Il noto deputato Pier Ferdinando Casini (già Presidente della Camera dei Deputati) ha rilasciato una dettagliata intervista sul numero odierno de la Repubblica, nella quale risponde a quanti gli rinfacciano di predicare bene (è strenuo sostenitore delle posizioni della Chiesa Cattolica in tema di morale, soprattutto familiare; in particolare, avversa il disegno di legge in materia di diritti dei conviventi — i cosiddetti DICO — di prossima discussione al Parlamento) ma razzolare male (è divorziato e attualmente convive con un’altra donna da cui ha avuto una figlia fuori del matrimonio).
In buona sostanza, il deputato Casini afferma di non vedere contraddizione fra le idee in cui fermamente crede e che professa e la sua particolare situazione di vita, la quale, appunto, non gli impedisce di credere nel contrario di quello che è in effetti la sua vita privata quotidiana.
Bei tempi quando si poteva pretendere da una persona — in special modo, da un politico — una certa coerenza fra il dire e il fare.
Casini ha ragione: si può benissimo fare quello che fa lui, basta avere la faccia come il culo.
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Non sono mai stato un sostenitore dei PACS — qui da noi, prossimamente (forse): DICO — ma per ragioni squisitamente tecnico-giuridiche più che di merito vero e proprio: in fondo, ognuno fa della sua vita ciò che meglio crede (purché non rechi danno agli altri, quantomeno in linea di massima).
L’inaudita offensiva delle gerarchie cattoliche volta a contrastare l’approvazione del disegno di legge governativo in materia di diritti dei conviventi — quasi che un tanto potesse scardinare i fondamenti primi della società civile — mi ha reso i DICO più simpatici, ma non basta a eliminare le mie perplessità al riguardo.
In attesa della legge vera e propria (se mai verrà), azzardo tuttavia una previsione: se verrà approvata anche la norma che istituisce veri e propri diritti di successione fra i conviventi che abbiano stipulato un DICO, non passerà molto tempo prima che la Corte Costituzionale (giustamente) ne faccia lettera morta (in ossequio all’art. 3 della Costituzione; vi risparmio, per ora, i dettagli tecnici, che i non addetti ai lavori potrebbero trovare astrusi, pur non essendolo affatto).
Sarebbe stato preferibile che, in un improbabile soprassalto di coraggio, si fosse fatto come in Spagna, riformando appropriatamente la legislazione matrimoniale, senza inventare costruzioni dalle fondamenta spaventosamente fragili (come appaiono i DICO).
Invero, la Spagna è ancora lì, non è sprofondata nell’abisso della collera divina e, anzi, pare un Paese che fila con il vento in poppa.
Ma già, loro (come pure Francia, Germania etc.) non hanno il Vaticano in casa.
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