Archivio per Agosto 2006

Q.I.? …ZERO!!!

Su la Repubblica del 22 agosto 2006, il servizio dal meeting di CL riporta le critiche di tale Caterina Tartaglione e dell’UdC Luca Volontè all’ultima campagna pubblicitaria di Vodafone (quella che vede il meno simpatico dei fratelli Muccino rifare “alla coatta” la scena de “Il laureato” in cui Dustin Hoffman interrompe le nozze della sua bella): secondo gli autorevoli esponenti catto-cattolici, lo spot svilisce il matrimonio e se Vodafone non cambierà lo spot, un milione di famiglie da loro “rappresentate” “potrebbero cambiare gestore”.
Quanto sopra dimostra inequivocabilmente due cose:
A) i talebani non sono solo musulmani (ma, almeno, loro hanno la giustificazione di vivere in una società rimasta culturalmente e civilmente al medioevo);
B) a differenza del golf, per essere integralisti (religiosi, ma non solo) è necessario essere stupidi.
Dopodiché:
a) se io fossi in quel milione di famiglie di cui parla Volontè, mi cercherei subito un altro “rappresentante” (anche sul telefonino devono metter becco, ‘sti stronzi?!);
b) se io fossi Vodafone, lancerei una campagna promozionale per chi passasse a Vodafone da CL o UdC (per esempio, un anno di telefonate gratis, senza limite alcuno e, per chi volesse, anche le varie bonazze degli spot);
c) se io fossi Volontè non potrei, purtroppo, accorgermi di quante spaventose cazzate sono riuscito a stipare in neanche venti righe di virgolettato.
Quanto affermato dal medesimo Volontè nel virgolettato di cui sopra (vedi sempre la Repubblica del 22/08/2006, p. 23), mi ispira, infine, quanto segue:
1) vedi il mio precedente post “La minoranza del neurone”: con la dovuta precisazione che Mantovano/Talebano è molto, molto più intelligente di Volontè;
2) non sono mai stato troppo favorevole all’introduzione dei PACS nel nostro ordinamento giuridico, non per ragioni ideologiche o religiose ma semplicemente per motivi di ordine tecnico-legislativo (non penso che il nostro attuale legislatore sia in grado di produrre un testo e degli istituti che non diano un sacco di problemi interpretativi), e ho sempre ritenuto preferibile che si modifichino opportunamente il matrimonio (divorzio “breve”, possibilità per gli omosessuali di sposarsi, etc.) e il diritto di famiglia: improvvisamente, mi vien voglia di tifare, per i PACS… effetti collaterali di una reazione quasi-allergica alla stupidità?
3) ’sti bacchettoni dell’UdC, perché non scassano un po’ la minchia ai loro capatàz (non uno tra Berlusconi, Fini e Casini — nomen omen? — è in regola con le norme cattoliche sul matrimonio, badate bene!) invece di fracassarcela a noi tutti?

 

La ferocia delle vittime

Nelle ultime settimane ha fatto capolino sulla stampa il caso del deputato della Rosa nel Pugno Sergio D’Elia; per i meno informati, riporto queste brevi note biografiche tratte da Wikipedia: “Antico membro di ‘Prima Linea’, l’organizzazione terrorista di sinistra di cui fu il dirigente. Condannato a venticinque anni di prigione per l’assalto al carcere di Firenze (nel 1978), in cui rimase ucciso l’agente Fausto Dionisi, ne ha effettivamente scontati dodici grazie ad una riduzione di pena. Nel 1986, si è iscritto al Partito Radicale durante la campagna per i mille iscritti, abbracciando così le posizioni nonviolente dei radicali. A partire dal 1987, nella Segreteria del Partito Radicale, si occupa soprattutto della riforma penitenzaria. Nel 2000 D’Elia venne riabilitato dal tribunale di Roma, che cancellò le pene accessorie, consentendogli l’eleggibilità. Organizza in seguito un’associazione per far riconoscere il voto ai detenuti e per la riforma delle pene supplementari. Ha collaborato al progetto per il Partito Nuovo e fondato, con Maria Teresa De Lascia, l’Associazione Nessuno Tocchi Caino per l’abolizione della pena di morte nel mondo dopo l’anno 2000. Nelle elezioni politiche di aprile 2006 è stato eletto alla Camera per la Rosa nel Pugno ed è in seguito stato nominato dall’Unione segretario della Camera”.
Perché consti, questo è tutto ciò che anch’io so di Sergio D’Elia; non lo conosco personalmente e non ho particolari ragioni né di simpatia né di antipatia nei suoi confronti.
La vicenda elettorale di D’Elia ha suscitato forti reazioni: il SAP (sindacato autonomo degli agenti di Polizia) ne ha richiesto le dimissioni dalla carica, e il presidente dell’Associazione tra i familiari delle vittime della strage del 2 agosto 1980 (alla stazione ferroviaria di Bologna), Paolo Bolognesi, ha affermato più volte che la sua elezione è un “affronto intollerabile” ai familiari delle vittime delle stragi, nonché un fatto diseducativo per le giovani generazioni.
Il dolore di quanti sono stati colpiti, in qualsiasi modo, dalla violenza — di qualunque matrice, politica e non — pretende e merita assoluto rispetto.
Non si può, tuttavia, dare aprioristicamente credito e ragione a consimili pretese e giudizi: D’Elia ha pagato il suo debito con la società, ha riconosciuto i suoi errori e rinnegato il suo passato (anche fattivamente) e non è giusto esigere ulteriori punizioni. Al contrario, la sua vicenda può essere d’esempio alle “giovani generazioni”, dimostrando che la redenzione e il recupero sono sempre possibili, anche dalle più nere profondità dell’animo.
Certo, si può sempre discutere sulla congruità della pena inflitta e scontata, ma ho l’impressione che per le persone e i soggetti che ho citato sopra nessuna pena sarebbe mai congrua.
Infatti, quale pena può mai ridare la vita ai morti?
Cosa si vorrebbe, allora?
La pena di morte tout court, oppure e quantomeno la morte civile?
Non sarebbe giustizia, ma vendetta, feroce vendetta.
Con buona pace di Beccaria e di tutta l’elaborazione politica, filosofica e culturale che ha avuto come esito la società civile occidentale odierna (incluse le tanto strombazzate “radici cristiane”, di cui ci si ricorda solo quando c’è da proibire qualcosa, mai invece quando tocca affrontare e digerire i bocconi più amari…).
Ho detto che rispetto il dolore delle vittime, e non era una frase di stile: proprio per questo, dico che non posso accettare la loro ferocia.