Guai ai vinti

A onor del vero, non pensavo a Saddam Hussein quando ho scritto, qualche post or sono, di attendere la morte di un altro tiranno; né — soprattutto — mi auguravo che ci si giungesse in questo modo.
In assoluto, sono contrario alla pena di morte, per una serie di motivi con cui non ritengo di tediare ora i miei occasionali e sparuti (ma ottimi!) lettori.
Con riferimento al caso di specie, la forca di Baghdad non sarà comunque la soluzione di un problema, solo la fonte di altri, e peggiori.
È, in ogni caso, un esito in piena armonia con le sue cause, cioè l’invasione americana dell’Iraq, questa sì un atto criminale, non fosse che a perpetrarlo è stata la nazione più potente del mondo (e allora, si sa, le valutazioni giocoforza cambiano…) .
Dobbiamo ricordarlo?
Non c’era alcuna ragione pressante ed effettiva di attaccare l’Iraq: Saddam Hussein è stato un fior di carogna, ma con l’11 settembre non c’entrava nulla, e nemmeno disponeva delle fantomatiche armi di distruzione di massa.
Certo, Hussein era un tiranno sanguinario, che si è macchiato di crimini orrendi (per molti dei quali — genocidio dei Curdi in primis — non potrà più essere giudicato), ma sarebbe casomai spettato al suo popolo sollevarsi contro di lui e farne giustizia (o vendicarsi) come meglio avesse ritenuto.
Invece, abbiamo assistito alla sua barbara uccisione, a compimento di un processo talmente farsesco da rivaleggiare coi Tribunali del Popolo cinesi dei tempi della Rivoluzione Culturale; con la differenza che, nella Cina di Mao, i diritti umani erano cose aliene quanto un marziano, mentre in Iraq si è detto esser stata “esportata la democrazia”.
L’esecuzione della condanna a morte di Saddam Hussein dà solo l’illusione — e solo ai più stupidi — di essersi liberati di uno scomodo fardello.
Non a caso un commento sostanzialmente soddisfatto è giunto dal Presidente degli Stati Uniti d’America, George W. Bush (i danni del cui passato d’alcolista sono ben visibili nel suo sguardo, a onta di chi creda che la natura aborra il vuoto…), il quale è riuscito a far ammazzare in Iraq più americani di quanti ne siano morti nel massacro delle Twin Towers.
Chiaramente, Bush jr. (il quale, va ammesso, è riuscito, in retrospettiva, a far sembrare suo padre un autentico gigante della politica) non si fermerà qui: ha già detto che l’impegno americano in Iraq non si arresta ma, anzi, molti altri soldati verranno inviati a supporto di quanti già sono colà.
E ti credo, il business della guerra che ha arricchito le corporations che lo hanno sostenuto (Halliburton, ma non solo) è troppo redditizio per abbandonarlo, anche se forse si può riconoscere all’attuale Presidente americano di non essere abbastanza intelligente per rendersi conto di esser stato, probabilmente, manovrato (in fondo, erano Cheney e Rumsfeld quelli davvero contigui alle lobbies che adesso stanno traendo enormi profitti dalla guerra).
In sintesi, una sporca faccenda che tutto il sangue scorso non basta a lavare; di certo, ne scorrerà ancora, ma probabilmente senza pulire un bel nulla.
In tutto ciò, la fine di Saddam Hussein è il contentino dato alle masse più becere e chiassose, troppo rimbecillite (dalla TV, dai predicatori, dai telepredicatori…) per rendersi conto della realtà delle cose.
Ad aggiungere squallore al dramma, il biasimo ipocrita degli antichi complici nostrani di GWB (Berlusconi & servi); i quali, per parte loro, forse solo adesso hanno cominciato a rendersi conto di non aver ricavato nulla dal casino che hanno combinato: i nostri soldati sono morti in Iraq senza che nemmeno il più infimo vantaggio sia venuto all’I talia (sarò cinico, ma neppure questo possiamo ascrivere positivamente al bilancio).
Sarà per questo, allora, che da destra martellano tanto sui “caduti di Nassirya”, indignandosi e stracciandosi le vesti non appena qualcuno osa avanzare delle critiche alla campagna di Babilonia (ovviamente, e non dovrei neppure precisarlo, quei poveri morti meritano solo rispetto e pietà, e compassione i loro cari; agli idioti che gridano “10, 100, 1000 Nassirya” spetta solo un disprezzo ancora maggiore e tante, tante botte in testa): perché il sangue di quei poveretti è le loro mani che lorda, e nessuno strepito patriottardo potrà mai farglielo dimenticare.
Ma tant’è, se anche hanno quel minimo d’intelligenza per rendersene conto, gli manca pur sempre quell’indispensabile minimo di vergogna per fargli abbassare il capo in quello che sarebbe, sì, un dignitoso silenzio.
Buon anno a tutti, sperando che veramente sia migliore di quello che finisce oggi.

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