Archivio per Ottobre 2006

Pubblicità Progresso

Circa una settimana fa, Microsoft ha finalmente rilasciato la nuova versione stabile del suo browser web, Internet Explorer, giunto così alla release n. 7.
IE7 era da tempo atteso, anche per vedere se e come Microsoft avrebbe aggiornato il proprio browser per adeguarlo alle maggiori e più avanzate funzionalità del principale concorrente, Mozilla Firefox.
Incidentalmente — o forse no… — in questi stessi giorni è uscita anche la nuova major release di Firefox, la n. 2.0.
Per quanto posso dire a ora, Firefox 2 va alla grande come le sue versioni precedenti, e non ci sono neppure particolari problemi di compatibilità con le estensioni (programmini “esterni” che aggiungono funzionalità extra al browser: IE non le ha…), che comunque vengono aggiornate praticamente in tempo reale.
Insomma, Firefox è il browser da avere e da usare: scaricatelo pure senza preoccupazioni, è gratuito e, soprattutto, libero (oltre a funzionare meglio e più velocemente di IE, e oltre a essere alquanto più sicuro).
Non paia troppo strano che abbia iniziato il post parlando di IE7 e sia finito a fare l’elogio di Firefox 2: in verità, avrei voluto anche dare un’occhiata alle tanto strombazzate migliorie apportate a IE7, ma a tutt’oggi IE7 è disponibile solo in inglese, finlandese, tedesco, spagnolo e giapponese (N.B.: la versione italiana di Firefox 2, invece, è uscita contemporaneamente a tutte le svariate altre versioni localizzate).
Che alla Microsoft non amino troppo gli italiani?
(Questo post è dedicato in particolare ad Antonio, strenuo assertore dei software Microsoft.)

Da non credere!

Non sono uno di quegli “scrittori” che conoscono a memoria la propria opera omnia; anzi, ho la tendenza a sgombrare la mente da quanto ho “buttato fuori” per concentrarmi (si fa per dire…) sull’avvenire (beninteso, NON il giornale omonimo!).
Rileggendo per caso un mio post precedente (“Non nominare il nome di Dio invano”), mi è venuto da ripensare a quanto affermato dal Cardinale di Milano, Mons. Tettamanzi in occasione del recente Sinodo di Verona: secondo il Cardinale, bisognerebbe essere “cristiani non solo a parole”.
Forse mi sto montando la testa, ma è più o meno una delle cose che volevo esprimere in quel post.
Naturalmente, alla conclusione del Sinodo, Èminenz & il Grande Razinga hanno chiaramente fatto capire che il pensiero del Cardinal Tettamanzi non riflette la posizione ufficiale della Chiesa Cattolica.
C’erano per caso dubbi?

Orgoglio ferito

Mi è stato riferito di un mio conoscente che frequenta spesso il mio blog ma, poiché non condivide nulla di quanto scrivo, solamente per spostarsi a casa di engi tramite il link laterale.
A questo punto non cosa sia meglio:

  • se accettare di far da mero ponte pur di incrementare il conteggio nelle statistiche di accesso (blog stats): ma ne perde la mia dignità di polemista;
  • se inviare invece al mio conoscente l’indirizzo web di engi (insieme a qualche minima istruzione su come si usa un browser web), per riportare a veridicità i blog stats: ma perderei non so quante posizioni nelle classifiche dei blog (e già sono in fondo in fondo in fondo etc.).

Credo, allora, che non mi rimaga che sperare che engi lanci un appello ai frequentatori del suo blog perché facciano un saltino anche qui (engi, puoi anche dirgli che non è necessario che leggano nulla, se proprio non hanno tempo o voglia…).

Cosa fanno i deputati invece di lavorare

Intervistato da Daria Bignardi a “Le invasioni barbariche” (una delle poche trasmissioni guardabili della TV non satellitare), Oliviero Diliberto, posto di fronte al dilemma di passare una serata in Sardegna a Villa Certosa (residenza-bunker di Silvio Berlusconi) oppure al Billionaire (il costosissimo locale cafonal-chic di proprietà di Flavio Briatore & soci), ha cercato di cavarsela con la battuta “Al Billionaire, ma imbottito di tritolo!”.
Si sarebbe dovuto apprezzare lo sforzo dell’intervistato di restare comunque entro i termini della domanda (io, per esempio, mi sarei piuttosto fatto saltare pur di non metterci neppure piede, al Billionaire o a Villa Certosa; per fortuna, anzi purtroppo, non sono nemmeno nelle condizioni per cui mi possano porre una domanda del genere…).
Com’era logico e sensato, nessuno ha dato peso alla battuta di Diliberto, neppure Briatore (il quale sarà un tantinello grossier, ma è tutt’altro che stupido e certo non perde il suo tempo in simili quisquilie), ove si eccettui il deputato di Forza Italia Giorgio Jannone, che ha diramato un comunicato dai toni allarmati e indignati, in cui minaccia addirittura una futura interrogazione al Presidente del Consiglio.
Certa gente proprio non capisce nulla: quanto miglior figura avrebbe fatto il suddetto Jannone a commentare invece: “L’On. Diliberto non ci illuda così crudelmente con promesse che sa di non mantenere!”
Per parte nostra, possiamo solo rammaricarci che la frase di Diliberto rimanga, appunto, una battuta: sarebbe stato, in effetti, il classico caso dei due piccioni con una fava.

Pronto, chi parla?

L’amico Antonio proprio non molla!
Nonostante gli abbia fatto presente che questo è “Il diario di Robin Goodfellow” (e NON “Le opinioni a richiesta di Robin Goodfellow”), mi pressa da vicino per un mio commento riguardo alla presunta ingerenza dell’attuale Presidente del Consiglio sulle operazioni di riassetto societario di Telecom Italia.
Testualmente, Antonio dice (vedi fra i commenti a “Stupefacente!”): “Bando alle ciance. Ritengo che in qualunque ‘altro’ paese democratico, il premier che tenti di influenzare, anche a mezzo un suo stretto consigliere, una operazione di riassetto societario di una grande azienda privata non a lui riferibile, debba dimettersi lui, e non solo il suo collaboratore” (gli assestamenti alla punteggiatura e alle maiuscole sono miei).
Effettivamente, il Presidente Prodi non ha fatto una bellissima figura in questa storiaccia:

  1. se ha tentato un’influenza indebita, avrebbe dovuto muoversi con maggiore accortezza;
  2. se è stato, invece, tenuto all’oscuro di tutto, avrebbe dovuto controllare meglio i suoi collaboratori di fiducia.

In ogni caso, finché le reali responsabilità non saranno state accertate a dovere dalla Magistratura che si sta occupando del caso, garantismo vorrebbe che si sospendesse la gazzarra sulle dimissioni di Prodi (tanto, non penso che all’opposizione manchino altri spunti per chiederle…).
E comunque, dopo aver beatamente tenuto bordone a cinque anni di ben più gravi porcherie berlusconiane, ogni indignazione di tal fatta rivela come minimo una certa incoerenza, per non dire una faccia come il culo.

Comunicazioni di servizio

In ordine a un paio di commenti ricevuti a un precedente post:

  • per “antonio”: su Telecom mi pronuncerò non appena avrò tempo & voglia; se nel frattempo mi riesce, vorrei staccarmi anche dall’“ultimo miglio” e mandarli al diavolo una volta per sempre!
  • per “always”: se non sono di sinistra, pazienza, non ne faccio un dramma; mi va bene anche essere “di sopra” (“di sotto”, preferirei di no), purché non dalla stessa parte di Bondi (aaarghhh!).

Stupefacente!

Ieri sera mi è capitato di vedere l’inizio di “Porta a Porta” (normalmente non seguo quel programma, per non dire che la TV proprio non la guardo, ma io e mia moglie stavamo dando il biberon ai gemelli e il telecomando ce l’aveva lei, zapper incallita…): tema della trasmissione, il “test antidoping” a sorpresa effettuato dalle Iene a un gruppetto di deputati.
Come saprete, il Garante della Privacy ha bloccato la messa in onda del servizio sul fondamento della tutela di dati personali sensibili carpiti illegittimamente.
In punto di stretto diritto, nulla da dire: decisione in sé corretta.
Mi ha dato, invece, non poco fastidio — ma non dovrei sorprendermi — l’atteggiamento scandalizzato dell’ineffabile B.V., gran cerimoniere dell’ipocrisia politicante d’Italia.
Come al solito, l’immarcescibile B.V. (ce ne libereremo mai?) è stato prontissimo a correre in soccorso dei potenti di turno, anche quando di soccorso, in fondo, non avevano granché bisogno.
Neppure hanno sorpreso le prese di posizione dei soliti ospiti della cosiddetta “Terza Camera” del Parlamento (ma come ci siamo ridotti?), con l’eccezione della pasionaria Alessandra Mussolini: qui sì che sono sorpreso, nel trovarmi a condividere — in buona sostanza — l’opinione di costei, cioè che i nostri parlamentari godono di privilegi al di là di quanto il loro ruolo istituzionale consentirebbe.
Ma il punto della questione è un altro: al di là del fatto che un parlamentare dovrebbe essere come (un tempo si diceva) la moglie di Cesare, cioè anche apparire — oltreché essere — inappuntabile e rigorosamente rispettoso delle leggi che contribuisce a promulgare, è il sistema italiano di lotta all’uso di droga che svela la propria assoluta inadeguatezza.
Diciamocelo forte e chiaro: non vogliamo che i nostri figli si droghino? Bene, tocca a noi — genitori, e la società civile in genere — dargli gli strumenti per non cadere nell’uso (e abuso) di stupefacenti.
Pretendere di delegare alla legge dello Stato quello che non si è in grado di fare in casa propria è solo il peggio dell’italica insipienza.
Solo gli ottusi, a questo punto, possono ancora credere nell’efficacia di un apparato meramente repressivo (a meno che non vi siano dietro le complementari mafie/lobby del narcotraffico e delle comunità di recupero, da San Patrignano in avanti).
Perché, se davvero si vogliono combattere le tossicodipendenze, bisognerebbe — sempre nell’ottica repressiva, beninteso — mettere fuori legge anche tabacco e alcolici vari.
In fondo, sono sostanze psicotrope anche queste: strano che l’onorevole (si fa per dire) Fini (coautore della recente legge che ha inasprito le sanzioni per chi fa uso di stupefacenti: in galera!) non se ne sia reso appieno conto; ma, forse, alle sue sigarette lui non intende rinunciare…
Se davvero si tiene alla salute pubblica, non può trascurarsi che in un anno, in Italia, ne fanno fuori più il fumo e l’alcol (direttamente o indirettamente: vedi le cosiddette stragi del sabato sera e i molteplici sinistri stradali con guidatore che presenta tracce di sangue nell’alcol, più tumoretti vari) che non tutte le droghe illegali globalmente considerate.
Fossimo persone con un minimo di serietà (e qui, incredibilmente, tocca portare gli svizzeri ad esempio!), non potendo — o non volendo — proibire tabacco e alcolici (che, pure, rendono non poco allo Stato), occorrerebbe rendere l’uso degli stupefacenti legale alla stregua di quegli altri.
Come minimo, si renderebbe il narcotraffico un affare antieconomico per le varie mafie; poi, si eviterebbero i morti per overdose o per assunzione di sostanze mal tagliate.
Certo, poi bisognerebbe lavorare sui giovani per far sì che non si droghino.
Ma è qui il difficile.
Perché un ragazzo dovrebbe prendere la droga? Per noia, per infelicità, per male di vivere.
Benedetti loro! Ma il vuoto interiore si riempie facendo lavorare la testa, con la fantasia, con la passione.
Se invece di lasciarli rincoglionirsi davanti alla TV, qualche genitore gli avesse insegnato a leggere un libro, ad ascoltare della buona musica, ad appassionarsi a qualcosa, forse ’sti ragazzotti non dovrebbero cercare di svegliare il loro cervello con le droghe (si chiamano sostanze psicotrope per qualcosa, no?).
È quello che, sinteticamente, si definisce educazione.
Ma no, troppa fatica! Molto meglio (più comodo, cioè) proibire e basta.
C’è, forse, un’altra spiegazione, molto più terribile.
Una volta, quando si stava peggio, la selezione naturale operava a livello fisico.
Adesso, che quasi nessuno (nelle società “progredite”, ovvio: vi risulta che nel Burkina-Faso vi sia un problema sociale di tossicodipendenza?) muore più di fame, la selezione naturale si è spostata all’interno: chi è più forte nella testa, sopravvive (magari, infelice: ma non si può avere tutto dalla vita…); gli altri…
(Qui si aprirebbe un’altra questione, sulla qualità delle teste, ma sarà per un’altra volta… i gemelli chiamano.)
Il vero guaio è che agli italiani — rectius, alla loro classe dirigente, politica e non (Chiesa Cattolica in primis) — non interessa essere intelligenti.
Si tengano, allora, B.V. & C.: forse è la volta buona che la TV la rottamo per sempre…

Rospi non digeriti

Si fa presto a dire: “sono di sinistra”; poi, succede sempre qualcosa, o qualcuno apre bocca, ed eccoti fra due fuochi: non bastassero quelli dichiaratamente “dall’altra parte” a farti pericolosamente salire l’indice di irritazione, c’è sempre qualcuno che viene iscritto alla tua area politica di riferimento a farti venir in mente “idee che non condividi” (© Altan, immenso sempre).

Questa volta, l’origine del fastidio sono gli scontri di piazza avvenuti il 25 settembre scorso a Padova, tra le forze dell’ordine e i cosiddetti Disobbedienti, a margine di una manifestazione di protesta contro il (pure) cosiddetto “Muro di Via Anelli”, cioè quella barriera eretta dal Comune di Padova nella suddetta via, nel tentativo di porre un minimo freno al dilagare di spacciatori di droga e altra microcriminalità in un quartiere da tempo tramutatosi in una sorta di ghetto per immigrati (regolari e non).

Per la cronaca, rimando a quanto riporta indymedia (si noti come anche una fonte di certo insospettabile di parteggiare per l’autorità costituita, pur mantenendo un tono estremamente neutro e distaccato, non abbia potuto esimersi dal riferire ai manifestanti la responsabilità del casino che ne è seguito…).

L’argomento, quindi, non è di strettissima attualità ma — come direbbe Paolo Conte — “la palle ancora mi girano”.

D’istinto, Casarini & C. mi hanno sempre ispirato un sommo fastidio.

Per fare ammenda a questa mia irrazionale prevenzione, ho cercato di documentarmi e di capire chi siano e cosa diamine vogliano, ’sti Disobbedienti.

Quanto ho trovato in Internet (questo, questo e questo) non mi ha aiutato granché: con un certo sforzo, si comprende anche che questi bei tomi avrebbero anche nobili finalità, ma come si esprimono! (non posso non concordare con Wu Ming).

Peccato che tra il dire e il fare… non ci sia di mezzo qualche bel muro!

Alla fine dei conti, i Disobbedienti si iscrivono di diritto nella categoria degli integralisti: quale che sia il Nume di riferimento, si avverte drammaticamente l’infinita stupidità dei discepoli. E come tutti gli integralisti, anche i Disobbedienti si confrontano con quanti non la pensano come loro con l’unico argomento alla loro portata: la violenza.

Per il che, dal lato di uno “di sinistra”, i Disobbedienti non sono solo inutili, sono anche perniciosi.

Mi domando, allora, cosa diavolo sia saltato in mente a Bertinotti: se candidare Vladimir Luxuria non può, onestamente, dirsi un errore (lui/lei non sarà esattamente un/una campione/campionessa di buon gusto, ma almeno è persona intelligente e civile), portare in Parlamento uno come Francesco Caruso è tutt’altro paio di maniche (anche se, a onor del vero, negli ultimi tempi è sparito dalle ribalte della cronaca: che stia diventando grande anche lui?).

Sorge, a questo punto, un retropensiero: non sarà che i Disobbedienti sono, in realtà, “utili idioti” della destra?

Je vous salue, Marie (reprise)

Il teatrino dell’assurdo e del grottesco non va mai in ferie.

Adesso, le autorità bielorusse paiono aprire uno spiraglio alle speranze dei coniugi ex-affidatari della bimba “contesa”, affermando che la piccola “Maria” potrebbe esser loro data in adozione, se presenteranno regolare domanda.

Dal canto loro, i coniugi in questione hanno dichiarato di aver presentato la domanda già da molti mesi, ma che la stessa sarebbe rimasta invischiata nella sospensione delle pratiche di adozione decisa tempo fa dal medesimo governo bielorusso.

(D’altro canto, cosa attenderci dall’ultima satrapia post-sovietica rimasta in auge? Sappiamo bene come la democrazia e lo stato di diritto non siano ancora sbarcati in Bielorussia.)

Non fosse così tragica, la situazione non potrebbe dirsi seria.

Comunque vada a finire, resteranno sempre danni non rimediabili:

1) se “Maria” dovesse tornare dai coniugi liguri, anni di sforzi per rendere l’adozione internazionale qualcosa di diverso e migliore del “mercato di bambini” che era — e che per certi versi ancora è — finiranno nella spazzatura (con buona pace di quanti si dannano per fare le cose come si deve, a tutto vantaggio di quanti optano per il “fai-da-te”);

 

2) se, invece, si decidesse di rispettare chi ha seguito le norme e di sanzionare chi le norme ha violato non appena non gli sono andate più a genio, prepariamoci ad altri mesi di squallido teatrino dei sentimenti, luogo d’elezione di parroci e quant’altri pensino di farsi belli agitando le parole d’ordine “amore-figli-genitori”.

In un certo momento della mia vita, ho pensato anch’io di dover ricorrere all’adozione internazionale: a questo punto, ho solo un’altra ragione per dirmi un uomo fortunato.

Je vous salue, Marie

Ero stato facile profeta.
Le autorità bielorusse, con un vero e proprio blitz, si sono riprese la bimba contesa.
Peraltro, poche ore dopo, la Corte d’Appello di Genova dava loro postuma ragione anche in punto di diritto; se non altro, i bielorussi ci hanno risparmiato l’ulteriore imbarazzo di dover dare esecuzione al pronunciamento dei giudici liguri.
Con tutto ciò, i coniugi ex-affidatari e, naturalmente, i parroci loro amici, insistono nelle loro posizioni.
Umanamente, l’ho già detto, sono reazioni comprensibili; credo che il dolore di quelle persone sia autentico e, come tale, meritevole di rispetto.
Ciò non significa che avessero o abbiano ragione. Le leggi, per discutibili che siano, vanno comunque rispettate: l’alternativa è la giungla.
A conclusione di tutto, resta l’amara impressione che i coniugi in questione abbiano perseguito (sempre in buona fede, ovviamente) più il loro desiderio di avere una figlia, a ogni costo, piuttosto che la sincera e disinteressata preoccupazione per una creatura bisognosa d’affetto e d’aiuto.
(Pochi, in queste convulse settimane, hanno anche solo ricordato le centinaia di altre coppie di aspiranti genitori adottivi di bambini bielorussi che si son visti bloccare l’iter dell’adozione internazionale come reazione al sequestro della bambina.)
Che, poi, le autorità bielorusse non vadano esenti da critiche (vedasi anche quanto dichiarato dal Ministro della Famiglia Rosi Bindi), è un altro paio di maniche.
Non ci resta che sperare che, quantomeno, la povera bimba trovi adesso quel po’ di serenità che le spetta.