Torno al diario dopo un mesetto di latitanza, nel corso della quale — peraltro — non è che nessuno mi abbia, non dico assillato, ma perlomeno sollecitato a intervenire più spesso.
In realtà, ho avuto cose un tantino più importanti di cui occuparmi: siccome non voglio stressare i miei pochissimi lettori con faccende personali, per quanti ancora non sapessero a cosa alludo, rimando al link presente sul lato destro di questa pagina: in questo modo, non solo avrete modo di esercitare il vostro acume, ma vi farete pure quattro risate con un blog decisamente più leggero e divertente di questo (eppoi farete contenta engi, il che non è poco…).
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In questi giorni sono affiorati alla ribalta delle cronache (ma non succede mai nulla di interessante, nella politica italiana?) i cosiddetti “teo-dem”: tale orribile abbreviazione starebbe a indicare gli integralisti cattolici di centrosinistra, per distinguerli dai loro omologhi di centrodestra, gli altrettanto cosiddetti “teo-con”.
(Le siglette in questione mi suggerirebbero alcuni giochini di parole stile Bartezzaghi — anche se non a quel livello — ma ve li risparmio, dicendovi solo, sibillinamente, che nel primo caso c’è una sostituzione di consonante, nel secondo l’aggiunta di due vocali.)
Personalmente, a sentire le esternazioni dei suddetti “teo-dem” (i vari Bobba, Binetti, Carra & Rutelli), pare arduo distinguerli dai “teo-con”; mi ci sono scervellato un po’ e sono giunto alla conclusione che, mentre i “teo-con” ti dicono “è così come dico io, e basta”, i “teo-dem” ti ascoltano educatamente, per un po’ fanno finta di dialogare con te e poi concludono dicendoti “è così come dico io, e basta”.
A questo punto, sono da preferire i “teo-con”: almeno non ti fanno perdere tempo e puoi mandarli al diavolo subito.
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Si è fatto tanto casino perché il Papa, nel contesto di un simposio accademico, ha citato una frase di un antico imperatore bizantino, secondo cui Maometto avrebbe portato solo sciagure, affermando di dover diffondere la parola di Dio anche con la spada.
Apriti cielo! Gli islamici si sono incazzati come un sol uomo e i soliti mentecatti sono giunti persino a minacciare attentati a Roma. Di qui, retromarce, scuse e i soliti “teo-qualcosa” a prendersela perché qualcuno “avrebbe lasciato solo il Papa”.
Ora, a parte il fatto che Sua Santità di sicuro si preferisce solo piuttosto che così mal accompagnato, il vero scandalo sta nel non aver replicato: “da che pulpito vien la predica!” (mai detto fu più appropriato).
Forse che la Chiesa Cattolica non ha da sempre usato la spada, cioè il braccio secolare, per imporre la sua “parola di Dio”?
Ma tant’è, l’erba del vicino è sempre più verde, come pure affascina di più la pagliuzza nell’occhio altrui della trave nel proprio…
Diciamocelo, qua da noi non stanno forse continuando a comportarsi così?
Tutto il casino su PACS, procreazione assistita, morale familiare e bioetica in generale non è nient’altro che un’imposizione violenta di una chiassosa minoranza, che non vuole che altri facciano ciò che essa non ha l’animo di fare.
Se non è teocrazia questa!
È allora più onesto un sinistro figuro come il presidente iraniano Ahmadinejad, il quale se non altro ha l’onestà di non camuffarsi dietro pietose panzane finto-democratiche.
A questi clericali di ritorno, vorrei ricordare qualcosa che dovrebbero, invero, conoscere molto bene: Matteo: 5, 27-28; per quanti non abbiano altrettanta confidenza con il Vangelo, il passo in questione recita: “Avete inteso che fu detto: Non commettere adulterio; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore”.
Ovviamente, la lettura più semplicistica e superficiale vede in queste parole solo un’altra giustificazione dell’indissolubilità del matrimonio e della rigida morale sessuale cattolica.
Con animo più aperto, dovremmo invece intendere che a Gesù non interessa un’osservanza meramente esteriore dei suoi precetti, ma pretende un’adesione interiore, convinta e assoluta; con il che, viene a perdere di senso imporre i precetti cristiani con legge dello stato, perché ove vi fosse comunque l’adesione interiore di cui sopra sarebbe superfluo e inutile, e ove vi fosse solo forzata obbedienza essa non avrebbe valore per Gesù.
Per cui, mentre la legge dello stato è comunque necessaria e opportuna per tutelare quei beni e valori laicamente individuati e condivisi dalla maggioranza dei consociati, e nulla di negativo può venire da una coincidenza di quei valori e beni anche nel pensiero religioso, è assolutamente antidemocratico legiferare sotto dettatura ecclesiastica.
Ma tant’è, abbiamo già detto quale sia il reale intento degli integralisti religiosi (di qualunque identità, latitudine, colore o nome di Dio).
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A margine della penosa vicenda della bimba bielorussa di cui alle recentissime cronache, due cose mi hanno (negativamente) colpito:
1) il comportamento dei coniugi affidatari della bimba, i quali avevano fatto benissimo a denunziare al Tribunale per i Minorenni le violenze che la bimba aveva loro riferito di aver subito; salvo, poi, mandare tutto a puttane con la loro decisione di far sparire la bambina, perché non condividevano la decisione del Tribunale (che aveva disposto il ricovero della bimba in un istituto specializzato, in attesa di fare completa luce sulla vicenda);
2) l’affermazione dell’abate valdostano che aveva dato asilo alla bimba e alle “nonne”, secondo cui, malgrado egli sapesse tutto e fosse conscio che il suo dovere di cittadino era di informare le autorità civili, aveva deciso di obbedire al Vangelo che gli imponeva di accogliere chiunque, incluso Osama bin Laden, gliel’avesse chiesto.
Al riguardo, ritengo che:
1) per quanto si possa umanamente comprendere lo stato d’animo dei due coniugi, che già sentivano la bambina come loro figlia, non si può non stigmatizzarne lo spregio per le regole di convivenza e l’assoluta stupidità del tutto: adesso potrà anche venir fuori che davvero alla povera bambina hanno fatto di tutto e di peggio, nell’orfanotrofio-lager bielorusso, ma loro possono solo sperare in un autentico miracolo per l’adozione della bimba (giacché si dice siano fervidi credenti, pare adeguata conclusione);
2) all’abate, invece, oltre a fargli sommessamente presente che l’intera storia si fonda sulle affermazioni di una bambina di dieci anni, pesantemente provata dalla vita e, quindi, facilmente propensa a cercare di catturare attenzioni e amore con ogni mezzo, inclusa la fantasia (e non sarebbe la prima volta; non che la storia non possa esser vera, solo non era il caso di crederci così, a scatola chiusa), sarebbe cosa buona e giusta che lo stato gli chiedesse indietro i soldi dell’8 per mille: se non gli piace la nostra legge, allora non dovrebbero piacergli neppure i nostri soldi… se li facesse dare dal Vangelo, dal Papa o da chi per lui, poi ne riparliamo.
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Il secondo dei Dieci Comandamenti impone di non nominare il nome di Dio invano.
Siccome da un po’ di tempo a questa parte non si sente quasi altro in giro, perché l’Onnipotente non si incazza un po’, giusto per far rispettare quel tanto di giusto le Sue Leggi?
Se non Si è distratto (o disgustato di noi), forse è vero quello che diceva quel tale (di cui adesso mi sfugge il nome)… starà solo cercando parcheggio!
(Per altre divagazioni sul tema, andate qui.)
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