazione denominata “Family Day”.
Si trattasse solo della richiesta al governo di adottare una seria e fattiva politica in sostegno delle famiglie, vi sarebbe poco da eccepire, tranne che si poteva fare anche prima (i precedenti governi, incluso il penultimo e non rimpianto, poco o nulla hanno fatto in materia, nonostante ogni contraria affermazione).
Ma, dato l’impulso catto–clericale che la caratterizza, questa manifestazione è più che altro la rabbiosa reazione di rigetto al progetto (a questo punto, e peraltro, semi–abortito) di regolamentazione delle convivenze diverse dalla famiglia legittima.
Più volte ho detto che i DICO non mi piacciono (anche se per tutt’altri motivi, soprattutto di carattere tecnico–giuridico).
Mi piace ancor meno, tuttavia, l’atteggiamento di quanti pretendono di imporre a tutti i costi il loro personale punto di vista, anche in quei casi in cui la differente opinione non causerebbe loro alcun danno o disagio.
A dirla tutta, a manifestare contro i DICO dovrebbero essere i soggetti che dai DICO sono direttamente interessati, data la povertà della risposta governativa alle loro rivendicazioni.
(Su quest’ultime, poi, ci sarebbero parecchie cose da dire, ma rimandiamo ad altra occasione, se del caso.)
E poi, lasciatemelo dire: io, l’inglese, lo capisco e lo parlo abbastanza bene, ma proprio non sopporto l’esagerato ricorso a espressioni straniere quando la nostra lingua — che è bellissima, a saperla parlare come si deve — consente in maniera altrettanto efficace di esprimere gli stessi concetti.
Gli faceva tanto schifo, chiamarla “Giornata della Famiglia”?
Al limite, per evidenziare le reali “eminenze grigie” della manifestazione, si sarebbe potuto optare per “Dies Familiae”.
In attesa del Dies Irae: di ’sto passo, non manca molto.