Detesto avere sempre ragione.
Le elezioni, in Italia, si sa, sono un po’ come le allergie di stagione: ogni anno ce n’è una, e provoca insopprimibili pruriti.
Tipo quelli che colgono certi personaggi, soprattutto in ambito locale, folkloristici quanto mai eppure, chissà perché, baciati da tal successo di voti da far ripensare seriamente se sia davvero il caso di mantenere il suffragio universale (come dire che talvolta mi vengono in mente idee che non condivido… aforisma geniale che — ovviamente — non è mio ma dell’immenso Francesco Tullio–Altan).
E allora, non appena si appressano i fatidici comizi, ecco che i suddetti personaggi escono fuori dal loro periodico letargo ed esplodono in tutta la loro creatività propagandistica.
Vanitas vanitatum: come altrimenti giustificare l’esibizione di certi faccioni su poster di metrature sufficienti a ospitare un’intera colonia di boat people nonché responsabili delle crescente deforestazione del pianeta?
Per tacere degli slogan allegati o dei testi che accompagnano i “santini” elettorali certosinamente imbucati casa per casa (e per fortuna che c’è la raccolta differenziata, sennò sai che criminale spreco…).
O meglio, questa volta non intendo proprio tacere; è un dovere civico, anzi un assoluto imperativo morale denunziare gli orribili crimini di questi loschi figuri contro la vittima più indifesa e violentata degli ultimi decenni: la lingua italiana.
Non nominerò il folkloristico personaggio bersaglio dei miei odierni strali, sia perché non voglio correre il rischio che qualcuno dei miei 25 lettori (estenuato da questi preliminari verbali) equivochi e pensi che inviti a votarlo, sia perché comunque la maggior parte degli stessi lo riconosceranno subito (e sono peraltro sicuro che si taglierebbero una parte importante del loro corpo prima di votare per lui…); dirò comunque che ha un paio di cose in comune con Pavarotti e Moggi (e, per quanto mi risulta, non si tratta di noie con la giustizia…).
Ciò doverosamente premesso, ecco in integrale il testo del suo “santino”, in distribuzione da qualche giorno nella mia città (si noti che da oggi è in giro la versione 2.0 del “santino” in questione; per comodità del lettore, riporterò fra parentesi la lezione originale della versione 1.0, per non essere tacciato di faziosa parzialità):
« Sono utili alcune osservazioni sulle necessità di rinnovare la vita politica associando giovani candidati, in questo momento più che mai necessari per affrontare le complessità del presente, a persone navigate ma ricche di esperienza.
« Un “veterano” accorto amministratore potrà quindi assumere il compito di accompagnare il giovane mettendo a sua disposizione le analisi e le conoscenze dei fatti con l’o biettivo che, nel quinquennio 2009 – 2014 [ver. 1.0: 20014] , di far crescere i futuri amministratori.
« Risulterà quindi utile l’appoggio di coloro che per anni hanno lavorato, come minoranza, con grandi sacrifici e dedizione [ver. 1.0: dedicazione] sui problemi che investono la città di P***. » (segue la firma declinata rigorosamente per cognome e nome)
Magari in un successivo post (se richiesto, in ciò facendo un’eccezione alla regola di questo blog, secondo cui scrivo solo ed esclusivamente quello che mi va, indipendentemente da eventuali richieste) potrei soffermarmi su una più approfondita analisi testuale, evidenziando sottintesi retropensieri e inconfessati secondi fini dell’autore di queste mirabili righe.
Adesso, tuttavia, credo che sia d’obbligo una domanda: ma perché ca**o si dovrebbe affidare l’amministrazione della propria città a uno che non sa manco mettere due parole di seguito senza offendere quantomeno grammatica e sintassi?
La risposta non può che essere una: la gente vede il faccione sul recto e perde di colpo quel microgrammo di voglia che poteva avere per girare il “santino” e leggere il testo sul verso .
Ciò mi suggerisce due amare e agghiaccianti riflessioni:
1) è per questo che le cose vanno tanto a schifo;
2) io non ho nessuna chance di essere eletto.
Se la Camera dei Deputati non apporterà ulteriori modifiche e il testo della legge sul testamento biologico rimarrà quello licenziato oggi dal Senato, toccherà rassegnarsi a questa realtà: i cittadini italiani sono stati espropriati della loro vita.
Con buona pace dell’articolo 32 della Costituzione, il cui comma secondo testualmente recita: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.
Certo, apparentemente ci è possibile dettare le nostre volontà nel caso ci capitasse qualcosa per cui ci ritrovassimo in coma irreversibile permanente; peccato che quelle volontà non valgano neppure la carta sulle quali siano scritte.
E ha voglia l’ineffabile Gasparri a dire che in ogni caso è vietato l’accanimento terapeutico: se alimentazione e idratazione artificiale (che sono trattamenti sanitari, checché ne dicano; o credete forse che vi sparino in vena spaghetti all’amatriciana frullati?) devono comunque essere somministrate, ecco che la gasparriana foglia di fico non basta più a coprire le vergogne dei feroci pasdaran della sopravvivenza a oltranza.
Quale sarà la prossima mossa? La reintroduzione del suicidio nel novero degli illeciti penali? (Per quanti non lo sapessero, sino a non moltissimo tempo fa — il Suicide Act inglese è del 1961 — certe legislazioni, anche nei paesi occidentali, prevedevano come sanzione per il suicidio crudeli rituali punitivi sul corpo del suicida e la confisca del patrimonio familiare; se, poi, il suicida aveva la ventura di sopravvivere al proprio atto, lo attendevano le patrie galere…)
Neanche i più biechi regimi totalitari erano giunti a tanto: e costoro hanno ancora la faccia di dirsi liberali?
“ Aridatece er puzzoneeee!!!!”
Adesso basta: tacete, per carità.
Tutti si sgolano invocando i più alti valori (cristiani e non), ma dov’è la pietà?
Pietà per i defunti e, soprattutto, per i vivi.
E dov’è il rispetto?
Rispetto per il dolore più grande che un uomo possa provare.
La questione di merito è estremamente complessa e necessita di lunga, approfondita e, soprattutto, civile discussione: l’esatto opposto delle squallide scene che hanno — ulteriormente — svilito le aule parlamentari.
E per cosa, poi?
Per basso calcolo elettoralistico, per cavalcare l’emozione del momento, per lucrare qualche voto in più.
L’indecoroso spettacolo offerto dalla politica nazionale, in questi ultimi giorni, farebbe fuggire persino un branco di sciacalli: neanche i loro stomaci sono abbastanza forti per tutto ciò.
La ministra delle opportunità
Pubblicato Sabato 22 Novembre 2008 Politica & dintorni Leave a CommentQualche volta, come ieri sera, non ho sufficiente forza di volontà e saldezza morale per non subire di mia mano l’infernale e incivile supplizio chiamato “televisione”.
Non potendo allontanare l’amaro calice, ho almeno tentato di sceglierne il contenuto: non disponendo di smart–card per accedere alle trasmissioni criptate (fra le quali qualcosa di buono, effettivamente, ancora si potrebbe trovare), ho ripiegato su La7 che — finché dura, almeno — riesce a mantenere un dignitoso livello di programmazione.
E sono capitato su “Le invasioni barbariche” proprio mentre Daria Bignardi intervistava S.E. la Ministra delle Pari Opportunità On. Mara Carfagna.
Per non essere il solito snob di sinistra, ho deciso di seguire l’intervista: si è sparlato tanto della povera Carfagna, ultimamente, che volevo farmi un’idea di prima mano della persona in questione.
È stato agghiacciante.
Non so se fosse peggio quello che Carfagna diceva o il modo in cui lo diceva: un perenne mezzo sorrisino (cos’avrà avuto da ridere, poi, ’sta str…?) sormontato da uno sguardo vacuo che un poeta (dotato di un perfido senso dell’ironia) potrebbe aver definito “due limpide finestre affacciate sullo spazio profondo”.
E poi: a parte la maleducazione di dar sulla voce alla povera Bignardi che, a un certo punto, proprio non ce la faceva più a starsene lì a sentirsi quella specie di mannequin per sciure ripeterle a pappagallo le solite balle e qualche domanda scomoda (per quanto educata) , da brava intervistatrice, cercava pur sempre di piazzarla; veramente mi son vorticati i cabasisi quando Carfagna ha stigmatizzato le “molteplici irrispettose aggressioni” della sinistra (fra i martiri dei komunisti Carfagna ha pure messo l’ex generale della Guardia di Finanza, Roberto Speciale, quello che si faceva portare le spigole in montagna con l’elicottero di servizio, ricordate?) , mentre ovviamente “loro” sono sempre buoni, bravi e belli (mica coglioni, imbecilli e fannulloni come certi altri, vero?) .
La morale è che Berlusconi ha ragione quando dice che con la sinistra il dialogo non è possibile, ma non per i motivi che dice lui.
Guardavo Carfagna, ascoltavo Carfagna e un brivido mi correva lungo la schiena: mio Dio, pensavo, se sono in buona fede, questi non arrivano nemmeno a prendere in considerazione che su qualche cosa potrebbero essere in torto, che in qualche occasione si sono comportati male; questi sono animati da non so che furore, da non so che rabbia e voglia di rivalsa, e il dramma è che non si riesce a capire per che diavolo siano così incazzati (provate a guardare in faccia i vari Cicchitto, Bocchino, Gasparri per più di qualche attimo, vincendo l’istintiva repulsione e ditemi se non pare così anche a voi) : hanno stravinto le elezioni, possono fare quel cazzo che credono (e lo fanno, peraltro, senza vergogna) , e ancora non gli basta; ma che vogliono, ancora?
(Ovviamente, se sono in malafede, sono semplicemente un’a ssociazione a delinquere, ma speriamo non sia così, dài…)
In tutto questo, Carfagna è la persona giusta al posto giusto: giovane, carina, non sa e non capisce nulla di politica; è vero, come dice lei, che anche Obama è diventato Presidente degli Stati Uniti dopo un’esperienza parlamentare di poco più lunga di quella di Carfagna, ma la rilevante differenza è che Obama si è fatto eleggere, non l’ha messo lì il suo ex ( ex ?) datore di lavoro.
Senza contare il fatto che, prima, Obama era un avvocato e un professore di diritto; Carfagna, cos’era?
Cos’è Carfagna, adesso?
Il nulla ch’era prima, solo elevata alla dignità del laticlavio.
La Storia si ripete: la prima volta è tragedia, la seconda farsa.
Caligola fece senatore il suo cavallo; Berlusconi ha fatto ministro Carfagna.
Ma non dobbiamo prendercela con Carfagna: lei ha solo fatto quello per cui l’hanno incaricata, ha avuto un’opportunità e se l’è presa.
È una donna di questa destra, in fondo, o no?
Diavolo d’un Silvio!
Neanche facciamo in tempo a riprendere l’ultima gasparrata che il sciur parùn della destra italica riafferma la sua primazia e tratta il neo–eletto Presidente americano alla stregua di un “ family banker” qualsiasi.
Dopo, viene a dire che la sua voleva essere una “carineria”, neanche qui capendo che xè peso el tacòn del buso.
Ma la cosa forse più desolante in tutto ciò è la livorosa difesa del padrone sciorinata dall’ineffabile Capezzone: per costui, la sinistra italiana non saprebbe più a cosa attaccarsi per colpire Berlusconi.
Onorevole Capezzone, nel caso non se ne fosse accorto (ed è assai probabile, a giudicare dalle Sue ultime uscite), è vero che la sinistra italiana non sa più a cosa attaccarsi per criticare il Suo proprietario… ma perché ha l’imbarazzo della scelta!
E “per fortuna che Silvio c’è”…
Gasparri for President
Pubblicato Mercoledì 5 Novembre 2008 Politica & dintorni Leave a CommentTags: Politica
Barack Obama è il nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America: il che quantomeno mi libera dall’angoscia che Sarah Palin potesse trovarsi “a un battito di cuore” dal posto di comando.
A parte ciò, noi italiani abbiamo poco di che essere contenti, anche perché abbiamo ancora sul groppone Maurizio Gasparri; il quale, non pago della sua prima esternazione, ribadisce e insiste.
Certo, una bella evoluzione, sotto il profilo politico, considerato quanto il vecchio MSI fosse — storicamente — antiamericano, et pour cause.
Quantomeno, a Gasparri va riconosciuto il pregio della genuinità: come lo vedi, è (e non intendevo fargli un complimento).
Anche per questo, grazie Silvio.
Se questa è democrazia
Pubblicato Martedì 4 Novembre 2008 Politica & dintorni 2 CommentsTags: Binetti, PD, Politica
Alla fine persino nel PD si sono stufati di ingoiare di tutto e di più in nome non si sa bene di cosa e la Senatrice Paola Binetti è finita “sotto processo” alla Commissione di garanzia del partito, dopo e a causa delle sue ultime esternazioni a proposito degli omosessuali (ma va?).
Chiaramente, l’ala cattolica del PD non ha molto gradito e si sono levate voci in difesa, sia pur moderata (e ti capisco: ci mancava pure che si stracciassero le vesti; si vede che un po’ di vergogna alberga ancora, in qualche cattolico del PD), della pasdaran opusdeina.
Altrettanto chiaramente, il buon Walter Veltroni ha preso le distanze dall’intemerata Binetti, “ma anche” ha osservato che “in un grande partito come il nostro non possano esistere ‘reati d’opinione’ o processi per idee che vengono espresse”.
Eh no, caro Segretario! (Anche) qui, io dissento, eccome!
D’accordo che il “pensiero unico” è roba — fortunatamente — d’antan (o dell’altra parte; un momento; ho detto: “pensiero”?).
D’accordo che è forse eccessivo crocifiggere chicchessia per “una voce dal sen fuggita”.
Però. Però.
Binetti non è nuova a queste piacevolezze (mi va di citarmi addosso): tecnicamente, si chiama “recidiva specifica” (chi ricordasse altri episodi del genere può aggiungervi “reiterata”, io, Binetti vorrei dimenticarla tout court).
E non importa che Binetti espliciti “per il popolo” l’orientamento ufficiale della Chiesa Cattolica; semplicemente, si tratta di convincimenti in radicale contrasto e contrarietà rispetto ai valori fondanti del Partito Democratico (Walter, vatti a rileggere il Manifesto dei Valori del PD, § 2, in fine del sesto paragrafo… va bene che sembra quasi ci si vergognasse a inserire quel richiamo — suppongo l’ala catto–cattolica abbia fatto fronda — ma purtuttavia c’è, vivaddio!).
Allora, di norma in un’associazione si sta perché si condividono almeno dei principi fondamentali; poi, ci può essere il pluralismo interno, la diversità d’opinione etc. etc., ma non tutto e il suo contrario!
Quindi, delle due l’una:
- o il PD è effettivamente contrario alle discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale delle persone (il che non significa ammettere, accettare o consentire in alcun modo che gli orientamenti sessuali giustifichino l’arrecare danno ad altri; in altre parole, non è l’orientamento sessuale in quanto tale che può ritenersi una “colpa” della persona, quanto piuttosto il male che ad altri essa faccia per assecondare la pulsione sessuale: uno stupratore è un pezzo di merda indipendentemente dal sesso o dall’età della persona violentata), e allora Binetti si accomodi altrove, please;
- o ha ragione Di Pietro quando non scorge differenze fra il PD e “il suo competitore”.
Pertanto, il “processo” a Binetti “s’ha da fare”; se, poi, la medesima Binetti fosse realmente e sinceramente convinta d’aver detto una (l’ennesima) cazzata, farebbe bene a non lasciare il suo “pentimento” solo a livello verbale: si prendesse un lungo periodo sabbatico dalla politica e lasciasse il posto a qualcun altro (qualcun’altra) con meno problemi di convivenza con il prossimo.
E anche i cattolici del PD, per favore, la smettano con la lagna: non sono “perseguitati”, non sono “martiri”; se non imparano ad accettare chi non la pensa come loro e non vive secondo i loro (ristretti, per quanto legittimi) canoni morali, sono semplicemente degli intolleranti.
Fosse la volta buona che il PD prende almeno una posizione che sia una…
Razzista a chi?
Pubblicato Mercoledì 22 Ottobre 2008 Politica & dintorni 2 CommentsTags: Brunetta, D'Alema, Politica, razzismo
Parlando del Ministro della funzione pubblica Renato Brunetta, Massimo D’Alema si è lasciato scappare l’espressione “energumeno tascabile”.
Che il Ministro Brunetta ostenti, e non da ieri, modi un tantino (eufemismo) aggressivi è un fatto, e può ampiamente giustificare l’epiteto di “energumeno”; l’aggettivo “tascabile” (con evidente riferimento alla statura non proprio da gigante del Ministro Brunetta), tuttavia, rappresenta una spiacevole caduta di stile (per quanto se ne siano sentite, da sinistra ma soprattutto da destra, di ben più pesanti…) e va giustamente stigmatizzata.
Certo che sentire il coro degli esponenti della maggioranza di centrodestra fare a gara a chi è più severo con D’Alema fa un certo effetto (di sicuro, non si comportarono così quando il loro signore & padrone Silvio Berlusconi definì i magistrati “geneticamente diversi” e “mentalmente disturbati” oppure gli elettori che non votavano per lui “coglioni”; e non finirebbe qui…).
Come dire: il bue che dà del cornuto all’asino.
Cassandra crossing
Pubblicato Martedì 7 Ottobre 2008 Di tutto un po’ Leave a CommentTags: Venezia Calatrava ponte
Ebbene, il ponte della Costituzione — ossia il quarto ponte sul Canal Grande, ossia ancora il ponte di Calatrava — è finalmente transitabile (finito non ancora, perché manca l’ovovia per i disabili, di prossima realizzazione), e da ambo i suoi capi conduce da qualche parte.
Pare che molti si siano lamentati che sia facile mettere il piede in fallo e ruzzolare indecorosamente (e dolorosamente).
Mah, io l’ho affrontato ieri sera per la prima volta, con curiosità e un minimo di apprensione, e sono arrivato sano e salvo dall’altra parte.
Magari bisognerà che ci ripassi in altri momenti della giornata e con altre condizioni meteorologiche, ma non mi è affatto sembrato più pericoloso degli altri millanta ponti che ci sono a Venezia.
Probabilmente la gente ruzzola giù da Rialto o dall’Accademia o dagli Scalzi (gli altri tre ponti sul Canal Grande) con la stessa intensità e frequenza che dalla Costituzione, ma a Venezia sono bravissimi ad affossare ogni cosa nuova e interessante che si tenti di realizzare (vedi l’ospedale di Le Corbusier), preferendo — quando proprio non se ne può fare a meno — rifugiarsi nella comoda e rassicurante retorica del “dov’era, com’era” (col risultato di creare tarocchi e pietrificare la città nel suo ruolo di Las Vegas in Europa — insomma, non mi stancherò mai di ribadire che con la Fenice si è persa l’ennesima occasione irripetibile).
Cari i miei veneziani e turisti che ruzzolate rovinosamente giù dal ponte della Costituzione e poi vi lamentate, nell’ordine:
- del ponte;
- dell’architetto Calatrava;
- degli architetti in generale;
- del sindaco Cacciari;
- della sinistra e dei comunisti;
- etc. etc.;
ma guardare dove si mettono i piedi pareva brutto?
Commenti Recenti